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Nuove regole anticovid a scuola: un positivo tra i compagni fa scattare la quarantena

In attesa che a giorni esca il report stilato da Ausl Romagna, che farà il punto sulla situazione dei contagi nelle scuole, sia nel periodo settembre-dicembre 2020, cioè prima della diffusione delle varianti, che in quello successivo, abbiamo intervistato la dottoressa Giulia Silvestrini, referente per le scuole del distretto di Ravenna, su come è cambiato il lavoro di screening nelle classi del ravennate, tra la seconda e la terza ondata e quali dati sono emersi. Soprattutto, la scuola è un luogo sicuro? E come sono cambiate le cose con le varianti?

“Fino a gennaio, prima della diffusione delle varianti, le procedure di screening adottate a scuola partivano dal presupposto che – se venivano osservate scrupolosamente le canoniche misure di contenimento e cioè uso corretto dei dpi, igienizzazione frequente delle mani, distanziamento di almeno un metro tra gli studenti e ricambio dell’aria – la scuola fosse un luogo sicuro, dove il contagio difficilmente si diffondeva. I dati che abbiamo raccolto su quel periodo lo testimoniano”, spiega la dottoressa.

Dal report emerge infatti che Ausl si è attivata in un 20-30% delle classi dall’inizio dell’anno, considerando tutti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado sul territorio di tutta la provincia. In pratica,  non tutte le classi hanno avuto un caso di Covid e sono state in DaD. A livello di istituti invece, sono stati quasi tutti interessati, almeno una volta.

Inoltre, i tamponi di screening effettuati in presenza di un caso positivo davano esito negativo sulla classe circa nel 70% dei casi. I cosiddetti “casi secondari”, cioè, erano rari, spesso frutto di contagi esterni alla scuola, dalla DaD si ritornava rapidamente in aula e quando si verificavano focolai, questi a parte rare eccezioni coinvolgevano poche persone.

Ciò che sembra invece cambiare tra la seconda e la terza ondata, dunque tra quanto rilevato fino alla fine di dicembre e dopo la metà di gennaio, non è tanto il numero delle attivazioni complessive del dipartimento di sanità pubblica, quanto la presenza di focolai più estesi e a più rapida espansione.

“Al di là del numero dei focolai – spiega la dottoressa Silvestrini – è aumentato il numero medio di casi per focolaio. Lo vediamo anche nelle famiglie: laddove prima entrava un positivo e gli altri riuscivano a rimanere abbastanza incolumi, adesso un caso contagia rapidamente tutta la famiglia. Anche per questo si è verificata una discesa più lenta dei casi durante la fase di zona rossa che abbiamo appena terminato”.

L’aumento rilevante tra seconda e terza ondata c’è stato, come sappiamo, soprattutto nei territori di Faenza e Lugo, mentre Ravenna è rimasta un po’ più protetta. “In ogni caso – aggiunge la dottoressa – abbiamo verificato che la scuola è la “cartina di tornasole” del territorio: se aumentano i casi in generale, aumentano di conseguenza i bambini che vanno positivi a scuola e dunque le attivazioni del Dipartimento per casi positivi. Però abbiamo anche verificato che se regge il tracciamento, la scuola rimane un luogo sicuro”.

La chiusura delle scuole a marzo dunque era necessaria o no? “È stata fondamentale – precisa -: con quell’aumento vertiginoso dei casi sarebbe stato sempre più difficile mantenere il tracciamento a livelli affidabili e il rischio sarebbe stato troppo alto”.

Paragonando i dati “pre-variante” con quelli post, apparentemente non emergono particolari differenze su percentuali di attivazioni e numero di focolai. Facciamo qualche esempio, su tutto il territorio provinciale:

PRE VARIANTI

Scuola Primaria: 33% delle classi coinvolte da casi positivi, 44 focolai

Scuola Secondaria di primo grado: 28%, 38 focolai

POST VARIANTI

Scuola Primaria: 21%, 43 focolai

Scuola Secondaria: 19%, 39 focolai

Sono però dati da leggere con attenzione perché, se a prima vista possono far pensare ad una situazione sostanzialmente stabile, in realtà molti dei focolai registrati nel post variante, hanno fatto rilevare un numero molto più elevato di casi secondari, che inoltre si sono registrati in un periodo molto più ristretto di tempo: non più i 3 mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020, ma i due di gennaio e febbraio, considerato che a marzo la scuola è stata chiusa.

LE NOVITÀ DELL’ORDINANZA REGIONALE 43 DEL 6 APRILE

Proprio per arginare la maggior contagiosità della variante inglese, quella nettamente predominante in Italia e in Romagna attualmente, la Regione ha approvato nuove disposizioni che si applicano quando si verifica un caso positivo a scuola, contenute nell’ordinanza 43 del 6 aprile, valida fino a fine mese, salvo proroghe.

La differenza che salta immediatamente all’occhio è questa: mentre prima i compagni di classe di un caso positivo erano considerati contatti occasionali, per loro scattava la DaD in attesa del risultato di un tampone di screening e, se negativo, si ritornava in classe, ora diventano contatti stretti  e per loro scatta la quarantena, anche in assenza di casi secondari.

