Daini Pineta di Classe. Associazioni animaliste: la risposta dell’assessore regionale non è una buona notizia e non tutela i cittadini

Dopo la pubblicazione della risposta dell’Assessore all’agricoltura, caccia e pesca della Regione Emilia Romagna Alessio Mammi all’interrogazione della consigliera Silvia Piccinini – interrogazione già precedentemente presentata dalla consigliera Giulia Gibertoni – una decina di associazioni animaliste hanno sentito la necessità di fare alcune riflessioni.

C.L.A.M.A. Ravenna, Animal Liberation, Cruelty Free, LAC Emilia Romagna, Lega Nazionale Difesa del Cane, Movimento Animalista Modena, Oipa Ravenna e  Italia Nostra sezione Ravenna scrivono in una nota inviata alla stampa: “Quella che viene presentata come una “buona notizia”, in realtà non lo è affatto: in primis perché l’eradicazione comporterebbe ferimento ed uccisione di una parte dei daini, ed in secondo luogo perché il sospetto che si decida di spostarli in zone di caccia è molto forte; peraltro l’operazione non garantirebbe neppure la sicurezza degli automobilisti. Nel piano faunistico venatorio 2018-2023 della Regione Emilia Romagna è scritto ben chiaro: “Ravenna: daino potenzialmente cacciabile, di fatto impossibile per tensione sociale”; quindi lontano dall’attenzione dei cittadini che si sono attivati da tutte le parti d’Italia in difesa di questi animali quanto sarebbe facile rendere questi animali “effettivamente cacciabili”?”

Proseguono gli animalisti: “la stessa Ispra nel “Programma di conservazione del Cervo della Mesola”, a proposito dei daini (che furono comunque reintrodotti dal Corpo Forestale dello Stato nel Bosco fra il 1957 e il 1965 dopo che alla fine della Seconda Guerra Mondiale risultarono completamente estinti in zona  – fonte: https://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/quaderni/conservazione-natura/files/10103_Cervo_della_mesola.pdf) , definisce  il sistema di “catture e rilasci in altre aree, affiancate da abbattimenti “ come problematico, “visto che il rilascio di specie alloctone sul territorio nazionale va evitato”; Ispra continua poi affermando che: “Trattandosi di un’operazione limitata nel tempo e con carattere di eccezionalità, gli animali catturati potrebbero essere trasferiti in aree recintate pubbliche o private”.

Secondo le 8 associazioni “l’eventuale eradicazione potrebbe essere eseguita “una tantum”, senza risolvere in alcun modo il “problema” dei potenziali danni o il pericolo attraversamento stradale da parte dei daini. E’ interessante a questo proposito la nota, sempre del Piano faunistico venatorio, che recita: “la maggior parte dei danni avviene in pineta; l’esiguità complessiva dei danni è insufficiente a giustificare l’attivazione di un piano di controllo. Fra censimenti nebulosi ed allarme per danni che negli stessi documenti della Regione diventano poi “irrilevanti” – ricordiamo che i danni alla rete ferroviaria addotti fra le motivazione per la delibera “ammazza daini” n 252 del 2014 risultarono poi ammontare a zero – c’è da perdere la testa”.

Rispetto alla proposta, avanzata mesi fa da Lav, sul piano di sterilizzazione di cui parla l’assessore, gli animalisti sostengono che non sia stata seguita da alcun riscontro circa modalità e fattibilità, né da risposte ufficiali da parte della Regione al momento della presentazione, ormai mesi fa. “Se così fosse, l’idea di collaborazione e confronto della Regione Emilia Romagna con le associazioni si conferma alquanto bizzarra”.

Ultimo, ma non ultimo: “è stato dato molto risalto in questi giorni alla sentenza di risarcimento danni da parte di Regione, Provincia e ATC al cittadino la cui auto fu danneggiata nel 2018 da un daino. Il giudice di pace motiva l’imputazione della responsabilità dell’incidente alla Regione per il 50% col fatto che essa non abbia mai provato di avere attuato le attività svolte al controllo di fauna selvatica tramite, “reti o barriere contenitive efficaci, sterilizzazioni”. Perché è chiaro, non è con una eradicazione che non potrebbe essere mai totale o con gli abbattimenti che si potrà garantire la sicurezza dei cittadini: come lo stesso giudice sottolinea e come le esperienze in alcune zone della nostra Regione dimostrano, l’unico modo per tutelare i guidatori è l’installazione di dissuasori e recinzioni adeguate. Tuttavia, alle nostre richieste circa l’installazione di dissuasori sonori e luminosi e di altri impianti di sicurezza (misure ecologiche che nel sito stesso della Regione vengono definite come molto efficaci nell’azzerare gli incidenti dovuti alla fauna selvatica), mai nessuna risposta è arrivata“.

