Discussione su nuovo palasport a Ravenna. L’opposizione incalza ma il Sindaco tiene il punto: è tutto trasparente, è un’opera utile, non troppo costosa

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Ieri pomeriggio la gran parte della seduta del Consiglio comunale a Palazzo Merlato è stata dedicata a fare il punto sulla gestione dell’appalto e del cantiere del nuovo palasport che sta sorgendo accanto al Pala De André. Una seduta utile, ad di là della mole di date, cifre e articoli di legge, perché ha consentito di fare chiarezza su una cosa: non risultano scheletri nell’armadio nella vicenda del palasport. Malgrado sia un’opera ‘tribolata’ per via della pandemia e delle due interdittive antimafia – che potrebbero far pensare male – in realtà il percorso risulta più lineare di quanto si possa immaginare o di quanto qualcuno lasci ad intendere per lucrarci su qualche voto.

Ma cominciamo dall’inizio. La seduta è stata richiesta dalle opposizioni, unite, con l’intento di esercitare il loro potere di controllo sull’operato dell’amministrazione, di fare un’operazione trasparenza sull’intera vicenda che agli occhi dei non addetti ai lavori appare ingarbugliata, infine per cercare di mettere in buca la maggioranza su un’opera che Michele de Pascale ritiene strategica.

Di questi tre obiettivi, i primi due sono stati senz’altro raggiunti, meritoriamente. Il terzo no. Perché alla fine del lunghissimo dibattito la figura migliore l’hanno fatta il Sindaco, l’amministrazione e gli uffici tecnici del Comune, che qualcuno aveva lasciato intendere potessero finire sul banco degli imputati. Con piglio diverso fra loro, l’Assessora Federica Del Conte, l’Ingegner Massimo Camprini a nome della struttura tecnica e il Sindaco Michele de Pascale hanno risposto punto su punto, in maniera molto esauriente, pescando in contraddizione e in fallo più di una volta la stessa opposizione.

Ha introdotto la discussione la consigliera della Pigna Veronica Verlicchi a nome delle minoranze. Nella sua lunga esposizione e ricostruzione Verlicchi ha sostanzialmente cercato di dimostrare almeno quattro cose. La prima: tutta la faccenda dell’appalto è stata gestita male e in modo approssimativo sia sul piano politico che tecnico, fino a lasciar intendere che potrebbero risultare anche elementi sui quali la magistratura potrebbe essere chiamata a fare chiarezza. La seconda: non sono chiari i modi e i tempi nei passaggi dell’assegnazione dei lavori da parte del Consorzio Research al Cear dopo l’estromissione della ditta Passarelli SpA (colpita da interdittiva, appunto). La terza: i costi sono lievitati esageratamente – ma c’è non poca confusione sulle cifre – mentre è già stata pagata dal Comune alle ditte esecutrici una cifra pari al 30% dei lavori, che non corrisponderebbe ai lavori effettivamente eseguiti. La quarta: il Comune avrebbe dovuto già avere revocato il contratto con il Consorzio Research dopo la seconda interdittiva, mentre invece non l’ha fatto.

C’è un’ultima cosa che risulta singolare nell’esposizione della consigliera Verlicchi: dopo la prima interdittiva antimafia a Passarelli SpA, che porta il Consorzio Research ad estrometterla dall’appalto, in seguito Passarelli riesce ad ottenere un provvedimento per rientrare in gioco e il Consorzio Research propone a Cear di affiancarle proprio la Passarelli nell’esecuzione dei lavori. Il Comune di Ravenna si oppone, dopo avere richiesto opportuno parere giuridico, dirà poi Camprini. La consigliera Verlicchi, anziché congratularsi con il Comune di Ravenna per questa scelta, nel corso del dibattito gliene chiede conto. Dice: perché non avete consentito il rientro di Passarelli SpA? Ma come? Una volta che era uscita dalla porta perché qualcuno avrebbe dovuto fare rientrare quella ditta dalla finestra? L’affermazione suona come un vero e proprio boomerang a danno della consigliera. Passarelli del resto impugna il no del Comune e si rivolge al Tar ma il Comune ottiene con successive diverse sentenze piena soddisfazione al suo comportamento e ragione per il suo no. Non basta, la Passarelli SpA sarà poi colpita da una nuova interdittiva, pochi giorni fa, ma questa è un’altra storia che non riguarda più il palasport di Ravenna, perché Passarelli è fuori. Grazie al Comune di Ravenna che ha tenuto fermo il suo no.

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Dopo Verlicchi interviene Alberto Ancarani (Forza Italia) che pur avendo riserve sul palasport che lui chiama PalaFagnani, adesso chiede venga terminato al più presto e facendo spendere il meno possibile alla collettività. Ancarani è per la revoca immediata del contratto a Research.