A questo proposito è forse bene chiarire la differenza tra le varie misure:

Didattica a distanza = Non è possibile frequentare la scuola ma si può uscire di casa, anche se è fortemente sconsigliato. È la tipica misura cautelativa adottata fin qui in attesa dei risultati del tampone di screening ad una classe entrata in contatto con un caso positivo conclamato, per tutelare l’ambiente scolastico nel caso di circolazione virale. In astratto, un bambino in DaD non può andare a scuola ma può andare al parco o dai nonni.

Quarantena = C’è l’obbligo di permanenza al proprio domicilio e di, per quanto possibile, isolamento del bambino “quarantenato”. La quarantena scatta nel caso di contatto stretto con un positivo e, parlando di bambini, riguarda indirettamente anche l’adulto che si prende cura di lui. Prima dell’ordinanza finiva il 10° giorno con un tampone negativo o il 14° giorno, indipendentemente dall’esecuzione del tampone, ora è necessario un tampone negativo o un’ulteriore settimana di quarantena.

Isolamento = È un’ulteriore restrizione rispetto alla quarantena e si applica al solo caso positivo. All’isolamento del bambino positivo si associa la quarantena per tutti i membri della famiglia.

“Le novità introdotte dalla nuova ordinanza – commenta Silvestrini – sono conseguenti all’avvento delle varianti, per cercare di contenere gli spostamenti delle persone potenzialmente positive. La quarantena fin qui si è dimostrata un dispositivo prezioso: diversi bambini che risultavano negativi al primo tampone, non lo erano più al secondo e questo è proprio il senso della quarantena. Ci aspettiamo che risulti ancor più utile con le varianti”.

COSA CAMBIA PER NIDI E MATERNE

Per quanto riguarda nidi e materne, cioè la fascia 0-6, non cambia nulla. Tutti i contatti del caso positivo (si tratti di docenti o bambini) continuano a venir considerati contatti stretti e quindi sottoposti al provvedimento di quarantena.

COSA CAMBIA PER LA SCUOLA 6 ANNI +

Anzitutto, si deve considerare se il caso positivo ha frequentato la scuola nelle 48h precedenti il tampone positivo o la comparsa dei sintomi, questo resta invariato ed è la condizione sine qua non per attivare la sorveglianza. Prima dell’ordinanza, veniva sospesa la didattica in presenza per gli alunni (i docenti potevano continuare a lavorare in presenza in altre classi), predisposto un tampone di screening, all’esito del quale, se non c’erano altri casi, si tornava a scuola, altrimenti scattava la quarantena.

Ora invece, la situazione cambia se la positività riguarda gli studenti o i docenti. Nel caso di un docente positivo, le classi dove ha insegnato vengono messe in Didattica a Distanza, viene eseguito un tampone di screening (non obbligatorio) e se si rilevano positivi, subentra la quarantena. I colleghi del docente positivo vengono differenziati in contatti stretti (quelli che magari hanno mangiato o preso il caffè assieme), posti in quarantena e in contatti occasionali (perché lo hanno incrociato nel corridoio, oppure hanno condiviso la stessa stanza per poco tempo, ma con le mascherine e a distanza di sicurezza), ai quali viene eseguito comunque il tampone di screening ma senza sospendere il lavoro in presenza. Il rischio di contagio tra due docenti contatti occasionali è considerato basso.

Nel caso di uno studente positivo, tutta la classe finisce subito in quarantena in quanto gli studenti sono considerati tutti contatti stretti, mentre i docenti che hanno fatto lezione in quella classe nei due giorni considerati a rischio vengono sospesi dall’attività in presenza (cioè a contatto con le classi) fino all’esito negativo del tampone, ma non sono in quarantena.

L’ordinanza regionale, per non sovraccaricare le Ausl costringendole a doppi tamponi, prevede che si esegua solo un tampone di fine quarantena, indispensabile per concludere il provvedimento. Se dovesse essere rifiutato, la quarantena continua per altri 7 giorni, fino al 21esimo. La dottoressa Silvestrini garantisce però che all’interno del nostro territorio, Ausl Romagna farà il possibile per garantire entrambi i tamponi, anche quello iniziale, di screening, importante per capire la diffusione virale e la reale condizione in cui si trovano in quel momento i singoli bambini.

“Stiamo cercando di trovare elementi sufficienti per far capire alle famiglie l’importanza del primo tampone – afferma Silvestrini –per avere più contezza nell’immediato della diffusione del contagio, anche se ci accorgiamo che sono in aumento le defezioni, per motivi di diversa natura.

Come ci si comporterà nel caso dei “lungo-positivi”? “Dal punto di vista normativo nazionale – chiude la dottoressa Silvestrini – c’è la possibilità di liberare persone positive, senza sintomi da almeno 7 giorni, al 21° giorno di isolamento. Si può fare perché la letteratura dimostra che dopo 15 giorni di Covid senza sintomi la contagiosità è minima. Questo valeva nei casi Covid tradizionali, cosa accada realmente con le varianti è ancora oggetto di studio, ma al momento nulla ci porta a sostenere il contrario”.

“In teoria, la Regione chiede preferibilmente un tampone negativo per il rientro a scuola, ma vorrei tranquillizzare i genitori, dicendo che anche qualora lo studente lungopositivo dovesse riprendere la frequenza senza un tampone negativo, lo farà in seguito ad una valutazione caso per caso da parte del Dipartimento di sanita pubblica. Per quella che è stata fin qui la nostra esperienza, da un lungo-positivo, e ne sono stati riammessi tanti a scuola, non è mai partito un focolaio”.