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Femminicidio Ilenia Fabbri: la sentenza con 2 ergastoli descrive un delitto efferato e premeditato con 2 vittime, la madre che lottava per i suoi diritti e la figlia

Come si configura il femminicidio di Ilenia Fabbri, messo in atto il 6 febbraio del 2021? È un delitto organizzato dall’ex marito Claudio Nanni, il mandante, e da Pierluigi Barbieri, l’esecutore materiale, con “certosina pianificazione”. Un delitto quasi perfetto, se non fosse stato per la presenza imprevista nell’appartamento di via Corbara di un’amica della figlia della vittima proprio la mattina del giorno dell’omicidio.

Nelle 111 pagine depositate nei giorni scorsi presso la cancelleria del Tribunale, il Presidente del collegio giudicante estensore della sentenza, Michele Leoni, spiega i motivi che hanno indotto la Corte d’Assise di Ravenna a condannare in primo grado entrambi gli imputati al massimo della pena.

Il documento parte dall’esposizione del “fatto-reato” avvenuto circa alle 6 del mattino del 6 febbraio 2021, ripercorre brevemente i punti salienti del dibattimento che ha visto sul banco degli imputati appunto l’ex marito della vittima Claudio Nanni e il sicario Pierluigi Barbieri e l’avvicendarsi in aula di numerosi testimoni. Spiega perché a Barbieri non sono state concesse né la perizia psichiatrica, né le attenuanti che aveva chiesto ma, al contrario, come la Corte d’Assise sia arrivata a definire le aggravanti che hanno portato alla pena dell’ergastolo decisa per entrambi.

Quella di Ilenia purtroppo è stata una morte annunciata. In ben otto testimonianze ritenute “pienamente credibili” si “ritrovano, velati o dichiarati, i propositi omicidi che Nanni aveva nei confronti della moglie”. Alcuni in particolare riferiscono che Nanni era praticamente ossessionato dalla causa di lavoro che Ilenia gli aveva intentato, dopo avere lavorato nella sua officina meccanica per tanti anni senza vedersi pagare neppure i contributi. Una causa che era stata fissata per il 26 febbraio 2021; a questo fatto la vittima “ricollegava un reale intento del marito di farla uccidere”.

Non solo. Uno dei testi ha specificato che Ilenia gli disse che il marito avrebbe assoldato uno con “pochi soldi” (Barbieri era disoccupato e nullatenente). Ilenia insomma, commenta il dottor Leoni, “conosceva il marito talmente bene da percepire la situazione di pericolo in cui si trovava”. Ma è la “sciagurata” ordinanza del Presidente del Tribunale nell’ambito della causa di separazione a fare da detonatore ad una situazione già di per sé esplosiva. L’ordinanza infatti concede a Nanni di continuare a vivere nella casa di via Corbara fino alla sua vendita e stabilisce che il ricavato dell’immobile venga diviso al 50 per cento (Ilenia ne è la proprietaria al 99 per cento).

Se Ilenia ricava da questo provvedimento “un disperante senso di ingiustizia”, per converso Nanni ne trae “un senso di onnipotenza e di impunità”. Scrive il Presidente Leoni a questo proposito: “Quel periodo segnò un pericoloso salto qualitativo in peggio nelle relazioni fra i due ormai ex coniugi. L’ostinata resistenza che Ilenia Fabbri riuscì a porre in essere durante la convivenza coatta, tanto da non cedere alle pretese del marito sulla casa, portarono il Nanni a concepire una diversa ‘soluzione finale’ di tutte le controversie fra i due. Il disegno omicidario, come si evince dalle testimonianze assunte, cominciò a prendere forma poco dopo”.

I due imputati

Ad inchiodare Claudio Nanni alle sue responsabilità di mandante è Pierluigi Barbieri, il sicario. Nanni, racconta Barbieri dopo essere arrestato, gli ha promesso che se gli ucciderà la moglie gli darà 20.000 euro e un’auto. Barbieri dopo il suo arresto non solo confessa il delitto, ma comincia a collaborare. Fa ritrovare l’arma sotto un pilone del cavalcavia, indica la buca dove avrebbe dovuto mettere il corpo di Ilenia trasportato in un trolley, racconta come da “compagni di moto” ad un certo punto lui e il Nanni sono diventati protagonisti in ruoli diversi di uno stesso disegno criminale.

Per quanto Barbieri è collaborativo e la sua narrazione trova riscontri oggettivi, per quanto Nanni nel suo esame avvenuto nell’aula della Corte d’Assise di Ravenna il 19 gennaio di quest’anno, appare vago e pieno di contraddizioni. Al punto, annota il Presidente Leoni, che “basterebbe anche solo il suo esame per ritenere la sua colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio”.

Di fronte all’evidenza dei fatti non può negare il suo rapporto con Barbieri, ma insiste, come se “fosse un mantra”, sulla versione che l’amico avrebbe dovuto limitarsi a spaventare la moglie. Incalzato dalla PM dottoressa Scorza, balbetta, fornisce una spiegazione surreale su quel promemoria “valigia, buco, chiavi” trovato sul suo cellulare: “la valigia poteva essere lo strumento attraverso il quale Ilenia avrebbe capito a che cosa era diretta l’intimidazione”.

