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Processo per il femminicidio di Ilenia Fabbri: la Corte accoglie la richiesta di sequestro dei beni di Nanni e Barbieri foto

Con la seconda giornata di udienza il processo per il femminicidio di Ilenia Fabbri, uccisa il 6 febbraio di quest’anno a Faenza, è entrato nel vivo. Stamane 21 ottobre, infatti, nell’aula di Corte d’Assise di Ravenna le testimonianze del coordinatore delle indagini, dei primi poliziotti arrivati sul posto e di due vicini di casa, hanno gettato un faro di luce su quella tragica mattinata e su come si è arrivati ad individuare in Claudio Nanni l’ex marito della vittima e in Pierluigi Barbieri rispettivamente il mandante e l’esecutore materiale del delitto.

Non solo. Sempre nel corso dell’udienza di oggi, dopo essersi ritirata in camera di consiglio la Corte ha deciso di accogliere la richiesta presentata dall’avvocata Veronica Valeriani che tutela gli interessi di Arianna Nanni, la figlia, in merito al sequestro conservativo dei beni di entrambi gli imputati. La Corte quindi ha dato mandato alla Polizia giudiziaria della Guardia di Finanza di fare una valutazione di tutti i beni nelle disponibilità di Nanni e Barbieri, fino alla somma di due milioni di euro: a tanto infatti ammonta il risarcimento chiesto dalla figlia della vittima.

Invece sulla richiesta di perizia psichiatrica per Barbieri avanzata sia dal suo difensore l’avvocato Marco Gramiacci sia dall’avvocato Francesco Furnari che tutela Claudio Nanni, la Corte si è riservata di decidere in base a quello che emergerà dal dibattimento.

Ma andiamo con ordine. Il primo a venire ascoltato stamane in aula, è il dirigente della squadra mobile dottor Claudio Cagnini che ha fornito una panoramica generale delle indagini. Saranno poi gli agenti Giuseppe Valle, Francesco Milazzo e l’assistente Marco Menghetti del commissariato di Faenza, i primi ad arrivare sul posto, a entrare nel merito di alcuni dettagli.

Ripercorriamo allora per sommi capi la vicenda, in base a quanto è emerso dalle diverse testimonianze.

QUEL 6 FEBBRAIO 2021

La mattina del 6 febbraio la sveglia di Arianna Nanni suona prestissimo: alle 6 il padre deve passare a prenderla nella villetta di via Corbara a Faenza dove vive insieme alla madre Ilenia. Devono recarsi a Milano per acquistare un’auto usata. Alle 5.57 Arianna riceve sul cellulare un messaggio del padre che la sta aspettando in strada. La ragazza esce di casa dopo pochi minuti.

Il delitto si consuma in uno stretto arco temporale. Padre e figlia infatti sono praticamente appena partiti, quando Arianna, allertata da una telefonata spaventata della sua amica che si trova nella casa di via Corbara, chiama il 113. Sono le 6 e 9 minuti. Alle 6 e un quarto una prima volante della polizia arriva sul posto: a bordo ci sono gli agenti Valle e Milazzo. La segnalazione parla di una persona chiusa nella stanza da letto di un appartamento perché ha visto uno sconosciuto in casa. Gli agenti suonano al citofono, ma non ricevono risposta. Si rivolgono allora ad un vicino di casa che è stato allertato a sua volta dalle disperate grida aiuto di una donna e da rumori sospetti che provengono dalla villetta adiacente.

Un modo per entrare in casa c’è: i garage delle villette sono comunicanti e la porta di quello dell’abitazione della Fabbri è aperta. La vittima è riversa sul pavimento della tavernetta. Tutto attorno, racconta il dirigente della Mobile, copiose tracce di sangue.

“La  causa della morte – racconta il dottor Cagniniè evidente”: Ilenia è stata sgozzata con un coltello da cucina che viene trovato nel lavabo.

I segni sul corpo della vittima parlano di una colluttazione molto violenta: non ci sono solo i vistosi segni della ferita mortale provocata dal coltello. Ilenia presenta contusioni e fratture al capo. Sul  collo sono visibili segni di un tentativo di strangolamento. I graffi sulle braccia e le lesioni sul dorso delle mani raccontano che la vittima si è difesa. La mancanza di segni di effrazione, la porta del soggiorno chiusa dall’interno, il fatto che tutto sia in ordine, fanno subito pensare che il delitto non sia riconducibile ad un furto finito male.

Lasciamo per un attimo la scena del delitto e andiamo nell’auto dove si trovano Arianna Nanni e il padre. Come si diceva, la figlia della vittima allertata dalla compagna (anche lei si chiama Arianna), alle 6,09 chiama il 113, ma l’amica Arianna telefona anche a Claudio Nanni che registra la comunicazione grazie ad una app che ha sul telefonino.

