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Lugo, Davide Ranalli: riorganizzare le città, gli spazi, la vita delle comunità, un pensiero alto per affrontare una crisi inedita

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Sulla Fase 2 dopo il Sindaco di Ravenna Michele de Pascale abbiamo sentito anche quello di Lugo Davide Ranalli. E anche lui non lesina critiche al Premier Conte. Soprattutto per le troppe aspettative alimentate, poi insoddisfatte. Ma Ranalli parla soprattutto del futuro e dell’idea che ha lanciato per un confronto volto a ripensare alla riorganizzazione della sua città e degli spazi urbani. “È un tema squisitamente economico, significa ripensare e rilanciare l’economia, creare lavoro, nuovo lavoro. Non è fare della filosofia spicciola” dice.

L’INTERVISTA

Sindaco Ranalli, che cosa pensa della Fase 2 annunciata in tv da Conte e poi messa nero su bianco nel DPCM del 26 aprile? Eccessiva prudenza o giusta cautela?

“Temo sia stato commesso un grosso errore di comunicazione. Nei giorni e nelle settimane precedenti, infatti, si è creata una forte aspettativa sulla fase post 3 maggio, la cosiddetta Fase 2, e si sono generate speranze che non hanno poi trovato risposta e corrispondenza nei provvedimenti assunti, che tengono conto, invece, di situazioni ancora di grande criticità. Tutto questo ha prodotto delusione e rabbia che potrebbero trasformarsi in un minore rispetto delle regole di contenimento del virus e in forme di autoassoluzione da parte dei trasgressori. Spero di sbagliarmi, ma temo che questo possa purtroppo accadere.”

E nel merito delle aperture o non aperture di alcune attività economiche?

“Siccome si è puntato giustamente ad aprire molte attività manifatturiere e di servizio, penso che occorresse avere maggiore attenzione verso quelle attività artigiane di servizio alle persone – come parrucchieri, barbieri ed estetisti – che con le opportune misure di sicurezza sarebbero state in grado di riaprire a breve. Lo stesso discorso si può fare per bar e ristoranti. La riapertura di tutte queste attività è rinviata al 1° giugno, una data molto lontana, e molte di queste piccole aziende rischiano nel frattempo di non farcela a sopravvivere.”

Veniamo all’Ospedale di Lugo, trasformato in Covid Hospital con grande preoccupazione della comunità locale. Ieri il Presidente della Regione Bonaccini ha confermato di fronte all’Assemblea regionale che gli Ospedali come quelli di Lugo saranno rifunzionalizzati e torneranno a svolgere la loro normale funzione a servizio della comunità dopo l’emergenza. Siete soddisfatti?

“Certo. Noi da subito abbiamo dato la nostra disponibilità a mettere a disposizione il nostro Ospedale, a fronte di precise assicurazioni per il dopo. Mi fa piacere che queste scelte siano state ora riconfermate solennemente, ma io non avevo dubbi. Capisco le preoccupazioni dei miei concittadini e le domande sul futuro dell’Ospedale: ora siamo tutti più tranquilli. Ieri peraltro sono emerse o meglio sono state riconfermate anche alcune cose importanti per il rilancio dell’Umberto I. In primo luogo Bonaccini ha parlato della conferma e del potenziamento dei punti nascita. In secondo luogo ha annunciato progetti di riqualificazione della Sanità pubblica che per quanto riguarda Lugo significa investimenti nella riqualificazione del Pronto Soccorso e nella realizzazione della nuova Rianimazione. Fra l’altro, durante questa emergenza sono arrivate ingenti donazioni da parte di privati e aziende per l’Ospedale Umberto I e io dico ai cittadini che queste risorse saranno investite proprio nella realizzazione della nuova Rianimazione.”

Lei ha promosso una riflessione sul futuro della città, sulla riorganizzazione degli spazi e della vita urbana a seguito di questa emergenza, che, come abbiamo capito, ci condizionerà a lungo. Su quali direttrici e per arrivare dove?

