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Il microbiologo Sambri su Variante Omicron: “molto più contagiosa, non più grave. Fondamentale il vaccino, anche ai bambini”

All’arrivo di ogni nuova variante la paura si diffonde. Sarà più grave? I vaccini ci proteggeranno? Dovremo ripartire da zero nella lotta al Covid 19? Questa volta è il turno della Omicron, la variante che arriva dal Sud Africa e che grazie all’interconnessione del mondo moderno, ha fatto capolino in Europa e anche in Italia. Essendo stata rilevata da poco tempo, va detto che le conoscenze sono ancora parziali e gli scienziati sono freneticamente all’opera per saperne di più ma, alla luce dei dati finora disponibili, abbiamo chiesto al prof. Vittorio Sambri, direttore dell’Unità Operativa Microbiologia del Laboratorio Unico di Pievesestina dell’Ausl Romagna, di inquadrarci il fenomeno.

Variante Omicron, cosa si sa?

È stata identificata ai primi di novembre in Sud Africa, quando hanno visto un aumento significativo dei casi in una particolare regione e l’hanno collegato alla possibile presenza di una nuova variante. Setacciando il genoma completo di questa variante si è visto che ci sono delle caratteristiche che lo rendevano completamente differente rispetto ai genomi delle varianti precedenti.

Quali sono queste differenze?

Anzitutto, sul pezzo di genoma che codifica per la proteina Spike, quella usata per il vaccino per intendersi, ci sono 32 punti di mutazione rispetto al genoma originale. La Delta ne aveva 12, quindi la Omicron è molto diversa. Questo però non significa nulla in termini di capacità di sfuggire al vaccino. Al momento, le indagini a disposizione della comunità scientifica derivano da analisi bioinformatiche: si è visto che inserendo questa sequenza nei computer che trasformano le sequenze in strutture di proteine, questa è la più diversa dall’originale. Ad oggi sappiamo che è una proteina molto diversa rispetto alla Spike conosciuta.

Un’altra mutazione riguarda il gene N, che codifica una proteina degli involucri. Si è visto che i virus con queste caratteristiche hanno un aumento di trasmissibilità e di infettività. Cioè, si trasmettono di più da persona infetta a persona sana e, se infettano una persona sana, la loro capacità infettante è più alta. Dunque, è molto probabile che questa variante abbia una maggiore infettività, cioè la capacità di penetrare le cellule dell’organismo umano, e trasmissibilità, cioè di “viaggiare” tra le persone. Ma non vuol dire, nella maniera più assoluta, che produca una malattia differente rispetto alle altre. È un fatto puramente epidemiologico, che rende ragione dell’aumento dei casi in Sud Africa. È una questione in cui ci eravamo già imbattuti con la variante inglese e poi con la Delta.

Se è così diversa, il vaccino funziona lo stesso?

Che le mutazioni portino la variante Omicron a sfuggire al vaccino, è tutt’un’altra storia. Adesso si stanno conducendo prove, su virus coltivati in laboratorio su cellule e messi a contatto con anticorpi di soggetti guariti e di soggetti vaccinati, per capire quanto questi anticorpi possano inibire la replicazione del virus, cioè quanto siano efficaci nel bloccarlo, che è quello che era stato dimostrato per la Delta e per le altre varianti. Ci vorranno alcune settimane per arrivare ai risultati, è estremamente prematuro trarre conclusioni ora.

La nuova variante causa una malattia più grave?

Quello che è emerso fino ad ora abbastanza chiaramente, è che le mutazioni non incidono sull’aumento di patogenicità, cioè la capacità di produrre una malattia più severa. Dunque, si tratterebbe di un fatto sostanzialmente positivo: se il virus gira di più e infetta più gente, ma la fa ammalare di meno siamo sempre più vicini a far sì che il Covid diventi una malattia come il raffreddore.

Quindi le varianti vanno nella direzione di produrre una malattia sempre più “normalizzata”?

Da quello che stiamo per ora osservando con Omicron, sembrerebbe di sì. Le quattro persone identificate fino all’altro giorno in Italia, stanno sostanzialmente bene, anche se va sottolineato che erano tutte vaccinate. Hanno sviluppato la patologia che avrebbero potuto avere con le altre varianti precedenti. Per quel che ne sappiamo oggi, questa variante ha la capacità di produrre una malattia molto simile a quella delle altre varianti.