In seguito infine alla richieste della consigliera Gibertoni di informazioni dettagliate sugli interventi ecologici, la loro localizzazione e data di esecuzione, la Regione ha chiesto una proroga al 15 dicembre per fornire i documenti relativi, solo per quanto di competenza della Regione stessa. “Sappiamo bene che non tutte le strade trafficate confinanti con la pineta di Classe sono di diretta competenza della Regione ma, come da noi associazioni già sottolineato, è vero che questa deve svolgere un’importante funzione di coordinamento con gli enti preposti (Comune, ANAS, Provincia, ecc..) al fine di attivare le procedure di installazione di dissuasori sonori e luminosi e di ogni altro mezzo ecologico essenziale per la sicurezza degli automobilisti e la tutela degli animali” proseguono le associazioni.

“Ancora una volta chiediamo che, prima di  avviare procedimenti costosi, pericolosi per i daini e certo non risolutivi del “problema sicurezza” ogni ente coinvolto si adoperi per realizzare tali misure, compresi gli “attraversamenti verdi” – concludono -. Da mesi chiediamo risposte sui metodi ecologici in prevenzione di incidenti stradali, che mai sono arrivate; rimaniamo quindi vigili, in attesa di misure che davvero tutelino i cittadini e gli animali”.

Commenti

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  1. Scritto da bi

    e chi tutela i cittadini che si trovano daini improvvisamente sulla carreggiata
    ma davvero un essere umano vale meno?

  2. Scritto da Green

    Il problema non è il rischio che potrebbero cagionare i daini al traffico automobilistico, il problema reale è il danno che tale specie (ALLOCTONA) svolge quotidianamente nell’ambiente in cui si trova.
    Il daino nelle nostre pinete semplicemente NON deve esserci, i danni causati dal daino sono molteplici, la loro continua brucatura, in particolare delle gemme apicali, la pascolatura e lo scortecciamento sono seri problemi per la flora locale e per tutta la microfauna autoctona.
    L’animalismo estremo così come la conservazione compassionevole non funziona, non ci si può permettere di fare discorsi così superficiali, le problematiche sono ben più grandi rispetto alla eventuale uccisione di qualche Daino. Perchè le associazioni “animaliste” si preoccupano solo di animali “belli da vedere” o di “pelosetti” come amano chiamare i loro protetti.
    Perchè non montano barricate o battaglie legali in difesa del granchio reale blu, del gambero della Louisiana o del persico reale?
    Sarebbe molto più grave perdere lo scarabeo eremita odoroso o la rosalia alpina, per fare solo 2 esempi, piuttosto che qualche daino, ma per capire questo occorre gente preparata che vuole “veramente” salvaguardare la natura.

  3. Scritto da Giovanni lo scettico

    Gentile Green, il suo commento mi sembra ottimo e lo sottoscrivo.

  4. Scritto da STEVAN E SMAGHE'

    pienamente d’accordo con Green!!!!!

  5. Scritto da agi62

    Se dovessimo eliminare le specie che distruggono il territorio in cui vivono che fine farebbe la razza umana?
    Iniziamo noi a fare meglio, magari non importando specie non adatte a questi territori, come il cinghiale dell’est, per dirne una.
    Ci vuole buon senso in tutto, l’estremismo fa male da ogni parte.

  6. Scritto da Green

    @agi62 Quando parlavo di gente preparata, intendevo proprio questo! La bufala dei cinghiali importati dall’est è paragonabile al ripopolamento dei lupi paracadutati dagli aerei, notizie come queste non fanno che alimentare delle false credenze.
    NB: L’Ispra ha più volte smentito tali dicerie.