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Femminicidio di Ilenia Fabbri. Parlano i 2 imputati. Barbieri, freddo e preciso, conferma la sua versione e inchioda Nanni, che invece tentenna e si contraddice

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Alla fine dell’udienza di oggi 19 gennaio del processo per il femminicidio di Ilenia Fabbri – avvenuto quasi un anno fa il 6 febbraio 2021 a Faenza – interamente dedicata all’esame dei due imputati in Corte d’Assise a Ravenna, le versioni dei fatti fornite da Claudio Nanni e Pierluigi Barbieri restano su sponde opposte. “Ilenia doveva solo spaventarla”, insiste il primo, ex marito della vittima nonché mandante del delitto secondo l’accusa. “Mi aveva detto che Ilenia non doveva uscire viva”, ribadisce il secondo, il sicario reo confesso del delitto.

BARBIERI, IL SICARIO

“Se vedo una vecchietta o un vecchietto nel parcheggio che fatica a caricare la spesa in macchina li aiuto, se incontro per strada uno che mi dà del coglione lo meno e lo lascio lì”. Pierluigi Barbieri sintetizza così il suo codice morale. Codice di un uomo che dice di non sopportare gli uomini che picchiano le donne, ma che nello stesso tempo fruga nel cassetto della cucina di via Corbara, a casa di Ilenia Fabbri, per trovare uno strumento “per finire” la donna ormai morente.

Il cervese è il primo ad essere sottoposto al fuoco di fila delle domande. Il suo esame durerà circa due ore mezza. Un racconto freddo, a tratti brutale, in cui l’imputato fornirà anche particolari inediti. Barbieri e Nanni si conoscono nel 2014 a Forlì. Ad unirli è la passione per le moto. Barbieri lavora anche nell’officina di Nanni per qualche tempo.

“Quando Nanni inizia a rappresentare le sue difficoltà con Ilenia Fabbri?”, chiede la PM Angela Scorza. “Quando si è separato. Diceva che lei lo martellava in continuazione. Più in là mi dice anche di avere provato a cercare delle persone che la togliessero di mezzo”. La confidenza viene fatta da Nanni al Barbieri nel 2019.

Nell’aprile del 2020 Barbieri viene arrestato per un pestaggio per una questione di soldi. Per ovvii motivi Nanni e Barbieri stanno un po’ di mesi senza frequentarsi. Poi, quando in agosto Barbieri esce dal carcere, i due prendono parte ad un giro in moto. “Ci siamo incontrati lì – riprende a raccontare Barbieri – ed è in questa occasione che Nanni ha tirato di nuovo fuori il discorso. La moglie continuava a tartassarlo”.

Pierluigi Barbieri

Si fa strada l’idea di uccidere Ilenia e deve essere Barbieri a farlo. “Lui – sostiene il killer – mi aveva prospettato diverse soluzioni”. La prima proposta è quella di inscenare un suicidio e di fare trovare la donna impiccata. Barbieri però si oppone. “Ho convissuto 14 anni con una ragazza a Novara. Il suo papà si è impiccato, è stata lei a trovarlo e non voleva rimanere più in quella casa. Mi sono messo nei panni della figlia”.

Allora Nanni propone di uccidere la donna con un tubo di ferro che si trova nella sua officina: anche questa ipotesi risulta sgradita al Barbieri, che vorrebbe optare per uno strumento altrettanto letale ma meno invasivo. Prima del 6 febbraio 2021, giorno del femminicidio, ci sono due tentativi di uccidere di Ilenia che vanno a vuoto. Il primo viene effettuato quando Nanni è fuori Faenza per una vacanza in Toscana.

Il sicario racconta che avrebbe dovuto uccidere Ilenia e portarla via dentro un trolley, lo stesso che è stato trovato nell’officina di Nanni con dentro una vanga insieme a delle bottiglie di acido. Dopo averla uccisa e messa nella valigia, prima di seppellirla sotto un pilone del cavalcavia dell’autostrada dove lo stesso Nanni – accusa Barbieri – aveva già scavato una buca, il sicario avrebbe dovuto gettare l’acido sul viso e sulle mani della vittima, in modo da renderla irriconoscibile.

Il secondo tentativo deve essere effettuato in occasione di un viaggio a Roma di Nanni con la figlia Arianna. Nanni però arriva in ritardo. “Ho aspettato fino alle 5, ero talmente strippato e me ne andai”.

La PM precisa: “Prima del 6 febbraio lei e Nanni vi siete incontrati varie volte. Il 19 gennaio Nanni è venuto da lei a Rubiera, poi vi siete visti anche il 20 e il 29 gennaio”. “Mi martellava in continuazione. Sempre a dirmi questa cosa qua, era come se avessi un martello pneumatico nella testa: si doveva fare assolutamente il 6 febbraio” dice Barbieri. In questa data padre e figlia devono recarsi a Milano ad acquistare un’auto.

“Gli accordi quali erano?”: incalza la dottoressa Scorza. “Io dovevo entrare in casa subito dopo che Nanni e sua figlia se ne erano andati. Ho aperto il cancellino e poi la porta dei garage con le chiavi che mi aveva dato Nanni. Ho fatto una rampa di scale e sono andata verso la camera da letto di Ilenia. La porta era semiaperta, lei stava armeggiando con il cellulare. Quando mi ha visto è saltata sul letto: Chi sei? Mi ha detto. Io gli ho dato la prima botta sulla nuca con il martello che mi ero portato dietro”.

