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DOMINANZE PATRIARCALI / 8 / Dalla parte di Ilenia. Quello che importa: ogni 72 ore, un femminicida uccide una donna per dominarla

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19 gennaio 2022, Corte d’Assise di Ravenna, processo per il femminicidio di Ilenia Fabbri. Un femminicidio. Un omicidio. In aula, oggi, nona udienza, parlano i due accusati Claudio Nanni e Pierluigi Barbieri. Rifletto sulle parole. Un mandante. Un sicario. Una vittima: Ilenia Fabbri. Il mandante è il femminicida, che ha usato come arma un sicario. Il sicario è l’esecutore materiale, l’omicida.

Ripasso la storia della relazione fra Ilenia e Claudio. Sappiamo che il loro matrimonio era in crisi. Lo racconta Ilenia nella denuncia per maltrattamenti e lesioni del 2017, che già da qualche anno aveva “iniziato a fargli notare le cose che mi ferivano o mi davano fastidio dei suoi atteggiamenti. Lui mi rispondeva che ero una ‘rompicoglioni’, una ‘mantenuta’, che non sapevo cosa fosse il sacrificio perché non avevo mai lavorato, ed ero stata abituata a star seduta su una sedia… stabilmente rifiuta di dormire con me e si è trasferito sul divano”.

Le impedisce anche di lavorare nell’autofficina. Addirittura, senza avvertirla, la estromette dall’accordo di collaboratrice familiare. E, sempre di nascosto, vende la gelateria che avevano pagato congiuntamente. In aula oggi Nanni si è giustificato: “L’ho fatto senza dirglielo perché credevo non ce ne fosse bisogno”.

In settembre del 2016, Ilenia riceve dall’avvocato di Nanni una lettera con la quale “mi informava che voleva separarsi… Consapevole della mia dipendenza economica da lui e dall’attività di famiglia, ha iniziato a mettere in atto nei miei confronti tutta una serie di iniziative finalizzate a privarmi di ogni disponibilità economica, per mettermi in difficoltà e per costringermi ad accettare le sue condizioni di separazione”. Dice oggi Nanni: “La causa di separazione era diventata una battaglia. Io volevo dividere tutto a metà, lei non era disposta a farlo”. Perché Ilenia non era disposta a farlo? Perché la casa era per il 99 per cento intestata a lei e solo per l’1 per cento a lui.

Il 21 settembre 2017, nella prima udienza della causa di separazione, il Giudice emette un provvedimento presidenziale che autorizza Nanni a rimanere nella casa coniugale fino al momento in cui la stessa sarà venduta e diviso il ricavato a metà. Ammette Nanni su domanda del Presidente della Corte: “Il periodo peggiore è stato quello della nostra convivenza forzata”. Periodo durante il quale il marito mette un geolocalizzatore Gps nell’auto della moglie per dimostrarne il tradimento, nel quale l’aggredisce fisicamente e la fa finire al pronto soccorso per lesioni al collo, anche se oggi nega di averle stretto le mani al collo, periodo nel quale, fra gennaio e febbraio 2018 Nanni confida ad Ortensia Capirossi: “Prima o poi le mando qualcuno a farle la festa.”

Tutto ciò avviene prima che, in settembre 2019, Ilenia Fabbri intentasse una causa di lavoro contro il suo ex per le spettanze relative agli utili dell’autofficina, per gli stipendi mai pagati in undici anni di lavoro, per la vendita della gelateria.

I COMPAGNI DI MOTO

Fra una sgasata e l’altra, entra in scena il Compagno di Moto, Pierluigi Barbieri, conosciuto durante una gita nel 2014, al quale Nanni, fra un pistone e una marmitta, in agosto 2020, confida che si era separato e che voleva “togliere di mezzo la moglie perché era andata a toccare la casa, la macchina, il mantenimento, che era andata oltre e doveva sborsare 500 mila euro per la causa di lavoro e che, già nel 2019, si era rivolto a uno che però era in galera … perché sua moglie continua a tartassarlo e che … parlava male di lui con gli amici dicendo che non era un vero uomo …”.

“Non era un vero uomo”, un’onta insopportabile. L’ingaggio di Barbieri per ‘far fuori Ilenia’ è una conseguenza naturale: “Ho rivissuto quello che mi diceva lui perché vivevo la stessa esperienza con la mia ex”. “Solidarietà maschile?”, chiosa il Presidente in aula. “Bravissimo, signor Presidente”, plaude Barbieri detto lo Zingaro. Nanni si affida a lui completamente “era lui l’esperto”.

DEONTOLOGIA DI UN OMICIDA

Barbieri si vanta in aula della propria professionalità: non ha lasciato impronte, c’è solo un mezzo fotogramma che lo riprende, non ha detto una parola, era bardato come si conviene, con calotta, mascherina, calzamaglia, doppi guanti e ha anche pulito perfettamente l’auto. Dopo due tentativi andati a vuoto, per questioni organizzative, si arriva al dunque: “Mia figlia l’ho incastrata perché la macchina l’ho già pagata e lei è obbligata ad andare a ritirarla”.

