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Femminicidio di Ilenia Fabbri. Sfilano alcuni testimoni della difesa, senza colpi di scena. Rinviata decisione sulla perizia psichiatrica

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Stamane, 26 gennaio, nell’aula della Corte d’Assise di Ravenna, nuova udienza del processo per il femminicidio di Ilenia Fabbri. La giornata, secondo programma, era dedicata ai testimoni della difesa e così è stato, anche se l’udienza è finita prima del previsto a causa delle numerose defezioni (per impegni di lavoro improrogabili, ma anche per motivi legati al covid).

La Corte ha deciso quindi di rinviare la maggior parte delle testimonianze al 9 febbraio e dopo, come ha ricordato il Presidente Michele Leoni, deciderà in merito alla richiesta di perizia psichiatrica nei confronti di uno dei due imputati, Pierluigi Barbieri, il sicario che ha confessato di avere ucciso il 6 febbraio 2021 Ilenia Fabbri nella sua casa di via Corbara per conto del marito, Claudio Nanni. Una perizia sulla capacità di intendere e di volere dell’omicida chiesta principalmente dal suo difensore, l’ avvocato Gramiacci, ma che potrebbe “fare gioco” anche all’avvocato Furnari, che tutela gli interessi di Claudio Nanni.

Fatta questa premessa, tre delle cinque testimonianze di questa mattina, erano per lo più dedicate a sondare il tema delle condizioni psichiche di Barbieri. In sintesi: dopo un incidente in moto, Barbieri afferma di non sentirsi più lo stesso. Lo conferma la dottoressa Simona Brunelli che all’epoca lavora alla Medicina riabilitativa di Forlì dove si occupa di traumi cerebrali. Da lei l’imputato si reca il 19 gennaio del 2017: ha perdite di memoria, difficoltà di attenzione e, soprattutto, è molto ansioso per questa sua nuova condizione di fragilità.

“Lo vedevo più spento” afferma l’amico Andrea Cosma dal quale Barbieri si reca alle 7,10 della mattina del 6 febbraio 2021, neppure un’ora dopo avere ucciso Ilenia Fabbri. “Anche quel giorno – aggiunge il testimone – mi ha parlato delle medicine che prendeva”.

A parte questo riferimento ai farmaci, Barbieri appare tranquillo, chiede all’amico di fargli in caffè, parlano della nuova fidanzata del Cosma. L’incontro dura circa una decina di minuti, poi Cosma deve andare a fare alcuni lavoretti e anche Barbieri dice di avere degli impegni.

Ma l’imputato aveva anche una dipendenza dalla cocaina: lui stesso nella testimonianza resa in aula la volta scorsa, ha detto che Nanni gliene aveva regalati 5 grammi prima dell’aggressione all’ex moglie. Racconta la dottoressa Luana Oddi, specialista in tossicologia medica presso il servizio di Dipendenze psicologiche di Reggio Emilia che incontra Barbieri l’8 febbraio 2021, due giorni dopo il femminicidio: “Disse di aver preso della cocaina come reazione emotiva ad una situazione di stress dovuto ad un processo che si era svolto poco prima e di essere in cura presso il Servizio di Igiene mentale”. L’imputato chiede un aiuto farmacologico rispetto all’uso della sostanza stupefacente e il medico decide di integrargli le dosi del farmaco che già assume per un disturbo bipolare.

Gli altri testimoni della difesa sono l’ingegner Filippo Gaddoni e il vicequestore Antonio Demurtas, dirigente del commissariato di Faenza. Il primo incaricato dalla difesa del Nanni di fare una serie di rilievi tecnici sulla velocità con la quale l’ex marito della vittima, al volante della sua auto, aveva percorso il tratto autostradale fra il casello di Imola e quello di Faenza la mattina della tragedia.

Nanni è in auto insieme alla figlia, stanno andando a Milano per acquistare un’auto, quando riceve al cellulare la telefonata di Arianna Massioni, che in quel momento è la fidanzata della figlia Arianna. La ragazza si trova nell’appartamento di via Corbara, è spaventata, dice che in casa c’è qualcuno, che sente delle urla. Nanni e la figlia decidono di tornare indietro. Arianna Nanni intuendo che sta accadendo qualcosa di terribile, incalza più volte il padre, gli dice di aumentare la velocità. Bene, secondo l’analisi dell’ingegner Gaddoni, il tratto fra i due caselli autostradali sarebbe stato percorso ad una velocità media di 118,27 chilometri.

Infine il vicequestore Demurtas è stato sentito sul ruolo della polizia faentina nell’inchiesta. “Un ruolo di supporto”, tiene a precisare, al lavoro dei colleghi della Mobile di Ravenna. Il 17 marzo del 2021 insieme al sostituto commissario Linguerri coordinatore della polizia scientifica, Demurtas si reca lungo il cavalcavia della linea ferroviaria Bologna – Ancona. Lì, secondo la confessione di Barbieri, si trova la buca nella quale avrebbe dovuto essere nascosto il corpo senza vita di Ilenia Fabbri. “L’indicazione era talmente precisa – sottolinea – che l’abbiamo trovata subito”.

L’esame dei testimoni della difesa riprenderà mercoledì 9 febbraio alle 9.30.

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