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Il Prefetto Enrico Caterino saluta Ravenna. Dal 1° febbraio lascia il Palazzo della Prefettura: “Tre anni intensi che non dimenticherò”

Il 31 gennaio il Prefetto Enrico Caterino termina il suo mandato a Ravenna, iniziato nell’estate 2018. Dal 1° febbraio andrà in pensione.

Prefetto Caterino, come sta? Ha fatto gli scatoloni per il trasloco, come il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella?
“Sto bene (ride, n.d.r). Diciamo che considerato che ho lavorato anche con il Presidente Mattarella, questa coincidenza mi fa sorridere.”

Fare un bilancio di fine mandato non è mai facile ma qual è la Ravenna che ha trovato e quale quella che lascia?
“Quando sono arrivato, tre anni e mezzo fa, ho trovato una città tranquilla, con tante eccellenze, con un valido tessuto sociale e senza particolari forme di criminalità. Ora lascio una città che sta attraversando una fase delicata a causa della pandemia, che inevitabilmente ha condizionato tutto. È quindi difficile fare un raffronto tra la città che ho trovato e quella di oggi. Rispetto ad altre realtà del Paese devo dire che Ravenna, sia come istituzioni che come cittadini, ha saputo rispondere bene all’emergenza sanitaria. Noi abbiamo fatto la nostra parte sul fronte dei controlli e sulla gestione degli aspetti collaterali. La collaborazione tra Istituzioni, associazioni di categoria, Camera di Commercio e forze di polizia è stata ottima. Abbiamo creato il Centro coordinamento soccorso e in questa sede si è operato in un clima di massima collaborazione. Quindi, nel complesso il mio è un giudizio molto positivo. Sono stati tre anni intensi che non dimenticherò.”

Siamo quasi allo scoccare dei due anni di pandemia. Come valuta ciò che è stato fatto e come si sono comportati i cittadini rispetto ai controlli?
“La risposta dei ravennati, sia da parte dei semplici cittadini che dei titolari di attività, è stata buona. In questi due anni non abbiamo registrato forti criticità. Da parte nostra, fin dall’inizio abbiamo deciso di svolgere l’attività di controllo cercando di avere un atteggiamento di persuasione e non di repressione, comprendendo le difficoltà generate da questa situazione nel tessuto economico e sociale ravennate. Va riconosciuto alle forze di polizia di aver sempre operato con il massimo equilibrio, senza però concedere sconti a chi si dimostrava recidivo.”

Non ritiene vi sia stato un eccesso di norme in questo campo?
“Purtroppo fin dall’inizio, la lotta alla pandemia ha visto un continuo susseguirsi di norme, con incroci tra disposizioni governative e locali. Abbiamo già vissuto fasi critiche che hanno disorientato il cittadino. Il nostro compito è stato proprio quello di cercare di dare indicazioni precise sia al mondo economico e che al semplice cittadino. Quindi, come Prefettura, saremo preparati anche a gestire le possibili perplessità che emergeranno con l’entrata in vigore dell’ultimo Dpcm, dal 1° febbraio.”

Nelle classifiche a livello nazionale sui furti in abitazione Ravenna è sempre in testa. Questi dati fotografano la realtà?
“Come Comitato per la Sicurezza abbiamo dato la nostra interpretazione a queste classifiche: i ravennati hanno uno spiccato senso civico e una forte fiducia nelle istituzioni che li porta a denunciare anche piccoli furti. Reati che in altre città non vengono neppure segnalati alle forze dell’ordine, ad esempio il furto di una lampadina dall’illuminazione esterna in area condominiale. Ogni piccola denuncia quindi finisce nel calderone dei dati e ciò ci penalizza nelle statistiche nazionali. Di contro, quindi si può dare anche un’altra lettura: significa che i ravennati hanno fiducia nel sistema delle istituzioni. Inoltre bisogna tener presente che la provincia di Ravenna è molto vasta e difficile da presidiare. Per migliorare il controllo del territorio negli ultimi anni sono stati potenziati i sistemi di video sorveglianza lungo le strade.”

C’è un progetto attivato in questi tre anni, a cui è particolarmente legato e che lascia in eredità al suo successore?
“Sì. Si tratta del “Fondo di prossimità” un’iniziativa sperimentale avviata nel febbraio 2021 dalla Prefettura di Ravenna in collaborazione con le Caritas di Ravenna e Faenza e i Servizi Sociali dei comuni, per istituire un percorso di solidarietà ed assicurare un minimo conforto alle persone in grave stato di bisogno economico. È un progetto innovativo, che grazie ai contributi devoluti da BPER, BCC Ravennate, Forlivese e Imolese ed altre aziende del territorio ci ha permesso ci raccogliere oltre 50 mila euro. Finora abbiamo destinato contributi per oltre 22mila euro che sono serviti a dare risposta a 73 domande di aiuto. Abbiamo altre 64 richieste di contributo che sono in fase istruttoria, mentre 15 domande sono state respinte. Le richieste vengono esaminate da un apposito “gruppo di lavoro” al cui tavolo siedono i referenti della Caritas di Ravenna-Cervia e Faenza e dei Servizi Sociali. Tengo molto a questo progetto e spero che venga portato avanti dal mio successore.”

Quale consiglio darà al suo successore?
“Al momento il successore non è ancora stato nominato. Fino ad allora la sede sarà vacante e retta dal Vice Prefetto Vicario, Francesca Montesi.”

Commenti

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  1. Scritto da ST

    Un brava persona. Seria.
    Quando lo Stato è rappresentato da brave persone, è sempre un fatto positivo per la società.