Nanni cade in evidenti contraddizioni anche quando gli chiedono di chiarire alcuni punti della telefonata avvenuta in occasione del repentino ritorno a Faenza allertati da Arianna Massioni, l’ex fidanzata della figlia, terrorizzata perché ha visto uno sconosciuto nell’appartamento di via Corbara e perché ha sentito Ilenia urlare. In quell’occasione Nanni è evidentemente sulle spine: Ilenia doveva essere sola in casa, per questo ha convinto Arianna ad andare con lui in provincia di Milano ad acquistare un’auto usata. Nanni, che è al volante, nonostante la figlia lo inviti, più volte, ad accelerare, mantiene una velocità modesta. Piagnucola, appare molto preoccupato per l’amica della figlia che è al telefono con lui, le dice di chiudersi in camera, di non uscire, mentre non dice una parola su Ilenia, nessun riferimento alle sue urla disperate. “La Massioni doveva restare rintanata in stanza perché vi era il rischio che vedesse Barbieri e che un domani testimoniasse su ciò (e chi) aveva visto”.

Ed ancora: l’acquisto dell’auto con e per la figlia Arianna, era l’alibi di Nanni. A questo proposito la testimonianza del proprietario del veicolo viene considerata “assai significativa”. Nanni conclude la vendita assai velocemente, nonostante non fosse stato sottoposto a revisione. Su questo dettaglio, “non piccolo” decide di sorvolare, optando per farsi scalare il prezzo del costo di revisione. La macchina doveva essere consegnata la mattina del 6 febbraio. “Attendere la revisione avrebbe comportato il rischio di dover attendere oltre il 26 febbraio, data dell’udienza in cui si sarebbe discussa la causa di lavoro che Ilenia gli aveva intentato”. Tutto ciò “depone per la precostituzione di un alibi” e quindi per la premeditazione.

Pierluigi Barbieri racconta l’omicidio di Ilenia e la sua versione coincide con i riscontri oggettivi sul luogo della mattanza. Il suo difensore gioca la carta della perizia psichiatrica, a questo scopo viene presentata una corposa documentazione. Barbieri è seguito dal CSM di Reggio Emilia, ha una certa frequentazione con le droghe. Il giorno stesso del delitto assume cocaina “per disinibirsi”, ma dalle attestazioni medico-psichiatriche e dalla corposa documentazione, “non si ritrova in Barbieri alcun indice di disturbo psichico suscettibile di incidere sulla capacità di intendere e di volere”.

Anzi, “la lucidità che ebbe in occasione del crimine da lui eseguito è dimostrata anche dalla avveduta, meticolosa e fredda premeditazione con cui lo commise”. Diversi infatti gli accorgimenti assunti da Barbieri a partire dall’abbigliamento per introdursi in casa di Ilenia (doppi guanti e calzamaglia sotto i pantaloni) per non lasciare alcuna traccia del Dna.

Le due vittime

La confessione di Barbieri dopo il suo arresto ha contribuito ad imprimere una svolta positiva all’inchiesta, ma non può essere considerata al fine della concessione delle attenuanti generiche che stridono in modo netto con “il massacro insistito e cruento” che Ilenia dovette subire oltre che con la premeditazione accurata insieme a Nanni dell’omicidio. Non ha convinto neppure il tentativo di Barbieri di “accreditarsi come una persona a suo modo non priva di principi morali”, a questo proposito il Presidente estensore parla di “falsa morale” di Barbieri.

“Ilenia Fabbri – scrive il dottor Leoni – fu uccisa perché voleva vedersi riconosciuti i propri diritti di moglie e di lavoratrice. Per questo, oltre che a continuare a vivere, le è stato negato di vedere la propria figlia crescere e farsi donna”. Già, la figlia Arianna che non mai saltato un’udienza del processo, neppure nei momenti più difficili e dolorosi. La sua testimonianza resa in aula che racconta i traumi subiti, viene definita “toccante” nelle motivazioni alla sentenza depositate in cancelleria.

Alla domanda se si senta una condannata a vita, la ragazza risponde di sì. Un danno “relazionale, psichico, esistenziale” che non si esaurisce nella perdita della madre “in modo così cruento”. “Arianna ha perso anche il padre, o comunque la persona che prima credeva essere suo padre”. Inizialmente si aggrappa alla necessità di credere che il padre “davvero avesse incaricato il Barbieri solo di spaventare la madre e che la situazione fosse poi degenerata sul momento. Ossia la necessità di salvare un barlume di presenza genitoriale a cui aggrapparsi per sopravvivere. Invece Arianna Nanni è rimasta orfana di entrambi i genitori. Un danno esistenziale di portata sovrumana. Arianna dovrà vivere un’altra vita, che cercherà di abbozzare sulle macerie della precedente. Gli interrogativi che si porrà resteranno sempre senza risposta, e saranno laceranti non meno delle perdite subite”.

Arianna è “la grande vittima di questo delitto” anche in relazione al suo futuro economico e non, e il suo sostentamento si identificherà in gran parte con quanto potrà riscuotere come risarcimento pertanto la Corte ha ritenuto giusto corrispondere alla richiesta di due milioni di euro avanzata dal suo legale, l’avvocata Veronica Valeriani.

Invece per quanto riguarda i danni causati a soggetti diversi da Arianna Nanni, il nuovo compagno Stefano Tabanelli, il padre e la zia della vittima, le associazioni Udi, Sos Donna, Gens Nova e il Comune di Faenza, che si sono costituiti parte civile al processo, sulle loro richieste di risarcimento, “è bene che vadano convenientemente ponderate ed esplicitate dal Tribunale in sede civile, per la sua elettiva competenza in materia, in quanto tali liquidazioni incideranno sul quantum riconosciuto alla Nanni”.

Il deposito delle motivazioni apre ora la strada alla possibile richiesta d’appello da parte dei difensori dei due imputati.

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