Ramadan al tempo del Coronavirus. La Moschea di Ravenna resta chiusa anche per la festa del Eid El Fitr

Per la comunità islamica, quest’oggi domenica 24 maggio, è Eid El Fitr, giornata conclusiva del Ramadan.  Quest’anno però in Italia la festa che caratterizza la chiusura del mese sacro del digiuno verrà celebrata dai musulmani senza sfarzo e soprattutto senza la possibilità di ritrovarsi a pregare in moschea.

Anche a Ravenna, la comunità islamica rispetterà la decisione presa dall’ UCoII (Unione delle Comunità Islamiche d’Italia) di tenere chiuse moschee e sale preghiere fino a dopo Eid al-Fitr, nonostante il protocollo firmato il 15 maggio 2020 dai rappresentati della Comunità islamiche italiane, dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dal Ministro degli Interni, ne autorizzasse l’apertura a partire da lunedì 18 maggio.

“Anche a Ravenna le Moschee resteranno chiuse e non accoglieranno i fedeli per la festa di chiusura del Ramadan – spiega Mustapha Toumi, uno dei fondatori storici della Moschea della Pace di Ravenna -. Stiamo cercando di adeguarci alle direttive nazionali e a quanto stabilito nel protocollo ma ci vorrà del tempo perché i requisiti tecnici sono molto stringenti. Forse riusciremo a riaprire intorno alla metà di giugno ma ora è presto per dirlo“.

Le linee guida per la riapertura prevedono che sia fatta un’igienizzazione di tutti i locali, in particolare dei tappeti, e, nel caso non sia possibile, che vengano rimossi – spiega Toumi –. Le sale di preghiera e gli spazi esterni della Moschea della Pace dovranno avere delle segnaletiche a terra che rispettino la distanza frontale di 2 metri e laterale di 1 m, inoltre non si potrà superare la capienza massima di 100 persone. Per facilitare i flussi dei partecipanti dovranno essere segnalati 2 corridoi: uno riservato all’entrata e uno per l’uscita. Inoltre la sala dovrà essere arieggiata dopo ogni incontro di preghiera e la Moschea dovrà mettere a disposizione materiale igienico-sanitario, come mascherine, gel igienizzante e guanti”.

Toumi sottolinea che dovranno essere individuati dei responsabili che vigileranno sul rispetto del distanziamento sociale, limiteranno l’accesso in base alla capienza, controlleranno la temperatura e forniranno mascherine e liquidi igienizzanti a chi ne sarà sprovvisto.

Anche i fedeli avranno degli obblighi: “potranno entrare solo se muniti di mascherina e dovranno rispettare la distanza di sicurezza; non potranno fare assembramento all’esterno e sarà vieto l’ingresso a chi presenta sintomi influenzali. La preghiera del venerdì dovrà svolgersi in più turni e i fedeli dovranno prenotarsi. L’UCOII sconsiglia inoltre di partecipare alla preghiera ad anziani sopra i 70 anni d’età, bambini fino a 14 anni o a chi soffre di malattie immunodepressive”.

Toumi spiega che la Moschea della Pace ha scelto di seguire con attenzione le indicazioni previste dal protocollo, pur avendo ampi spazi esterni dove celebrare il culto o ospitare la festa della Eid El Fitr. “Abbiamo acquistato il materiale e da lunedì 25 inizieremo le operazioni di igienizzazione. Inoltre dovremo individuare e formare dei responsabili che dovranno controllare le file all’esterno, misurare la temperatura a tutti coloro che entrano a pregare e verificare che si posizionino correttamente all’interno. La Moschea della Pace aprirà solo quando saremo certi di poter garantire il rispetto di tutte le indicazioni presenti nel protocollo – prosegue -. Non possiamo assolutamente correre rischi, perché vogliamo tutelare sia i nostri fedeli musulmani che tutta la comunità ravennate”.

Per quanto riguarda la problematica dell’igienizzazione dei tappeti non è esclusa l’ipotesi che vengano coperti con dei grandi teloni di plastica o che i fedeli portino il tappetino da casa. Altra soluzione, per rendere più semplice la gestione, potrebbe essere quella di pregare all’esterno dove vi è ampio spazio. Le parole d’ordine saranno: sicurezza, disciplina e formazione.

Moschea e coronavirus

I musulmani ravennati festeggeranno quindi l’Eid El Fitr a casa, dove hanno trascorso il mese di digiuno. Un “Ramadan in quarantena” e quindi anomalo, senza la possibilità di recarsi il venerdì in Moschea ma caratterizzato dalla preghiera in famiglia e in collegamento internet: “è stato vissuto con preghiere casalinghe e con video conferenza telematiche con gli imam, tramite Zoom, Skipe o Facebook. Questo Ramadan in quarantena ci ha permesso di evitare le distrazione” spiega.

Le tre moschee di Ravenna ( delle Bassette, del centro e di Lido Adriano) in occasione del Ramadan e in seguito all’emergenza Coronavirus hanno deciso di collaborare per aiutare i fratelli in difficoltà economica. “Abbiamo concordato di fare una campagna di solidarietà per aiutare alcune famiglie bisognose. Inizialmente ne abbiamo aiutate una 20ina ma con il passare delle settimane siamo arrivati a 70. A ciascuna è stato consegnato un pacco cibo e ora le aiuteremo anche con la raccolta dell’ ”elemosina del digiuno”.

Moschea e coronavirus

 

Il Commento di Charles Tchameni Tchienga, Presidente Il Terzo Mondo Onlus, sull’argomento:

 

“Oggi domenica 25 maggio, i musulmani d’Italia celebrano la festa della chiusura del mese sacro del digiuno. A causa degli effetti collaterali dovuti all’emergenza Covid-19 purtroppo in Italia ed in particolare a Ravenna, le celebrazioni si svolgeranno senza la possibilità per i fedeli di pregare in moschea. È un vero peccato in virtù dell’importanza del significato della giornata.  Ma in questo storico momento di Coronavirus, è assolutamente indispensabile tutela la salute delle persone. È chiaro che una festa del Eid El Fitr celebrata in questo modo rimarrà indubbiamente storica nella mente di tutti. Buona festa di Ramadan alla comunità islamica di Ravenna. Siamo insieme”.