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Medici pronti per vaccinazioni anti influenza. Falcinelli (Ordine dei medici Ravenna): “Speriamo in malattia meno pesante del solito”

Lunedì prossimo 12 ottobre prenderà il via la campagna di vaccinazione antinfluenzale, che quest’anno è stata estesa ad una platea più ampia di soggetti, a partire dai 60 anni anziché 65, per proteggere più persone possibili dal rischio di complicanze dovute anche al contemporaneo contagio da influenza e Covid 19.

L’Ausl Romagna ha dichiarato di avere già acquistato 268mila dosi, delle quali 97mila per il territorio di Ravenna. Le prime sono in consegna in questi giorni negli studi dei medici di base i quali, come ogni anno, si occuperanno di somministrarle ai propri pazienti. Abbiamo fatto il punto della situazione con Stefano Falcinelli, presidente dell’Ordine dei Medici della provincia di Ravenna.

Ci saranno abbastanza dosi per tutti?

“Se saranno sufficienti non sono in grado di dirlo, perché ancora non so per certo quante ne arriveranno ad ogni medico e quanti pazienti chiederanno di effettuare la vaccinazione. Ricordiamo che, sebbene fortemente consigliata, questa vaccinazione non è obbligatoria”.

I cittadini che vorranno vaccinarsi pur non rientrando nelle categorie a rischio, troveranno i vaccini in farmacia?

“Le dosi a disposizione per le farmacie mi dicono che siano molto poche, tra le 10 e le 20 dosi per farmacia, che è un quantitativo irrisorio. Quindi c’è la concreta possibilità che chi non rientra nelle fasce a rischio e non ha dunque il vaccino fornito gratuitamente dall’Ausl, abbia grandi difficoltà a reperirlo in farmacia”.

Come sarà organizzata la somministrazione del vaccino, per evitare assembramenti e sovrapposizione tra pazienti da vaccinare e malati?

“Le indicazioni sono di farlo in sicurezza, rispettando il distanziamento ed evitando di affollare le sale d’attesa. Per chi ha ambulatori piccoli, mi risulta che siano stati messi a disposizione degli spazi da parte dell’Ausl, nei quali il medico possa effettuare la sola vaccinazione. Per chi ha a disposizione ambulatori più grandi, l’indicazione è comunque di vaccinare al di fuori degli orari di ambulatorio”.

Vi aspettate che le indicazioni di prevenzione dal rischio Covid – ormai divenute familiari – come il distanziamento, l’uso delle mascherine, il lavaggio frequente delle mani, abbia un impatto importante sulla riduzione del contagio influenzale?

“Le prime segnalazioni ci dicono che l’influenza stagionale di quest’anno, che presumibilmente, ci attaccherà tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio, dovrebbe essere meno impegnativa di altri anni. Ovviamente è solo una previsione, ci auguriamo di cuore che sia azzeccata. È chiaro che, rispettando con attenzione le misure anticovid, ci sarà una protezione in più anche dal contagio influenzale. I casi nel nostro Paese sono in crescita, anche se in maniera per ora più contenuta rispetto ad altri Stati europei. Mi auguro davvero che le persone si attengano al rispetto delle norme anticontagio, limitando così la crescita della curva”.

Anche se dall’arrivo della pandemia di Corona Virus, molti medici hanno adottato la modalità di accesso su appuntamento, non tutti la praticano. In alcuni studi i pazienti sono stati invitati ad attendere il proprio turno all’esterno, per evitare assembramenti in sala d’attesa. Con l’arrivo dell’inverno, sarà però sempre più difficile farlo, per via del brutto tempo. Avete pensato a come risolvere questo problema?

“Le modalità di accesso agli ambulatori sono stabilite dal medico, che può decidere nel proprio studio come lavorare. Non si può imporre nulla. Di certo però è fortemente consigliato di visitare su appuntamento. A breve dovrebbero essere rilasciate anche le linee guida sul trattamento del paziente febbrile, per evitare che, nel caso si decida di visitarlo in ambulatorio, venga in contatto con altri pazienti. Sarà necessario utilizzare precauzioni per evitare che attenda il suo turno in presenza di altre persone, ma già immagino che le linee guida consiglieranno il trattamento di questa categoria di pazienti attraverso il ricorso alle USCA”.

Con l’estate è stato più facile distinguere tra Covid 19 e altre patologie, ora che arriva il freddo e le affezioni respiratorie e febbrili si moltiplicano, quanto diventa più complicata la vita per i medici di famiglia?

“Sarà sempre più importante il ruolo del medico di base, che conosce i pazienti e le loro storie cliniche. Di fronte agli stessi sintomi, per esempio un po’ di febbre e di tosse, farà la differenza sapere che paziente hai davanti: ad un giovane in buona salute puoi consigliare un antipiretico e tenere monitorata la situazione, ad un anziano, un diabetico, o un cardiopatico impiegherai meno tempo a prescrivere un tampone, per togliere di mezzo il dubbio ed evitare rischi di complicanze. Nel caso di positività poi, entra in gioco l’USCA, per seguire il trattamento terapeutico e valutare l’eventuale ricovero”.