L’Assessora Federica Del Conte difende a spada tratta la scelta politica del palasport e le scelte della struttura tecnica sulla conduzione del bando e dell’appalto. Ricorda i cospicui finanziamenti pubblici ottenuti (2 milioni dal Coni, 3 milioni dalla Camera di Commercio, 1 milione dalla Regione) e fa chiarezza sui costi. A bando c’era un’opera base da 15.500.000 euro (il corpo centrale del palasport) e due ipotesi di varianti per implementazioni del progetto per altri 4.500.000 euro. In totale il bando ammontava a 20.000.000 di euro. Del Conte ribadisce che i lavori già eseguiti sono pari al 30% dell’opera. Rispetto alle interdittive antimafia ricorda che quelle riguardano vicende che nulla hanno a che fare con il palazzetto dello sport di Ravenna e che in ogni caso il Comune di Ravenna è parte lesa. Sull’ultima interdittiva al Consorzio Research dell’aprile scorso, sospesa a maggio, se l’8 giugno verrà confermata, il Comune agirà di conseguenza, dice. Ma prima dell’8 giugno il Comune non può a termini di legge revocare alcun appalto “se non correndo il rischio di finire in causa con il Consorzio”.

Infine la Del Conte ha respinto in modo duro e deciso ogni illazione sulla qualità e sulla correttezza del lavoro svolto dai suoi tecnici. Dopo Del Conte ha preso la parola Massimo Camprini che in modo pacato, pedissequo ma molto chiaro ha ripercorso tutto l’iter della vicenda da quando la Giunta comunale approvò il progetto di fattibilità nel dicembre 2017 ai fatti di questi giorni con l’ultima interdittiva. Ribadisce che l’operato è stato trasparente in tutti i passaggi e supportato da pareri tecnico-giuridici qualificati esterni nei momenti più delicati.

Fa ulteriore chiarezza sui costi, ricordando che l’aggiornamento del progetto con la realizzazione di nuove palestre e di una diversa copertura ha portato a una lievitazione complessiva dei costi da 20 milioni a 21.750.000 euro. Qualcuno dell’opposizione aveva parlato di una crescita dei costi del 30%, invece la crescita è inferiore al 10%. È Camprini che difende con puntiglio la scelta del Comune di dire no al rientro della Passarelli in cantiere, ricordando tutte le sentenze che hanno dato ragione al Comune.

Dopo Camprini interviene Alberto Ferrero (Fratelli d’Italia) che insiste a chiedere di revocare il contratto al Consorzio Research mentre Alvaro Ancisi scinde la responsabilità dei tecnici da quella dei politici. Il leader di LpRa infatti contesta in toto la scelta di realizzare il palasport, mentre invece ritiene che non ci siano grossi rilievi da muovere ai tecnici che hanno agito sulla base delle scelte politiche della maggioranza. Nicola Grandi (Viva Ravenna) rivendica il ruolo di controllo dell’opposizione e respinge al mittente il tono duro dell’Assessore, ma sul palasport dice che, giunti a questo punto, è bene portarlo a termine.

Il Sindaco Michele de Pascale prede la parola per tenere il punto politico e sparigliare le carte dell’opposizione. Osserva che solo Ancisi è rimasto fedele al no al palazzetto. Un consigliere di FdI è addirittura favorevole. Gli altri dicono di andare avanti. Sottolinea che nemmeno Verlicchi ne ha più parlato, mentre in campagna elettorale aveva promesso che se avesse vinto lei, avrebbe bloccato tutto e non si sarebbe fatto nessun palasport (“una proposta che non ha suscitato molto entusiasmo nell’elettorato” ha commentato con un po’ di sarcasmo il Sindaco).

Ribadisce che per la sua amministrazione e per la maggioranza la scelta del palasport è strategica. Contesta in toto la narrazione che pure è circolata che il palasport sia inutile e costosissimo. Il palasport – dice il Sindaco – non è inutile, magari uno può ritenere ci siano altre priorità, ma non può dire che un palasport è inutile. Invece è palesemente falso che sia costosissimo. 20.000.000 di euro a base d’asta che diventano 21.750.000 non è un costo troppo elevato per opere di questo genere, per chi sa di cosa parliamo.

Infine il Sindaco ha difeso la separazione fra ruolo politico e ruolo tecnico all’interno del Comune, con il pieno rispetto da parte dei politici delle prerogative dei tecnici. E parlando di questi ultimi ha anche voluto sottolineare “l’alto valore etico e morale e la grande professionalità della struttura tecnica del comune.” Infine per mettere a tacere qualsiasi illazione ha aggiunto che da mesi tutte le carte sul tavolo, non c’é nulla di segreto o di non detto, e non c’è materia per la magistratura. Se ci fosse, la magistratura si sarebbe già mossa.

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Commenti

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  1. Scritto da cromwell

    S può dire tutta? E’ il PalaPiano bis trent’anni dopo. In peggio. Non é eticamente accettabile dire “ci hanno dato finanziamenti pubblici”. Sempre di soldi del contribuente si tratta. Infine,Macerata ha vinto l’ennesimo scudetto della Lega A di volley: giocando in un palazzetto costato meno di due milioni.

  2. Scritto da Eddy

    Ma secondo me sono stati troppo sulla difensiva e ques articolo mi sembra molto di parte