Michele de Pascale, Sindaco di Ravenna: le misure del Governo per Natale sono di grande buon senso, non si può abbassare la guardia

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Il Sindaco di Ravenna Michele de Pascale è allineato con le scelte del Governo Conte messe nero su bianco nel Dpcm del 3 dicembre. A parte un paio di perplessità, per il resto il Sindaco e Presidente della Provincia è d’accordo su tutta la linea e dice di più. Pensa che sia ora di porre fine al teatrino delle Regioni che giocano continuamente al più uno o al meno uno, rispetto a quello che dice o propone il Governo. Le parole che usa il Sindaco sono diverse, ma il senso è questo.

“Secondo me i sacrifici sul Natale, cioè il fatto di vivere le feste di fine anno in maniera diversa da come siamo abituati, credo siano una cosa di grande buon senso. – esordisce Michele de Pascale – Con la pandemia in corso e con i numeri che abbiamo non possiamo fare altro. È vero che abbiamo bloccato l’incremento esponenziale, ma non abbiamo bloccato il contagio. Abbiamo rotto l’esponenzialità della crescita non la catena, grazie ai provvedimenti presi un mese fa. Ma il virus sta circolando ancora e occorre la massima prudenza.”

E gli effetti della seconda ondata si sentiranno ancora per qualche settimana.

“Assolutamente sì. E, soprattutto, se adesso abbassiamo la guardia rischiamo di far impennare di nuovo la curva dei contagi: un’ulteriore crescita non sarebbe sostenibile da parte del nostro sistema sanitario.”

Qualcosa non la convince dei provvedimenti presi?

“Due cose in particolare alimentano la mia perplessità. Il divieto di uscire dal proprio comune il giorno di Natale, di Santo Stefano e di Capodanno. Io ho provato a spiegare che è difficilmente comprensibile sul terreno un divieto di questo genere, portando l’esempio dei cittadini di San Pietro in Vincoli che possono andare a Ravenna ma non possono andare nella vicina Forlì, dove magari hanno amici, parenti e familiari che vorrebbero ritrovare. Forse su questo punto si poteva fare un ragionamento diverso, magari su base provinciale o trovare altre opzioni. La scelta così rigida è stata pensata soprattutto per le grandi città. Il tema delle persone sole durante le feste va compreso, non è un capriccio, è un elemento di disagio serio. Ripeto, poteva essere compreso meglio e si poteva cercare di rispondere meglio. Per il resto, al netto di questo, i provvedimenti presi mi sembrano tutti sensati.”

Aveva parlato di due punti di perplessità. Qual è il secondo?

“Quello che riguarda la riapertura delle scuole superiori dal 7 gennaio garantendo il 75% della didattica in presenza. Io avrei immaginato una ripresa più graduale e più equilibrata. Un percorso che avesse garantito prima lo step del 25% in presenza, poi del 50%, poi del 75% e così via. Temo che ripartire subito con il 75% in presenza rischi poi di farci richiudere subito dopo.”

Ma complessivamente lei approva le misure del Governo Conte, quindi?

“Sì e credo oggettivamente fosse difficile ipotizzare qualcosa di radicalmente diverso. Condivido l’impianto generale che ha recepito fra l’altro gran parte delle proposte dell’Anci e dei Sindaci. E francamente non mi sembra che ci troviamo di fronte a nulla di straordinario.”

Provvedimenti ovvii e di buon senso, vista la situazione.

“Esatto.”

È vero che c’è stata questa divaricazione fra le Regioni che volevano allentare la morsa e i Comuni che puntavano invece a una linea di maggiore cautela, che è poi quella adottata dal Governo?

“Sì. È vero. Devo dire che a questo punto emerge una cosa chiara. Io sono per il mantenimento di una gestione regionale della sanità, ma intesa come organizzazione degli ospedali e dei servizi territoriali. Questa cosa che Presidenti di Regione o Sindaci aggiungono misure o tolgono misure o chiedono continuamente un dibattito sulle misure da prendere non è più sostenibile, la pandemia ce lo ha mostrato in maniera chiara.”

È un regionalismo malato?

“È proprio sbagliato. E non è accettabile. Il regionalismo giusto è quando dal centro si stabiliscono le politiche generali valide per tutti senza però pretendere di capire e di decidere come va organizzato l’Ospedale di Ravenna, quanti infermieri a turno servono in corsia, che investimenti bisogna fare per il Pronto Soccorso. Un conto sono le scelte generali di sanità pubblica che devono essere in capo al governo nazionale e un conto è la gestione che deve fare capo ai territori.”

Finita la pandemia bisognerà mettere mano a questo regionalismo.

“Ma io dico che anche subito sui Dpcm bisogna fermarsi un attimo. Basta aggiungere e togliere regole. Le decisioni le prende il governo e se ne prende la responsabilità. Se le cose funzionano sarà merito del governo, se non funzionano sarà colpa del governo. Però bisogna fare così. Il meccanismo che ognuno mette in discussione o aggiunge o toglie a ciò che fa il governo non funziona più. Bisogna fermarsi. Peraltro in questi mesi Bonaccini ha fatto miracoli alla guida della Conferenza delle Regioni per cercare di tenere tutti insieme. Ora che probabilmente si andrà a un cambio – cosa che non auspico – temo che ci sarà ancora più confusione nel sistema delle Regioni e nei rapporti fra Stato e Regioni.”

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Commenti

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  1. Scritto da artemio

    Tutto giusto e sacrosanto, ma i gruppi di giovinastri e di risorse assembrati e senza mascherina continuano nella Darsena e immagino anche in altri luoghi di Ravenna!

  2. Scritto da Filo

    Oggi sabato 05/12/2020 decido di andar a prendere un caffé (d’asporto) in un bar in centro a Ravenna. Mi metto in fila dietro a due agenti in divisa della Polizia Locale, anch’essi in attesa del loro turno per entrare al bar.
    Nel frattempo esce una donna dal bar con in mano il proprio caffè d’asporto e, forse per una piccola soggezione dovuta alla presenza delle forze dell’ordine, chiede agli agenti: “Posso consumarlo per strada?”
    Uno degli agenti risponde: “DA QUELLO CHE HO CAPITO, CREDO DI SI”.

    O l’agente è un incapace oppure le regole sono incomprensibili… in ogni caso è la perfetta immagine di un imbarazzante sistema incancrenito, irresponsabile, senza più parte ne arte.

  3. Scritto da Albert

    Fino al giorno prima puoi incontrare chiunque e ovunque basta guardare cosa succede già adesso soprattutto nelle città e il giorno di Natale non puoi rivedere magari tua madre che abita a un chilometro da te ma in un comune diverso pensando che tutto questo risolva il problema contagio forse si poteva fare qualcosa di meglio ragazzi questa si chiama solo crudeltà