Quantcast

Sanitari senza vaccino: sospesi dal lavoro 12 infermieri ravennati. Sistema in crisi, soprattutto nel privato

Più informazioni su

Sono 12 ad oggi i provvedimenti di sospensione comunicati da Ausl all’Ordine degli Infermieri di Ravenna, relativi ad altrettanti professionisti operanti in strutture pubbliche o private della provincia, che hanno deciso di non aderire alla campagna vaccinale per il Covid 19.

La legge, come si sa, per le professioni sanitarie impone l’obbligo di vaccino anticovid a medici, infermieri e a tutti gli operatori sanitari, pena la sospensione dal servizio e dallo stipendio.

Il numero è però destinato ad aumentare, perché le procedure di controllo, sono solo all’inizio. Solo in provincia di Ravenna, l’albo degli infermieri conta qualcosa come 3.400 iscritti circa e le stime regionali sui professionisti non vaccinati si aggirano attorno al 5-10%.

“Le comunicazioni di Ausl sulle sospensioni stanno arrivando da appena 15 giorni – spiega Alex Zannoni, presidente dell’Ordine provinciale degli infermieri -. Si tratta sostanzialmente di infermieri che lavorano in provincia o zone limitrofe. Ci aspettiamo che questo numero cresca”.

Qualcuno potrebbe anche fare dietro front e decidere di vaccinarsi, come è successo tra i medici, ma ancora, visti i tempi ristretti, non sono arrivate informazioni ufficiali in merito.

Se le stime regionali dovessero essere confermate si parlerebbe di una potenziale platea di 170 (5%) – 340 (10%) infermieri in meno nelle strutture private e pubbliche del ravennate.

“Una carenza che andrebbe ad influire seriamente sull’organizzazione sanitaria, pubblica o privata che sia. Il professionista sospeso non può lavorare in alcuna forma, né all’interno degli ospedali, né nelle strutture private, Cra o come libero professionista”, aggiunge Zannoni.

“Ci trovavamo già in una situazione di carenza di infermieri, soprattutto sul territorio ravennate nelle strutture private – spiega il presidente dell’Ordine -. Per rispondere alla pandemia, l’Ausl ha potenziato il suo organico infermieristico con numerose assunzioni, che hanno portato ad una migrazione del personale dal privato al pubblico. Se penso alle Cra e a tutto il privato, so che sono in forte difficoltà. Questi ulteriori provvedimenti, necessari per la salute pubblica, incideranno su un sistema già in forte difficoltà”.

C’è poi l’ulteriore confusione sulla durata dei vaccini e del green pass: per ora le indicazioni ufficiali fissano la validità dei certificati verdi a 9 mesi dalla seconda vaccinazione, si sta discutendo dell’allungamento a 12 mesi, ma ancora non ci sono indicazioni certe in merito. Si è parlato anche di introdurre una terza dose, ma anche su questo non ci sono al momento certezze.

I professionisti sanitari, infermieri compresi, sono stati tra i primi ad accedere al vaccino, fin da dicembre 2020-gennaio 2021 e quindi, anche coloro che hanno optato per la vaccinazionela stragrande maggioranza – rischiano di trovarsi nella condizione di non poter operare, se non verrà presto sciolto questo nodo.

“Ufficialmente non ci è ancora arrivata nessuna comunicazione, né dal Ministero né da altre fonti – precisa Zannoni -. Se sarà necessario un richiamo siamo pronti a sottoporci alla terza dose, per proteggere gli infermieri e tutte le persone con cui entrano in contatto, dal rischio della malattia”.

Più informazioni su