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Claudio Nanni e Pierluigi Barbieri avrebbero pianificato da mesi l’eliminazione di Ilenia. Barbieri era stato condannato a 5 anni e 4 mesi il 20 gennaio

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Claudio Nanni, 53 anni, e il suo quasi coetaneo Pierluigi Barbieri, 52enne, dalle prime ore del 3 marzo sono in carcere: per gli inquirenti ci sono loro dietro il femminicidio di Ilenia Fabbri, 46 anni, uccisa in modo brutale all’alba del 6 febbraio nella sua casa di via Corbara a Faenza. Il movente del delitto è di natura economica: un calcolo “freddo e razionale” – hanno detto gli investigatori – ha portato l’ex marito Claudio Nanni a pianificare l’assassinio della donna, affidandone l’esecuzione ad un conoscente pluripregiudicato, Pierluigi Barbieri appunto. Ma la vicenda non si spiega se non si dà conto anche degli ultimi anni di scontri nella coppia, delle accuse di violenza mosse dalla moglie al marito già prima della separazione, avvenuta nel 2018, come ha riferito anche ieri sera la trasmissione Chi l’ha visto? su Rai3. C’era stata una denuncia di Ilenia nel 2017, ma la sua richiesta d’aiuto e di giustizia era stata inascoltata in quell’occasione e il caso venne archiviato. Di lì a poco la separazione. Ilenia non voleva più vivere con il marito violento. Lui era stato costretto a lasciarle la casa. E ora lei voleva anche essere risarcita da lui per gli anni in cui aveva lavorato nella sua officina (una causa da 100 mila euro) senza essere pagata. E poi Ilenia aveva un altro uomo e voleva risposarsi.

Vicende che hanno scavato un fossato d’odio e probabilmente spinto Nanni ad agire per togliere di mezzo l’ex moglie. Era l’unico che poteva trarre vantaggio dalla morte di Ilenia Fabbri, hanno detto gli inquirenti. La trappola ai danni di Ilenia è scattata pochi giorni prima dell’udienza in tribunale. Ma sarebbe stata preparata a lungo. Forse già prima dell’estate 2020, quando esce dal carcere il presunto assassino, Pierluigi Barbieri. Cinquantadue anni, nato a Cervia ma residente in provincia di Reggio Emilia da anni, Barbieri detto anche “lo zingaro” e Nanni si conoscevano da tempo, condividendo la passione per le moto e a quanto pare anche per i cani.

Le indagini hanno consentito di stabilire diversi contatti fra i due per poter pianificare il delitto. Il 19 gennaio infatti Nanni era stato localizzato nella zona di Rubiera (RE) nei pressi dell’abitazione del Barbieri, mentre per due volte il 20 e il 29 gennaio l’auto di Barbieri era stata individuata a Faenza dal sistema di lettura targhe comunale. Il 29 gennaio l’impianto di videosorveglianza del distributore presso l’officina del Nanni aveva fatto rilevare un nuovo incontro fra i due. L’autovettura del Barbieri poi è stata individuata a Faenza la mattina del delitto – almeno dalle 5.15 in poi – in orari compatibili con l’esecuzione dell’omicidio su commissione. Dalla visione delle immagini degli impianti di videosorveglianza nelle vicinanze della casa di Ilenia Fabbri è emerso che l’auto del presunto omicida era in zona e che l’uomo alla guida poi è sceso e ha cominciato a girare nei pressi dell’abitazione in attesa presumibilmente di avere il via libera per entrare in azione. Un uomo che in tutto e per tutto corrispondeva alla descrizione fatta dall’amica della figlia, che aveva dato l’allarme per quell’uomo improvvisamente piombato in casa per aggredire Ilenia.

Contro Barbieri non vi era alcun indizio fino alle immagini delle telecamere di videosorveglianza. Quelle lo avrebbero inchiodato. Gli agenti così hanno indagato in gran segreto su di lui scoprendo che Barbieri aveva di nuovo ripreso i contatti con Nanni una volta che questi era uscito dal carcere il 10 agosto. Fra i messaggi scambiati fra loro da Nanni e Barbieri ce ne sarebbe uno molto indicativo, poi cancellato (ma recuperato dagli investigatori) di questo tenore: “una volta fuori… dopo si fan tutte le cose che bisogna fare, ok?”

Pierluigi Barbieri

Gli inquirenti descrivono il Barbieri come una persona che avrebbe più volte utilizzato la violenza contro persone a lui sconosciute per pochi soldi. Un pluripregiudicato per reati contro il patrimonio e contro la persona. Un sicario violento. Un picchiatore su commissione. Barbieri ha precedenti penali che lo hanno condotto già in carcere: ne era uscito il 10 agosto dopo un arresto in aprile conseguente a una rapina del febbraio 2020 con lesioni aggravate ed estorsione nel corso di una spedizione punitiva a un 52enne di Predappio, disabile. Dovevano farsi “rimborsare” 500 euro. Al disabile Barbieri avrebbe spaccato le dita di una mano con un manganello. Per questo episodio criminoso dopo i mesi di carcere era stato anche condannato a 5 anni e 4 mesi con rito abbreviato appena 40 giorni fa, il 20 gennaio 2021. Due settimane dopo avrebbe ucciso Ilenia Fabbri, introducendosi a casa sua, grazie alle chiavi e agli indizi forniti dall’ex marito. Questa la tesi dell’accusa.

Pierluigi Barbieri

Oggi l’Ansa rivela altri particolari del delitto, anche perché le indagini continuano. Secondo gli inquirenti Ilenia Fabbri aveva l’abitudine di chiudere ogni sera i ‘ganci’ di sicurezza della porta d’ingresso, oltre a chiudere a chiave la porta interna ‘tagliafuoco’. Chi fosse stato quindi in possesso delle chiavi del garage, per entrare avrebbe avuto bisogno comunque di qualcuno che dall’interno togliesse i ganci di sicurezza della porta. “I dispositivi potevano essere disattivati solo dall’interno, per cui entrare da quella porta, anche disponendo delle chiavi, sarebbe stato impossibile in qualsiasi altro giorno, perché Arianna doveva uscire, per andare a Lecco con il padre e, alle sei del mattino, nessuno avrebbe comunque richiuso i chiavistelli e la porta tagliafuoco”. È questa una delle “anomalie” messe in luce dalla Procura. Secondo gli investigatori, dunque, la presenza di Arianna, la figlia della coppia, la mattina dell’omicidio, serviva a rimuovere quei chiavistelli prima di uscire dalla porta del seminterrato. Da qui, si legge ancora nell’ordinanza, si deduce “che per chi avesse deciso di uccidere Ilenia la scelta della giornata, quella giornata, sarebbe stata obbligata, anche avendo la chiave”. Insomma Arianna che ha sempre finora difeso il padre, sarebbe stata utilizzata due volte dal Nanni: per togliere i ganci e far entrare l’assassino e per procurargli l’alibi del viaggio in Lombardia.

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