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Processo per il femminicidio di Ilenia Fabbri. La vittima aveva paura del marito: “Mi farà fuori, non lo farà neanche lui, manderà qualcuno” foto

“Mi farà fuori, non lo farà neanche lui, manderà qualcuno”: con il senno di poi e alla luce degli eventi certe frasi assumono il significato di un tragico presagio. Questa mattina, 29 ottobre, nella terza udienza del processo per il femminicidio di Ilenia Fabbri, assassinata nella sua casa di Faenza il 6 febbraio scorso dal “sicario” Pierluigi Barbieri, secondo l’accusa assoldato per l’occasione dall’ex marito Claudio Nanni, si è parlato, a lungo, della paura della donna nei confronti del coniuge.

A dare voce a questa paura, attraverso le confidenze ricevute dalla vittima, è l’avvocata alla quale Ilenia si rivolge dopo la prima udienza per la separazione, Stefania Sangiorgi. “Ho conosciuto Ilenia – racconta – nell’ottobre del 2017, quando la causa era già iniziata. A settembre c’era stata una prima udienza davanti al Presidente del Tribunale e nell’udienza Ilenia non si era sentita abbastanza difesa”.

Il provvedimento del Presidente del Tribunale stabiliva che i due coniugi, nonostante la condizione  di grave incompatibilità fosse sancita dalla richiesta di separazione, continuassero a vivere insieme nella casa di via Corbara, fintanto che non fosse stata venduta. Nanni, continua l’avvocata, “era galvanizzato” da questa decisione in suo favore ed è in questo contesto che matura la prima aggressione fisica alla moglie documentata anche dalle foto inviate da Ilenia con il cellulare al suo legale.

L’INIZIO DELL’INCUBO

Da quel momento in poi, corroborata da altri spiacevoli episodi, la paura si impossessa di Ilenia e non l’abbandona neppure quando Claudio Nanni il primo maggio del 2018 lascia la casa di via Corbara per andare a vivere altrove. Ma non c’è solo la paura della violenza fisica, c’è anche quella sensazione di profondo disagio indotta da chi vuole metterti all’angolo, farti capire che è lui che comanda: dal settembre del 2016, l’ex marito mette in atto tutta una serie di azioni, di “angherie economiche” “per privare Ilenia di ogni cosa”.

Nanni comincia a non pagare le bollette, toglie alla donna la delega sul conto corrente, nell’ottobre dello stesso anno la estromette dall’officina di famiglia dove ha lavorato per dieci anni senza essere pagata, dall’aprile del 2006 all’ottobre 2016, vende la gelateria che hanno acquistato e fa di tutto per toglierle la casa che è intestata per il 99 per cento ad Ilenia.

A questo proposito avvia un contenzioso per vedersi riconoscere la piena proprietà della villetta di via Corbara o, in alternativa, il riconoscimento delle somme spese per acquistarla. Il Tribunale si esprime negativamente su entrambi i fronti ma lui non demorde e tenta in tutti i modi di vendere la casa.

L’ex moglie intraprende nei suoi confronti una causa di lavoro e anche in questa occasione, come racconta al suo nuovo compagno, Stefano Tabanelli, anche lui fra i testimoni dell’udienza di stamane, l’ex marito non ricorre a giri di parole: “Se vinci la causa t’ammazzo”.

LA TESTIMONIANZA DELLA FIGLIA

L’udienza di oggi alla quale ha assistito un pubblico come sempre numeroso, è stata caratterizzata da altre due testimonianze importanti: quella della figlia della vittima, Arianna Nanni e della sua ex fidanzata, Arianna Massioni, che si trovava in casa al momento dell’omicidio e che, stamattina, è stata la prima a sedere sul banco dei testimoni. Entrambe hanno fornito il loro racconto della mattina del 6 febbraio.

“Arianna era uscita da una decina di minuti per andare a Milano con suo padre per acquistare un’auto, quando ho sentito Ilenia urlare: Chi sei? Cosa vuoi?”: è il drammatico racconto di Arianna Massioni. Le urla provengono dalla stanza da letto della donna. La ragazza dalla porta socchiusa intravede un uomo che sta scendendo le scale: è alto, robusto, vestito di scuro, con i capelli molto corti. A questo punto si chiude a chiave nell’altra stanza da letto dove si trova e chiama la fidanzata al telefono per avvertirla di quello che sta accadendo.

Arianna Nanni allerta il 113 e la fidanzata telefona a Claudio Nanni: ha paura, non vuole rimanere sola. Anche perché sente quattro, cinque colpi come di qualcosa che sbatte contro il muro e  l’ultimo grido di Ilenia: “Ti prego, smettila”. Quando la fidanzata della figlia lo chiama al cellulare, Nanni mette il vivavoce e quindi comincia una telefonata a tre di una ventina di minuti fino a che padre e figlia non fanno ritorno nella casa di via Corbara.

LA TELEFONATA

L’audio della telefonata è stato ascoltato questa mattina in udienza. La voce di Arianna Massioni è appena un bisbiglio: parla piano, per non farsi sentire. Claudio Nanni appare molto provato, piagnucola. Alla figlia Arianna non resta che prendere la situazione in mano: a più riprese esorta il padre con voce spazientita ad andare più veloce. Non si capacita poi di come l’uomo di cui parla la sua compagna sia entrato in casa: “Io la porta l’ho chiusa, ho chiuso il cancello. Cosa mi ha fatto la posta questo qua?”.

Quando arrivano davanti alla villetta di via Corbara Arianna Nanni esce dall’auto e riesce ad entrare in casa, ne esce subito dopo: la scena è agghiacciante, si sente male. “In cucina ho visto il corpo di mamma in un lago di sangue, con un taglio profondo in gola, gli occhi sbarrati”. Un trauma per la giovane donna.

“Di notte – dice  – ho dei flashback di quella mattina. Se sento delle campane, mi ricordano il funerale, se sento delle sirene penso alla polizia, agli interrogatori. Mi dà fastidio vedere i sacchi neri della spazzatura, perché mi ricordano quelli della scientifica e non riesco a dormire da sola, faccio gli incubi”.

La prossima udienza è in programma, sempre nell’aula della Corte d’Assise di Ravenna, il 10 novembre.