Istituto Emiliani di Fognano di Brisighella. Il Commissario Apostolico: “il complesso non sarà venduto nè diventerà un resort”

Con un comunicato inviato alla stampa, il Commissario Apostolico, nominato dalla Santa Sede, fa chiarezza in merito ad alcune notizie recentemente apparse sulla stampa e sui social, secondo cui l’Istituto Emiliani della Congregazione delle suore domenicane del Santissimo Sacramento di Fognano in Brisighella sarebbe da qualche anno illegittimamente commissariato e che tale illegittimo commissariamento avrebbe l’intenzione di giungere alla chiusura ed alla vendita dell’ Istituto, privando ingiustamente le suore delle loro facoltà di gestione.

In proposito, il Commissario apostolico ritiene opportuno ribadire, così come di recente confermato dalle competenti Autorità ecclesiastiche della Santa Sede, che decretarono il commissariamento il 2 marzo 2017, che “nessun dubbio grava sulla legittimità della pendente procedura e nessuna illiceità può essere addebitata al subentro del nuovo Rappresentante legale dell’Istituto Emiliani, che del resto – oltre ad essere nella piena facoltà del Commissario – è stato richiesto espressamente dalle medesime competenti Autorità ecclesiastiche romane il giorno 11 novembre 2019”.

Ribadita la piena legittimità del suo incarico, il Commissario apostolico ritiene necessario riaffermare, per l’ennesima volta che “è priva di qualsiasi fondamento la chiacchiera secondo cui il commissariamento avrebbe lo scopo di chiudere e di vendere il complesso dell’Istituto Emiliani in Fognano. Addirittura, c’è chi dice, per farne un resort! Tale presunto intendimento non solo non è previsto dal mandato che la Santa Sede ha conferito al Commissario apostolico, ma lo stesso Commissario apostolico ha sempre smentito un esito di questo tipo; anzi, addirittura, ha sempre fermamente rifiutato di interloquire con tutti coloro che hanno manifestato torbidi interessamenti in tal senso (fra i quali anche alcuni apparenti “sostenitori” delle suore)”.

“Per smentire, invece, le incaute dichiarazioni rese alla stampa, secondo cui le difficoltà economiche dell’Istituto Emiliani sarebbero dovute ai soli debiti accumulati per far fronte all’impianto antincendio, peraltro coperti – secondo le ricostruzioni di stampa – da mezzi propri delle suore, basterebbe far dettagliato riferimento alle ingenti passività civili e fiscali costantemente rinvenibili nel cosiddetto “cassetto fiscale” e computate dall’Agenzia delle Entrate sulla base dei bilanci dell’Istituto depositati nell’ultimo decennio; oppure basterebbe chiedere conto, molto più semplicemente, ai tanti ex dipendenti, fornitori, professionisti e istituti di credito ai quali solo in queste ultime settimane gli Organi commissariali hanno potuto iniziare a corrispondere quanto dovuto da numerosi anni” prosegue la nota stampa.

“In ordine al sopralluogo del 24 settembre richiesto dalla Sovrintendenza dei beni artistici di Ravenna al complesso dell’Istituto Emiliani, per evitare le inopportune e spiacevoli tensioni verificatesi, sarebbe bastato che chi è in possesso di tutte le chiavi dell’Istituto Emiliani (e, quindi, non il Commissario e neppure il Rappresentante legale) avesse assecondato le legittime richieste dei preposti funzionari, così da consentire loro di accertarsi tranquillamente della corretta conservazione dei beni artistici presenti nell’Istituto e già inventariati dalla Sovrintendenza in ottemperanza alla procedura di Verifica prevista dal Codice dei Beni Culturali” spiega il Commissario Apostolico.

Prosegue la nota: “In obbedienza a quanto prescritto dalle competenti Autorità ecclesiastiche romane, primario e urgente scopo del gratuito operato del Commissario apostolico e dei suoi collaboratori – nonostante la reticenza mantenuta dalle suore nel consentire l’accesso alla documentazione contabile e di bilancio dell’Istituto – era e rimane quello di ripianare, per un sacrosanto dovere di giustizia, qualsiasi pendenza debitoria. Una volta garantita la correttezza e la sicurezza dei conti dell’Istituto, il Commissario intende senz’altro poi assicurare le condizioni per un sereno futuro della Comunità religiosa e prospettare di concerto con le consorelle un accorto cammino di ripensamento delle attività dell’Istituto al fine di giungere a ridefinirne il ruolo, sempre ovviamente a servizio del popolo di Dio, ma più a misura delle reali forze delle religiose, rese inesorabilmente più gracili dall’avanzare degli anni e dalla carenza di nuove vocazioni”.