Quindi resta fondamentale vaccinarsi?

Non c’è dubbio. I miei colleghi infettivologi lo dicono da tempo: il Covid, nei pazienti vaccinati è una malattia completamente diversa dal Covid pre vaccino. Nelle persone vaccinate è quasi sempre una patologia estremamente blanda: c’è poca o alcuna desaturazione, non c’è tempesta citochimica, è un’altra cosa. Assomiglia molto a quelle malattie respiratorie che ci accompagnano da sempre nel periodo invernale, le sindromi parainfluenzali: può venire la febbre, anche alta, un po’ di congestione, ci si mette a letto qualche giorno, ma con la tachipirina si è di nuovo in piedi in fretta. Il Covid dovrebbe diventare una cosa di questo genere. L’unico modo per venirne fuori è che, tra vaccini e sperando nell’evoluzione del virus in questo senso, si arrivi ad una malattia che fondamentalmente non fa più danni di un’infezione da adenovirus. Questo può succedere se continuiamo a vaccinarci.

È importante vaccinare anche i bambini?

Io non faccio discorsi politici, ma medici e virologici: la vaccinazione è fondamentale anche per i bambini. Per due motivi: anzitutto, osservando la letteratura scientifica recente, non è così vero che il Covid nei bambini sia “una barzelletta”. Sicuramente ha effetti molto meno importanti che nei pazienti over 60, ma non sempre è una “passeggiata di salute”. Inoltre, facendo il rapporto tra il tasso di positività  della popolazione generale, che oggi in Italia viaggia a cavallo del 2% e quello in età scolastica, elementari e medie soprattutto, che supera il 10%, si capisce chiaramente che in quella fascia di età il virus sta circolando liberamente. Se vogliamo ridurre al massimo la circolazione virale, che è quello che dovremmo riuscire a fare per portare il Covid ad una situazione di endemia, allora ridurre la circolazione nei bambini è fondamentale.

Dovremo continuare a vaccinarci ogni 5-6 mesi?

Questo non lo so, però penso che la necessità di ripetere su base ciclica la vaccinazione sia sostanzialmente concreta. Quale sia la ciclicità, è per ora difficile dirlo. Come succede con il vaccino antinfluenzale, se si fa da 20 anni aumenta l’efficacia, perché tutte le somministrazioni precedenti lasciano una traccia nel sistema immunitario. È possibile che dopo la terza dose, la quarta sia necessaria solo tra un anno, ma ora è prematuro parlarne. Posso dire però, con ragionevole certezza, che il vaccino anticovid sarà parte delle vaccinazioni che si fanno periodicamente, come l’antinfluenzale.

Cosa ci può dire di questi vaccini a mRNA? Chi li rifiuta, dice che sono “non convenzionali”

Modificare i vaccini di Pfizer o di Moderna è ancor più semplice che modificare quelli non a mRNA, in un paio di mesi è possibile avere in mano un vaccino efficace anche contro eventuali nuove varianti. Questo grazie alla moderna tecnologia di questi nuovi vaccini. Per fortuna sono non convenzionali, hanno fatto fare un salto in avanti incredibile nella tecnologia della vaccinologia. Erano 15 anni che si studiavano i vaccini a mRna per il cancro e non si era mai riusciti a farli funzionare. Adesso si è scoperto come si fa e questo apre una prospettiva infinita.

In Romagna si è vista la variante Omicron?

Per ora, gli unici casi identificati sono quelli che hanno riportato le cronache, 4-5 in tutto. In Emilia Romagna produciamo circa il 10% del sequenziamento nazionale, 230 sequenze settimanali circa, sulle 2.300-2.500 prodotte dai laboratori dell’intero Paese. Se ci dovesse capitare per le mani una variante Omicron, ce ne accorgeremmo in fretta. Per ora non è ancora successo, ma è questione di tempo.

Diventerà prevalente come la Delta?

Se i dati delle analisi bioinformatiche venissero confermati, potrebbe succedere con la Omicron ciò che è successo con la Delta: ha sostituito la Alfa (variante inglese) nel giro di poche settimane. L’Alfa è scomparsa completamente. È probabile che anche la Omicron diventi prevalente.