Il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale di Ravenna al mondo della scuola: “Facciamo tesoro di quel che stiamo imparando”

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In attesa di sapere come finirà la “partita” della scuola, se gli studenti riusciranno a tornare sui banchi per un ultimo mese di lezione oppure se, come appare più probabile, di scuola vera, quella a cui siamo abituati, si tornerà a parlare non prima di settembre, il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale di Ravenna, Paolo Davoli, ha scritto una lettera a tutto il personale della scuola, docenti, non docenti, educatori, dirigenti scolastici, fino ad arrivare a studenti e famiglie.

L’occasione è quella degli auguri di Pasqua, ma si parla dell’esperienza di queste settimane, tra didattica a distanza, necessità di continuare ad essere una “comunità educante” e bisogno di fare tesoro delle lezioni che si stanno apprendendo in questi momenti di crisi.

La riportiamo integralmente qui sotto.

Al personale della scuola, non docenti, educatori, docenti, dirigenti scolastici
Agli studenti e studentesse e alle loro famiglie

C’è un tempo per abbracciarsi e un tempo per astenersi dagli abbracci. (Libro del Qoelet)
Quando mi parli al telefono e mi s’aprono d’incanto i paradisi della vocalità… (Quando mi parli al telefono, Mario Luzi)
E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano. Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo. (Nove marzo duemilaventi, Mariangela Gualtieri)

Carissimi,
Siamo qui, come persone di scuola, ad interrogarci su quanto ci accade in questo tempo drammatico e a prefigurarci il futuro. Ci siamo scoperti contraddittori nell’evoluzione dei nostri pensieri lungo queste settimane. Sperimentiamo sentimenti contrastanti. Da un lato persino il timore dell’altro, possibile fonte di contagio magari nelle code al supermercato. Dall’altro un grande bisogno di relazioni, di comunità, dell’altro e del contatto fisico. Abbiamo capito che dobbiamo tenere insieme protezione e solidarietà, attingere alle nostre potenzialità cooperative, ma con modalità nuove.

In un tempo che qualcuno ha definito di #ComunitàDistanziate, le nostre scuole si sono scoperte con creatività “comunità educanti distanziate”: distanziate non per volere nostro, ma cocciutamente educanti in obbedienza alla nostra missione professionale. Lo siamo diventati, dopo qualche giorno in cui magari abbiamo pensato ad un’imprevista vacanza, presto rivelatasi così disagevole da fare rimpiangere l’impegno del lavoro educativo e la fatica dello studio.

Abbiamo imparato a giocare questo impegno professionale e questa fatica in altri modi, prima sconosciuti. Abbiamo scoperto che la realtà delle persone è più importante dell’idea teorica di educazione, che il tempo delle relazioni è più importante dello spazio che ci separa, che i conflitti a volte presenti non possono farci dimenticare che siamo una comunità.

Ci interroghiamo su cosa accadrà e su cosa diventeremo. Ma ancora non lo possiamo sapere, sia perché non sappiamo i tempi in cui questo accadrà sia perché non possiamo immaginare in quali differenti modi torneremo ad “uscire” per incontrarci.

#Andràtuttobene, ci ripetiamo ancora, pur sapendo che tutto questo avrà grandi costi economici ed umani (anche Ravenna piange i suoi morti). Ma sapendo anche che la promessa di vita che ci chiama in avanti è più forte delle nostre paure, e che la forza di questa vita ci farà ricostruire un futuro, in cui speriamo di continuare ad attingere alle pepite d’oro che abbiamo scoperto in questo tempo.

Non vogliamo dimenticare quello che stiamo imparando. Come persone, ma anche come scuola: che la didattica a distanza non è sufficiente e che abbiamo nostalgia di sguardi e gesti in presenza, che tuttavia le tecnologie permettono di connetterci ben oltre lo spazio dell’aula e che questo continuerà, che i “prof” tante volte vituperati sono stati scoperti da tanti studenti come un’ancora di salvezza, che le relazioni sono più importanti delle regole, che si è evidenziata una dimensione di “cura” dei nostri studenti e dei loro bisogni fin dentro le loro case, che abbiamo sperimentato una nuova alleanza educativa con le famiglie e un nuovo modo di lavorare insieme, che abbiamo visto un nuovo protagonismo degli studenti nel costruire il loro percorso scolastico, che gli smartphone possono essere insperati alleati, che le istituzioni democratiche e civili sono un ancoraggio prezioso per tutti.

Non tutto ha funzionato, non sempre, non tutti hanno risposto all’appello, non siamo riusciti a raggiungere tutti, come sempre succede quando si devono fronteggiare emergenze nuove , e sono coinvolte le persone e non gli algoritmi. Ma tantissimi si sono messi in gioco più del dovuto, con cuore, testa e mani.

Aspettiamo con ansia il tempo in cui potremo abbracciarci ancora. E sappiamo che possiamo continuare a costruire. Insieme.

Buone festività di Pasqua a tutti voi!

Il Dirigente Paolo Davoli

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