I minuti che seguono sono concitati e terribili. Barbieri continua a colpire Ilenia con il manico del martello. Lei è a terra e grida “Basta, basta”. “Ma ormai ero partito, sentivo la voce del Nanni nella testa che mi diceva: Deve uscire morta. Avevo assunto cocaina e alcol. Nanni mi aveva regalato 5 grammi di cocaina per disinibirmi” racconta il killer.

Pierluigi Barbieri

Barbieri trascina Ilenia di sotto, in cucina, fruga nel cassetto ed estrae un coltello. Il Pm Barberini gli fa notare come il coltello non sia proprio conforme alla sua idea di un omicidio “pulito”. “Certo, ho cercato fino all’ultimo di tagliarle la gola, ma ho dovuto fare tutto in tre, quattro minuti” confessa. Forse è entrato anche un po’ in confusione: capisce che c’è qualcuno in casa (Arianna Massioni, l’ex fidanzata della figlia della vittima, spaventatissima), qualcun altro suona al citofono.

Dopo l’omicidio Barbieri esce dalla porta d’ingresso e se ne va. Getta il martello per strada e le chiavi che Nanni gli ha procurato in due tombini a Russi dove va, dice, a trovare un amico.

Quando entra nella casa di via Corbara, Barbieri ha una mascherina, il capo coperto da un berretto, indossa i doppi guanti e una calzamaglia sotto i pantaloni. “Per non lasciare alcuna traccia, e in effetti – si vanta rivolgendosi alla PM – non avete trovato nulla”.

“Dopo Ilenia – rivela per la prima volta il killer – avrei dovuto sistemare un promotore finanziario. Dovevo ammazzarlo perché aveva fatto perdere a Nanni 20.000 euro”.

Ventimila euro è proprio la cifra pattuita anche per l’omicidio di Ilenia, 20.000 euro più una macchina di pari valore. In aula però Barbieri si dimostra pentito e butta addosso al Nanni tutta la responsabilità morale del suo gesto.

“Ho confessato una cosa che nessuno avrebbe mai confessato. L’ho fatto perché ho capito che Ilenia era lei la vittima, non lui, l’ho capito dopo. Adesso so che lui dice bugie. Mi ci ha portato lui a fare questa cosa. L’unica pecca di Ilenia era che voleva rifarsi una vita”.

Il sicario parla anche dei suoi problemi mentali, del suo rapporto con le droghe, racconta di avere avuto un’infanzia difficile. Dice insomma, che vuole essere aiutato.

Claudio Nanni

L’EX MARITO NANNI, IL MANDANTE

Se Pierluigi Barbieri non mostra cedimenti e fornisce una ricostruzione coerente, Claudio Nanni fornisce un racconto vago e contraddittorio. Non nega i problemi con la moglie, soprattutto dopo il periodo di convivenza forzata seguita alla separazione. “I rapporti non erano semplici, litigavamo, lei mi faceva qualche dispetto”.

Minimizza sull’episodio di aggressione denunciato dalla moglie dopo essere ricorsa alle cure del pronto soccorso. “Durante una discussione c’è stato un contatto fisico. Gli ho preso le mani, non mi so spiegare le lesioni al collo”. E quando la PM gli fa notare che il 31 ottobre 2016 ha provveduto a far cancellare, “a sua insaputa” Ilenia dall’impresa di famiglia che gestiva l’officina nella quale lei ha lavorato per dieci anni, risponde che “lei di fatto in officina non veniva più”.

Ma quando le domande incalzano sul cuore del processo che lo vede imputato per essere il mandante di un delitto efferato, cade in diverse contraddizioni. Innanzitutto nega di aver mai detto di volerla fare ammazzare, di volerla vedere morta, ma dice che voleva solo spaventarla per farla desistere dalla sua battaglia giudiziaria.

Il 10 ottobre, qualche mese prima del femminicidio, Nanni annota sul cellulare tre parole: valigia, buco, chiavi. Una prova della sua volontà di fare uccidere la moglie e di nascondere il cadavere, secondo gli inquirenti. Solo “oggetti per intimidire Ilenia”, assicura l’imputato.

Ma in che modo? Incalzato dall’avvocato Massimiliano Starni (che tutela gli interessi del nuovo compagno di Ilenia e della zia della vittima) e dal Presidente del Tribunale Michele Leoni, si inerpica in improbabili spiegazioni. Gli oggetti avrebbero potuto essere raffigurati in una fotografia, ma anche branditi dal Barbieri per spaventare Ilenia. “Entro in casa con un oggetto, le farò anche del male”, dice Nanni riferendo quanto gli sarebbe stato detto da Barbieri.

“Fare del male?”, chiede il Presidente Leoni. “Sì, uno schiaffo, un calcio, a seconda di quello che deve servire” dice lui. L’avvocato Starni: “Perché Ilenia avrebbe dovuto capire che la persona che era entrata in casa era stata inviata dall’ex coniuge per intimidirla?”. “Ho ritenuto che lei potesse pensare che lui era mandato da me. Ho scelto Barbieri, pensavo fosse la persona adatta visto i comportamenti”.

Ma le sue spiegazioni non convincono la Corte: “Non capisco per quale motivo sua moglie non avrebbe dovuto collegare la presenza in casa di uno sconosciuto con un furto, una rapina. È inutile che lei ripeta le cose come un disco rotto che doveva essere uno spavento. Lei gira attorno alle domande e la Corte ne prende atto”.

Il processo riprenderà il 26 gennaio alle 9,30 con l’audizione dei testimoni della difesa dei due imputati. Un’altra udienza è in calendario per il 9 febbraio.

Alla fine dell’istruttoria la Corte d’Assise deciderà in merito alla perizia psichiatrica chiesta dai difensori di Pierluigi Barbieri.

Claudio Nanni

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