La telefonata avviene quando l’auto dove si trovano padre e figlia ha appena imboccato il casello di Faenza con direzione Milano. Arianna, riferisce il dirigente della Mobile, parla a bassa voce, temendo di farsi sentire dallo sconosciuto che ha visto in casa. Claudio Nanni ad un certo punto esclama: oddio! E ha una sorta di tracollo psicologico: da questo momento è la figlia a gestire tutta l’emergenza.

Se Arianna Nanni invita l’amica ad uscire dalla stanza per vedere quello che è successo, il padre al contrario dice che non deve uscire, che potrebbe essere pericoloso. Ed è proprio sull’acquisizione del file contenente la telefonata registrata che si innesta una polemica in aula fra la difesa di Nanni da un lato e la Pubblica Accusa dall’altro (oggi erano presenti in aula sia il dottor Daniele Barberini che la dottoressa Angela Scorza).

L’avvocato Furnari sostiene che il file sarebbe stato acquisito in maniera non del tutto corretta.

Replicano i PM: “La registrazione della telefonata esiste ed è agli atti” e nel caso “comunque c’è pure il cellulare”.
“Capisco – rincara la dose la dottoressa Scorza –  che questa conversazione telefonica a tre sia particolarmente difficile per la difesa, perché costituisce una sorta di ammissione in diretta di colpevolezza, ma dire pubblicamente in un’aula di tribunale che questa registrazione è stata estorta quando è stato Claudio Nanni in prima persona a consegnarla alla polizia…”

Ma non è l’unico tentativo del difensore dell’ex marito della vittima di gettare ombre sull’indagine, tanto che il Presidente Leoni ad un certo punto mostra segni di impazienza. Al casello di Imola i due riescono a fare manovra per tornare a Faenza. Nanni piagnucola e la figlia lo rimprovera: “Non piagnucolare, dammi una mano”. Sempre Arianna invita il padre ad andare più forte, ma lui non supera i 110 orari, “una velocità – secondo il dirigente della Mobile – non consona all’evento emergenziale”.

I due arrivano all’abitazione alle 6, 26. Arianna scende dall’autovettura e corre verso l’abitazione. Riesce ad entrare. Lo spettacolo è terribile e la ragazza esce dalla casa piangendo. E Claudio Nanni? A questo proposito gli agenti arrivati sul posto sono concordi: non mostra alcun desiderio di entrare in casa ma neppure di sapere cosa è successo, rimane seduto sul marciapiede, vicino ai cassonetti.

Le indagini sul delitto

Claudio Nanni in prima battuta non è coinvolto e Pierluigi Barbieri all’indomani del terribile fatto di sangue, è un perfetto sconosciuto. Come si arriva a collegarli? A tradirli sono i dati recuperati dal cellulare di Nanni tre giorni dopo. Il materiale trovato viene suddiviso per cartelle e gli inquirenti si concentrano sulla messaggistica. I file audio sono migliaia. In uno in particolare, del 20 dicembre 2020, si sente la voce di Nanni che parla con un certo Pier. I Pier presenti nell’agenda di Nanni sono due, ma gli inquirenti non ci mettono molto a risalire a Pierluigi Barbieri residente a Reggio Emilia, noto nell’ambiente come picchiatore e che è stato condannato per un brutto episodio di violenza avvenuto a Predappio.

Grazie alle riprese di varie telecamere si ricostruisce la presenza di Barbieri a Faenza qualche giorno prima e la stessa mattina del delitto, ma incrociando i tabulati telefonici, si ricostruiscono anche gli incontri fra i due.

Come si sa, finito in manette Barbieri vuota il sacco: è stato Nanni ad ingaggiarlo per uccidere l’ex moglie. Comincia anche a collaborare e fornisce agli inquirenti disegni dettagliati che consentono il 17 marzo di trovare sono un pilone della ferrovia, poco distante all’abitazione di via Corbara, una buca che avrebbe dovuto contenere un trolley con il corpo senza vita di Ilenia. Un’indicazione molto precisa, sottolinea il dirigente della Mobile, come quella che, lo stesso giorno, fa trovare nell’officina di Nanni, il trolley in questione, la vanga usata presumibilmente per scavare la buca e due taniche di acido.

Sempre nel corso dell’esame del cellulare di Nanni, viene trovato, nell’apposita app un promemoria datato 10 ottobre 2020: “valigia, buca, chiavi”. È la prova, secondo gli inquirenti, che la preparazione del femminicidio del 6 febbraio viene da lontano e che c’erano stati altri tentativi.
Le udienze riprenderanno il 29 ottobre in questa data verrà sentita, fra gli altri la figlia della vittima, Arianna, la sua amica e il nuovo compagno della madre. Ma oltre a questa data e a quella del 10 novembre, già in calendario sono state aggiunte altre due date: il 18 e 24 novembre.