Ravenna, caso dell’imposta di soggiorno: Maurizio Bucci è stato assolto, nessun peculato, accertata la sua buona fede

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Ci sono novità importanti nell’affaire imposta di soggiorno non riversata in tempo al Comune di Ravenna. Infatti, è stata emessa una prima sentenza per 4 imprenditori, che segna un precedente importante anche per tutti gli altri imprenditori del turismo implicati nella stessa vicenda. Le verifiche e le successive denunce avevano portato a indagare a piede libero, infatti, ben 52 albergatori. Si diceva della decisione presa ieri 1° dicembre dal Giudice dell’udienza preliminare Janos Barlotti al termine del rito abbreviato: è stata emessa una sola condanna (un anno e 9 mesi con pena sospesa e con la confisca di 1.117 euro ai danni del gestore dell’hotel Cherubini), mentre tre imprenditori sono stati assolti perché il fatto non costituisce reato. Fra gli assolti c’è Maurizio Bucci ex consigliere comunale, che era stato per parecchi giorni al centro delle cronache e delle dispute politiche per questa sua disavventura.

La notizia è riportata dai due quotidiani locali oggi in edicola, Il Resto del Carlino e Corriere di Romagna. Ai 4 albergatori giudicati ieri era stato contestato lo stesso reato, quello di peculato, per avere omesso appunto di versare all’ente che riscuote per conto del Comune di Ravenna l’imposta di soggiorno nei tempi previsti (entro il 15° giorno dalla fine di ciascun trimestre solare). La differenza fra sentenza di condanna in un caso e sentenze di assoluzione negli altri tre casi (fra cui quello di Bucci) è semplice: una cosa è non avere pagato affatto, un altro caso è avere pagato seppure in ritardo.

Il Resto del Carlino riporta le parole dell’avvocato di Maurizio Bucci, Paolo Colosimo del foro di Rimini: “è stata accertata l’assoluta buona fede dell’imprenditore, il quale non ha mai inteso appropriarsi delle somme bensì calendarizzarne l’immediata consegna una volta risolte contingenze dell’attività d’impresa.” Ricordiamo che Bucci aveva riferito di queste sue difficoltà contingenti che lo avevano costretto a ritardare il versamento dell’imposta, cosa poi avvenuta per un totale di 27.329 euro per gli anni che vanno dal 2016 agli inizi del 2018.

Fino al 18 maggio scorso il mancato o il tardivo versamento della tassa di soggiorno era considerato peculato dalla legge che equiparava l’albergatore a un incaricato di pubblico servizio, poi però c’è stata una nuova legge che ha derubricato il reato a semplice illecito amministrativo. Quindi dal 18 maggio 2020 in avanti sarà applicata eventualmente solo una sanzione in caso di omessa o infedele dichiarazione. Per gli anni oggetto dell’indagine e delle 52 denunce, il mancato versamento nelle casse del Comune di Ravenna ammontava – in base agli accertamenti effettuati – a circa 421 mila euro. Una parte di questi importi sono poi stati recuperati seppure in ritardo. Come nel caso di Maurizio Bucci.

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