Ma quando si accorge che in casa quella mattina del 6 febbraio c’è anche un’altra persona (la compagna di Arianna), dopo aver ucciso Ilenia Fabbri se ne va: “Non tiro dentro un innocente… Ringrazio Dio che non è scesa”.

DEONTOLOGIA DI UN FEMMINICIDA

Un chiodo fisso: la dominanza. Quella donna “deve uscire morta … non deve più respirare”. Un imperativo talmente insistente, martellante quello di Nanni, tanto che Barbieri sente “sempre la sua voce dentro la testa, come un martello pneumatico … tanto più che ero sballato di cocaina e alcol. Nanni mi aveva regalato 5 grammi di cocaina per disinibirmi”. Complicità maschile.

Ma quando Nanni gli offre 20 mila euro, lo Zingaro sbotta: “Ma non mi prendere in giro, neanche un amico te lo fa”. Ottiene così anche una macchina di pari valore, “altrimenti me la prendo con l’officina”. Come giustifica Nanni il messaggio mandato a Barbieri: “Una volta che esco (dal covid) si fanno tutte le cose che bisogna fare”. Quali cose?, gli vien chiesto “Prendere un caffè … un aperitivo.”

Progettualità elementare. Come fare per togliere di mezzo quella donna? Nanni propone di farla trovare impiccata, inscenare un finto suicidio. Incuranza per chi sopravvive. Barbieri non è solo un ‘esperto’ è anche un uomo di cuore, empatico e compassionevole: “Mi sono messo nei panni della figlia … non va bene gli ho risposto … E se la trova tua figlia?, gli ho chiesto e lui: Non me ne frega un cazzo, deve uscire morta, non deve più respirare … Quindi ho cercato in tutti i modi di non fare una cosa del genere”.

A proposito dell’arma da usare per uccidere la donna, Nanni propone un tubo di ferro che è giusto lì sul bancone. Ma l’esperto Barbieri si oppone: “Se la colpisco con quello le sfondo il cranio e faccio un macello in quella casa”. Menzogne da adolescente, trovato con le mani nella marmellata. Altra ideona di Nanni, riportata in aula dallo Zingaro: uccidere la donna, metterla in un trolley e portarla in un fiume sotto un cavalcavia, togliere la defunta e metterla in una buca già pronta, versare dell’acido sul viso e le mani, ricoprire, portare via trolley e badile e far sparire tutto.

Le prove si svolgono in officina mentre Nanni si rannicchia dentro un trolley per dimostrare che se ci stava lui “ci stava anche Ilenia Fabbri”. In aula vien chiesto a Nanni di giustificare il contenuto di promemoria rimasto nel suo telefono: ‘Valigia, chiavi, buco’. Lui con un testa coda degno del miglior centauro, s’arrampica: “Erano solo chiacchiere del più e del meno. Io non ho mai chiesto di uccidere Ilenia. Chiedevo solo se poteva far qualcosa per intimidirla … lui mi ha chiesto di fargli trovare le chiavi, la valigia, qualcosa per fare un buco … era lui l’esperto e glieli ho forniti come mi aveva chiesto … Non avevamo fatto un piano … Eravamo d’accordo che doveva entrare in casa per spaventarla … fare una foto … con una minaccia scritta”.

Altra domanda, altra acrobazia. Perché sua moglie vedendo un uomo mascherato in casa con un trolley in mano avrebbe dovuto pensare che era stato lei a mandarglielo per spaventarla e non fosse invece un ladro? Risposta di Nanni: “Eravamo prossimi all’udienza per la causa di lavoro e lei avrebbe capito.” Non ha pensato che Ilenia si sarebbe rivolta alla polizia, come aveva fatto precedentemente per l’aggressione e le denunce? Così Nanni risponde: “Pensavo che lei capisse che ero io e lasciasse perdere, ma siccome non ero io a spaventarla non ci sarebbe stato alcun seguito”. Bocciate le messe in scena, Nanni si adegua a Barbieri che gli dice: “Ci penso io e le farò anche male”.

Domanda: cosa significava farle del male? Risponde Nanni: “Male era un calcio, uno schiaffo … non me ne sono interessato”. E ancora: quando siete in auto e Arianna Massioni telefona e in diretta racconta l’uccisione di Ilenia Fabbri, perché lei cade in un precipizio emotivo? Nanni risponde: “Sprofondo nel panico, ero terrorizzato, la sua presenza poteva suscitare reazioni diverse”. Temeva un nuovo fallimento?

Gli chiede il Presidente: “Perché non ha chiesto dov’era Ilenia? La risposta di Nanni: “Non è che non mi preoccupavo sapendo che era impegnata con Barbieri”. Perché ha cancellato il contenuto del suo cellulare fino febbraio 2021? “Avevo la memoria piena e il telefono non funzionava più”.

