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Marina di Ravenna. Il pescatore Devis racconta: “Ho salvato il ragazzo dall’annegamento rompendo il lunotto dell’auto a martellate”

Nella mattina del 28 maggio, poco dopo le 5, un automobilista è caduto nel canale con la propria auto dalla rampa del traghetto a Marina di Ravenna. Per sua fortuna il ragazzo è stato soccorso tempestivamente da alcuni pescatori, in particolare da uno di loro che s’è letteralmente tuffato in acqua per provare a salvare il malcapitato. Una volta giunto a terra l’automobilista è stato portato al pronto soccorso dai sanitari del 118 per accertamenti. A dare l’allarme alla sala operativa della Guardia Costiera di Ravenna al numero blu dell’emergenza in mare 1530 l’equipaggio del traghetto “Azzurro”, che svolge servizio tra Marina di Ravenna e Porto Corsini.

La Guardia Costiera, appena ricevuta la segnalazione, ha disposto l’uscita immediata della propria motovedetta CP 847, richiedendo nel contempo l’intervento del 118 ed il supporto dei sommozzatori dei Vigili del Fuoco e della Polizia Locale. Sul posto anche una pattuglia della Polizia di Stato. L’attenta perlustrazione dell’autovettura ormai affondata e del fondale portuale circostante da parte dei sommozzatori dei Vigili del Fuoco ha consentito di escludere la presenza di altre persone coinvolte nell’incidente, mentre l’autovettura è stata recuperata subito dopo da un’autogru degli stessi Vigili del Fuoco. La motovedetta CP 847 ha garantito la necessaria cornice di sicurezza a mare, con il coordinamento delle operazioni da parte della sala operativa della Guardia Costiera. Operazioni che si sono concluse poco dopo le 6.30, quando è potuto riprendere anche il servizio del traghetto ed in generale il traffico portuale, che non ha subito ritardi grazie alla rapidità dell’intervento.

Devis Ghetti, pescatore autonomo (Conisub), stamani all’alba era al lavoro sul moto-peschereccio Martina ignaro che avrebbe vestito i panni da eroe riuscendo a salvare un ragazzo dall’annegamento: “Stavamo mollando gli ormeggi quando, il padre del mio capo, ha iniziato a chiamarci urlando. Lo abbiamo raggiunto subito, ma non sapevamo cosa stesse accadendo. Quando ci siamo avvicinati all’altezza del traghetto abbiamo visto un gruppo di ragazzi che guardava verso il basso richiamando la nostra attenzione. Arrivati presso la banchina abbiamo visto che in acqua c’era una macchina che stava affondando, con solo il retrotreno fuori”.
Devis racconta con dovizia di particolari il suo salvataggio: “Mi sono buttato in acqua, ho provato ad aprire le portiere e il baule dell’auto ma erano chiuse in modo centralizzato. Ho cercato di non farmi prendere dal panico e al contempo ho visto una piccola barca (quella che, solitamente, porta i piloti alle navi). Rivolgendomi al conducente ho chiesto se avesse un corpo contundente con cui colpire i vetri del mezzo. Fortunatamente il conducente mi ha dato un piccolo martello e confesso che non ero molto fiducioso di riuscire nel mio intento. Posizionatomi in corrispondenza del lunotto anteriore ho iniziato a tirare delle martellate e, per fortuna, questo s’è rotto scoppiando letteralmente. Restando sopra quella parte della vettura ho visto la testa del ragazzo fuoriuscire e così l’ho preso da sotto le braccia tenendolo anche per la testa. Era in stato di shock, credo si sia aiutato un po’ anche da solo ad uscire dal mezzo, ma ha ripreso davvero coscienza solamente mentre lo stavo trasportando”.
Trasportare fuori dall’acqua il malcapitato con una corda avrebbe potuto essere molto pericoloso, come ci spiega Devis: “Una volta tratto in salvo il ragazzo mi sono avvicinato con lui alla banchina. Il mio capo, nel frattempo, era andato a prendere dalla cima della barca una corda, buttandola infine in mare. Tuttavia non sarebbe stato possibile tirare fuori dall’acqua il malcapitato con quella modalità. Se lo avessero tirato su in quel punto con la corda lo avrebbero ridotto male, perché lì è pieno di cozze in acqua. Il ragazzo era attaccato bene alla corda, ma nel frattempo il traghetto s’è avvicinato e quindi ho chiesto loro se avevano un salvagente ciambella da tirare al ragazzo. Ci siamo così fatti trascinare a bordo del traghetto che ha accostato la banchina di Marina di Ravenna, dove siamo scesi a terra”.
Sulle condizioni del ragazzo, Ghetti chiosa: “Quando ho visto che l’automobilista era tranquillo assistito dai sanitari dotati anche di ambulanza sono andato a parlare con il comandante del traghetto chiedendogli se poteva avvicinarsi a Marina di Ravenna, perché la nave stava tornando a Porto Corsini. Tutto è bene ciò che finisce bene”.

Commenti

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  1. Scritto da Amico

    Devis Ghetti, grande! Meriti un premio, il riconoscimento per quanto hai fatto, su gente, diamoci una mossa!

  2. Scritto da Ba

    Una persona che si è distinta con gesto simile a mio parere è giusto riconoscere un adeguato merito