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FAENZA E LA PANDEMIA UN ANNO DOPO / 1 / Massimo Isola: il Covid ci ha fatto sentire fragili e precari, ma ci ha fatto sentire più comunità

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Domenica 23 febbraio 2020. È la data spartiacque tra il prima e il dopo. Quel giorno segnò l’inizio dell’anno del Covid con l’avvio, anche nei comuni della provincia di Ravenna, delle prime misure di contrasto alla pandemia da Sars-Cov-2. Per prima cosa furono chiuse le scuole. E fu uno shock. Il ricordo di quella giornata è ancora nitido forse per tutti, certamente lo è per gli amministratori del nostro territorio, che quel giorno ebbero il compito di avvisare i propri cittadini dei primi grandi cambiamenti in atto. E così, a pochi giorni dalla data che sancisce i primi 12 mesi vissuti convivendo e lottando contro il Covid, abbiamo voluto raccoglie le testimonianze del Sindaco di Ravenna, nonché presidente della provincia di Ravenna, Michele de Pascale, del sindaco di Faenza Massimo Isola, che un anno fa ricopriva il ruolo di vicesindaco e assessore alla cultura della città manfreda, del Sindaco di Lugo, Davide Ranalli, e del sindaco di Cervia, Massimo Medri.

Massimo Isola, lei nell’inverno 2020 ricopriva l’incarico di vicesindaco e assessore alla cultura di Faenza. Nel pomeriggio di domenica 23 febbraio si trovava al Teatro Masini: che cosa accadde?

“Ho un’immagine nitida di quel pomeriggio: in teatro si teneva uno spettacolo dell’Associazione Lirica Manfreda, salii sul palco e presi la parola. Davanti allo sguardo attonito dei presenti, ricordo di aver detto che probabilmente si trattava dell’ultimo spettacolo dal vivo in teatro, di lì alle settimane successive. Non dimenticherò mai lo stupore negli occhi del pubblico in sala, consapevoli di essere gli “ultimi spettatori” e preoccupati per quello che si temeva stesse per accadere. Poi nei giorni successivi, in realtà, riuscimmo ad organizzare altri eventi, sebbene non in teatro, sempre accompagnati da questa forte sensazione di precarietà. Dal 9 marzo, tutto si fermò, soprattutto il settore della cultura, delle mostre e degli eventi.”

E cosa accadde dopo? Qual è il ricordo più vivido?

“Cosa è accaduto dopo ormai è storia. Delle settimane successive e del lockdown ho impresse negli occhi le immagini di Piazza del Popolo e dei principali corsi di Faenza completamente deserti. Mi impressionava il vuoto, il silenzio, come se il tempo si fosse fermato. Mi sembrava di camminare in un luogo metafisico, come in una tela di De Chirico. Anche la luce di marzo, nella città vuota, mi sembrava incredibile, come amplificata dalla mancanza di suoni. Invece, quando invece ero nel mio ufficio in Comune, il telefono squillava spesso. Ricevevo tante telefonate da parte di cittadini increduli, stupiti di fronte a ciò che stavano vivendo e che chiamavano per parlare, sfogarsi e ricevere quasi una rassicurazione.”

Che tipo di esperienza è stata come amministratore pubblico?

“Sia come amministratore, sia dal punto di vista umano è stata un’esperienza molto forte e molto formativa. Certamente difficile. È stato un anno lungo, in cui ciascuno di noi si è messo molto in discussione. Nella consapevolezza di trovarsi di fronte a tante domande ma di non poter dare risposte articolate ed esaurienti, perché la trasformazione in atto è continua. Abbiamo capito che dobbiamo credere meno in tante certezze ed essere pronti ad adattarci al cambiamento. La pandemia ha modificato i codici a cui eravamo abituati e ci ha fatto sentire fragili, precari, ma allo stesso tempo ci ha fatto sentire comunità. A Faenza, l’emergenza sanitaria ha fatto emergere il nostro essere soprattutto una comunità unita.”

Isola e Bonaccini

Come se non bastasse, lei ha vissuto anche la campagna elettorale e ne è stato protagonista.

“Certo, di questo 2020, non potrò dimenticare la campagna elettorale, la più assurda della storia. Un campagna elettorale contingentata, con mascherine e distanziamento, seppur molto partecipata. Ricordo la mattina del risultato dei seggi, credo fosse il martedì, quando ci venne annunciata la vittoria. Tutto d’un tratto ci siamo abbracciati, tutti. È stata una reazione istintiva e liberatoria. Per una ventina di minuti, io e quel ristretto gruppo di persone con cui avevo condiviso gli ultimi due intensi mesi, non abbiamo resistito a quell’abbraccio clandestino ma inevitabile, che le categorie della ragione non sono riuscite a frenare.”

Ora cosa si aspetta?

“Guardando al presente e al prossimo futuro, mi definisco un “combattente della vaccinazione”. Ho spronato l’ASL ad organizzare presso il Centro fieristico di Faenza l’Hub vaccinale e sono molto felice di essevi riuscito. Ci ho creduto molto e lo ritengo un passaggio storico per Faenza e per i faentini, per accelerare le operazioni di vaccinazione anti-Covid, fondamentali per lasciarci alle spalle la pandemia e ricominciare a guardare al futuro con ottimismo.”

Vittoria di Isola

LE ALTRE INTERVISTE

Michele de Pascale

Davide Ranalli

Massimo Medri 

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