CONFESSIONE DELL’OMICIDA

Ma quando Barbieri inizia a raccontare il suo passato di frustate e maltrattamenti a partire da quando aveva sei anni, il Presidente lo blocca: “Non siamo qui per valutare la storia di Barbieri”. Se tutte le persone che hanno subito o hanno visto o vissuto maltrattamenti e violenze in famiglia, diventassero assassini, il mondo ne sarebbe pieno. Aver avuto un passato traumatizzante non attenua la responsabilità del proprio agire.

CODARDIA DI UN FEMMINICIDA

Nanni, secondo Barbieri “È un codardo, perché non l’ha fatto lui?” Domanda: “Perché al momento dell’arrivo, lascia sua figlia entrare e vedere quello che era successo?” Risposta: “Perché Arianna mi aveva detto di stare al telefono con Arianna Massioni”. Il Presidente della Corte cerca di svegliarlo dal suo torpore: “Cerchi di essere convincente: rischia l’ergastolo.”

LA DIFFERENZA

Qual è la differenza fra un omicidio e un femminicidio? Nel Codice Penale, art. 55, l’omicidio volontario consiste nel provocare volontariamente la morte di un’altra persona. Prescinde dal genere. Il femminicidio fonda le basi nel terreno culturale maschilista e patriarcale, quella che porta gli uomini a considerare di loro proprietà le donne al punto tale da ucciderle se non si piegano. Se non stanno zitte. E fin qui ci siamo. Riguardo gli ultimi dati della Polizia criminale del Ministero dell’interno, usciti il 15 novembre 2021. Dal primo gennaio al 14 novembre 2021, sono stati registrati 252 omicidi, con 103 vittime donne di cui 87 uccise in ambito familiare/affettivo; 60 di queste sono state uccise dal partner o ex. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente gli omicidi sono leggermente diminuiti, del 2 per cento. Le vittime di genere femminile invece sono aumentate del 3 per cento.
L’omicidio volontario di una donna da parte di un partner o ex, è un femminicidio.

“Perché tirar fuori parole come femminicidio quando l’omicidio comprende tutto?”, è stato chiesto alla filosofa Michela Murgia, che ha così risposto: “Le donne uccise dentro a dinamiche tossiche di relazione sono un fenomeno che non ha niente a che fare con quelle morte per criminalità comune … La morte fisica è infatti possibile solo dove è già stata consentita la mortificazione civile, cioè tutte le negazioni di dignità, psichica e morale rivolta alle singole donne in quanto tali e alle donne tutte nella loro appartenenza di genere”. Perché la relazione fra Ilenia e Claudio era tossica? Perché si basava sulla sopraffazione, sul dominio, sulla violenza economica e psicologica.

Cos’hanno in comune l’omicida e il femminicida? Oltre alla pochezza del linguaggio, svettano il cinismo, la ferocia di fronte alla vita di una donna, Ilenia Fabbri. Colpita col manico di un martello, sgozzata con un coltello dall’omicida, fatto di cocaina, guidato dalla voce del femminicida che lo incalza: “Deve uscire morta”.

Poco importano le parole del sicario, che pare invocare la detenzione come ancora di salvezza da se stesso. Pierluigi Barbieri, che in questi mesi di custodia cautelare, ha letto gli atti dell’inchiesta, ha pensato: ““Sono una persona che se vede una vecchietta o un vecchietto che fatica a mettere la spesa in macchina li aiuto, ma se uno mi dice che sono un coglione lo meno e lo lascio lì … Ho confessato perché ho capito che Ilenia era lei la vittima non lui, solo che questo l’ho capito dopo. Adesso so che lui dice bugie e io odio chi mi dice bugie. Odio le persone che maltrattano le donne, li odio proprio. L’unica pecca di Ilenia era che voleva rifarsi una vita, sposarsi, avere dei figli … mi sono sentito una merda … Nanni ha fatto leva sul mio passato … so che mi dovete condannare, però credetemi, la condanna non è nulla di fronte a ciò che ho passato … Io voglio sapere cosa c’è nella mia testa”.

Si è solo sbagliato su chi era la vera vittima? Nulla importano le parole di Claudio Nanni, che nulla ha pensato durante la custodia cautelare, e che oggi in aula si limita a concludere “Sono innocente, addolorato per mia moglie, per mia figlia e per me”.

QUELLO CHE IMPORTA…

Ilenia è sul letto col cellulare in mano, forse manda il buongiorno al suo compagno … un omone entra in camera …, “Chi sei?”, urla lei, … lui le si avvicina brandendo un oggetto …“Basta, basta”, urla ancora la donna … dopo, silenzio. Quelle urla sono l’unica cosa che importa. Urla che devono risuonare alte nelle aule dei tribunali, entrare nell’agire delle istituzioni, formare chi deve applicare le leggi, sollecitare l’impegno civile e politico di donne e uomini, agire sull’educazione scolastica a partire dalla scuola d’infanzia.

Perché, ogni 72 ore, un femminicida uccide una donna, partner o ex, per dominarla.

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