“Volenti o nolenti, questa frenata ci ha imposto di ripensare le nostre vite e di iniziare anche un ragionamento sull’organizzazione delle nostre città e della vita delle comunità. Un primo versante della riflessione è che dobbiamo cercare risposte nuove sul terreno sociale, perché questa crisi fa emergere nuove povertà e nuovi bisogni. Dalle persone che perdono il lavoro al tema del lavoro delle donne, dalla cura dell’infanzia a quella degli anziani. Il secondo filone riguarda l’urbanistica, come riorganizzare gli spazi urbani, le piazze, i parchi, gli edifici pubblici. Le piazze, per esempio, dovranno essere ripensate quest’estate per dare la possibilità ai bar e ai ristoranti di aprire di più all’aperto, con i dehor, occupando quindi anche spazio pubblico. D’altra parte, penso che molta gente non potrà o non avrà voglia di andare fuori città in vacanza e quindi le piazze e i parchi cittadini possono attrezzarsi per accogliere i cittadini che quest’estate restano in città.”

Che cosa pensa per gli edifici pubblici?

“Penso che serva un piano di riqualificazione, a partire dalle scuole. Possiamo migliorare e ripensare i servizi scolastici. E penso anche a un piano di edilizia popolare, per riqualificare, ampliare, rinnovare gli spazi. Oggi le case popolari sono vecchie e gli spazi angusti. Questi progetti servono anche per rilanciare il settore edilizio che dopo la crisi del 2008 aveva ricominciato a crescere e ha subìto un nuovo colpo da questo stop.”

Qualcuno pensa che si tratti di fughe in avanti, che prima di pensare così in grande sarebbe opportuno occuparsi delle aziende che, qui e ora, non ce la fanno. È una critica che le muove in qualche modo La Buona Politica.

“Rispondo con le parole dell’accademico Luciano Canfora: ‘Se la destra parla bene di me io mi allarmo. Dare addosso a chi si è trovato a fare il fattibile non è una grande ginnastica.’ I liberisti, come La Buona Politica, continuano anche in questa crisi a ragionare con i vecchi strumenti del liberismo, che non aiutano ad affrontare i problemi completamente nuovi posti dalla pandemia, come la riorganizzazione degli spazi delle città e della vita dei cittadini e delle comunità. Non capiscono cioè che il tema della riorganizzazione della città è un tema squisitamente economico, significa ripensare e rilanciare l’economia, creare lavoro, nuovo lavoro. Non è fare della filosofia spicciola.”

Lei in questa crisi ha scelto di parlare spesso ai cittadini direttamente, senza intermediazioni, attraverso le dirette Facebook. Perchè? E come ha vissuto personalmente questa fase?

“Io ho cercato di sfruttare i momenti liberi dal lavoro per leggere e per pensare. Perché analizzare, pensare, progettare sono momenti essenziale per chi governa una comunità alle prese con fenomeni nuovi, una crisi inedita di questa portata. Il mio approccio è stato ed è diretto perché qui abbiamo un Ospedale Covid-19 che ha creato molta apprensione nella popolazione e ho voluto essere con i cittadini chiaro e trasparente su quanto accadeva, sui dati, sui fatti. Il non potere incontrare i cittadini a tu per tu, come eravamo abituati prima, mi ha spinto a usare altri mezzi per incontrarli, attraverso i canali social. Ma oltre ai miei report quotidiani, ho promosso anche incontri e conferenze con tecnici, esperti, intellettuali di caratura nazionale proprio perché oggi più che mai ci serve un pensiero alto, prospettico, bisogna guardare lontano, immaginare il futuro. Le idee nuove e i progetti di cambiamento possono nascere solo con l’arricchimento culturale, dal confronto di tante persone che hanno esperienze, competenze, studi, profondità di pensiero, capacità prospettica. Tutto questo ci serve oggi per fare il domani.”

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Commenti

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  1. Scritto da Andrea

    Signor sindaco non si possono utilizzare i detentori del reddito di cittadinanza per lavori socialmente utili in questo momento di difficoltà per tutti ? Potrebbero essere usati per portare la spesa a casa per esempio