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Ravenna: 33 ore in Pronto Soccorso su una barella. Dott. Strada (Primario PS): “Mancano più di 10 medici. Si rimedia con specializzandi, ma non basta”

Nonostante la pressione, garantite le risposte di salute emergenziali alle persone con disturbi iperacuti, come un infarto del miocardio, un grave politrauma, un’insufficienza respiratoria, che sono le domande di salute più tipiche per un Pronto Soccorso

Sveglia nel cuore della notte con dolori atroci all’addome, chiamata alla guardia medica, che indirizza al Pronto soccorso per eseguire gli esami del caso ed inizia così un lungo “soggiorno” tra le barelle della sala dedicata ai codici minori del Pronto soccorso ravennate, che finirà per durare circa 33 ore.

Nel frattempo, si resta “parcheggiati” su una barella, in attesa di ricevere informazioni sul proprio stato di salute, cosa che, bene che vada, accade una volta ogni 4 ore. Non certo per disinteresse del personale, ma per l’enorme mole di pazienti in carico ai pochissimi medici di turno: fino a 50 e più, per uno o due medici. Una condizione che fa percepire un senso di “abbandono”, di presa in carico della patologia, quello probabilmente sì, ma non del paziente, che resta all’oscuro di quello che passa per la mente di medici e infermieri e di ciò che gli accadrà.

Il culmine è stato raggiunto quando, con l’aspettativa di ricevere a brevissimo la lettera di dimissioni e l’ago già sfilato dal braccio, si intercetta il medico di riferimento per chiedergli quando si potrà dunque andare a casa e come risposta si riceve un: “lei non può più andare a casa, stiamo aspettando il consulto del chirurgo che la dovrà operare”. A cosa e perché, non è dato saperlo. Diciamo quanto meno che siamo di fronte a una situazione di comunicazione medico-paziente profondamente carente. Ma, per quanto il trattamento si possa considerare poco umanizzante, è piuttosto comprensibile che si verifichi quando a curarsi della salute di 50-60 persone sono due soli medici, che corrono trafelati da un punto all’altro della sala.

Per inciso, alla fine della lunga osservazione, che ha comportato due consulti con specialisti di reparto, svariati prelievi del sangue e un paio di ecografie, è arrivato il ricovero in reparto e il famigerato intervento chirurgico. Dunque, dal punto di vista sanitario, l’operatività del personale di Pronto Soccorso è stata ineccepibile. Quel che resta assai discutibile è l’impossibilità di ricevere puntuali comunicazioni sul proprio stato di salute e la lunghissima attesa in un ambiente promiscuo, con barelle poste anche in tripla fila, nessuna possibilità di privacy e un solo bagno (a dire il vero, neanche troppo pulito…) a disposizione di un numero così elevato di pazienti.

L’esperienza raccontata, accaduta realmente ad un membro della nostra redazione, potrebbe essere l’esatta fotocopia di quella di altre decine e decine di pazienti, che a volte scrivono al giornale, lamentandosi delle infinite attese e dell’atmosfera da “girone dantesco” che si respira in quelle lunghe ore trascorse aspettando una diagnosi. Quasi mai, bisogna dirlo, criticando l’operato del personale sanitario, che anzi spesso, ed è anche il nostro caso, viene elogiato per la dedizione ai pazienti.

E allora perché parlarne ancora? Intanto per rimarcare che la situazione, nonostante il cambio dei direttori e l’ampliamento degli spazi, resta critica e non accenna a cambiare. Vedremo se le nuove costruzioni e l’ulteriore riorganizzazione dell’esistente, il cui completamento è previsto per il 2024, porterà miglioramenti. Ma l’impressione è che la risposta stia altrove, cioè nella carenza di personale.

Di tutte le criticità abbiamo parlato con il dott. Andrea Strada, primario del Pronto Soccorso e della Medicina d’Urgenza del nosocomio ravennate, che ha puntato l’accento su due questioni centrali: l’effettiva carenza del personale medico e l’ipertrofica richiesta di accertamenti ed esami, percepiti spesso come irrimandabili, che generano sovraffollamento. Dal suo punto di vista però il Pronto soccorso resta un luogo assolutamente efficiente e ci spiega perché.

L’INTERVISTA

Dott. Strada, lei è da pochi mesi a capo del Pronto Soccorso di Ravenna (da gennaio 2022). Che situazione ha ereditato e che progetti ha per renderlo più funzionale ed efficiente possibile?

Questo Pronto Soccorso ha una lunghissima storia di grande professionalità, sia per chi lo ha diretto che per i membri della squadra, tutti professionisti che hanno fatto scuola nella medicina d’urgenza. Certo, è innegabile, che ho trovato un’équipe affaticata dalla pandemia e dai problemi emersi negli ultimi 5-10 anni. Il virus ha scoperchiato una pentola che bolliva già da tempo, ma tutto il team, dai medici, agli infermieri, alle oss, ha “tenuto botta”, dando prova di grande dedizione alla cura dei pazienti. Da qui si parte per continuare a migliorarsi.

Il personale è sicuramente dedito alla cura, ma è altrettanto sicuramente sovraccarico. Su quanti medici potete contare per turno e quanti ne mancano?

Attualmente abbiamo in servizio 3 medici per turno h 24, uno nell’area delle urgenze minori, dove possono esserci anche 50 persone, come da voi notato. Due sono nell’area codici maggiori (rossi e arancioni, n.d.r.), a cui si aggiunge durante il giorno una presenza di altre 12 ore sempre per gestire l’area dei codici maggiori e le difficoltà del cosiddetto boarding, cioè del ricovero per chi ne ha necessità. Ci mancano una decina di ruoli medici, anche di più.

Come si mantiene operativo il Ps con tutte queste carenze?       

Sono state studiate delle soluzioni tampone: abbiamo stretto contratti libero professionali aggiuntivi con medici in formazione, specializzandi, o medici del corso in medicina generale, che in orario aggiuntivo ci danno una mano, su base volontaria. Lavorano nell’area dei codici minori. In questo momento ci sono due specializzandi in chirurgia toracica con contratti da 12 o 24 ore alla settimana, praticamente dei part time, oltre a 2 colleghi che hanno contratti di continuità assistenziale dei corsi di medicina generale. Da luglio verranno degli specializzandi di anestesia e rianimazione, ho notizia di 2 o 3 persone. Inoltre, abbiamo medici di altri reparti che hanno aderito, sempre su base volontaria, a progetti di collaborazione col PS e fanno turni di guardia come attività aggiuntiva al loro monte orario. Ci sono 3 colleghi della Chirurgia toracica e un collega oncologo che già lo fanno. Hanno iniziato lo scorso mese. L’idea è quella di consolidare questa opportunità, con collaborazioni part time anche solo per qualche mese. Credo sia un’ottima opportunità formativa anche per loro. Il PS è la porta dell’ospedale e se tracolla lui ci va di mezzo tutto il sistema. Come sempre, ci si deve salvare tutti insieme. In questo momento bisogna ragionare con quello che c’è, in attesa dell’aumento del numero dei medici, dopo lo sblocco delle borse di specialità. Ma ci vorrà qualche anno.

Quali altre soluzioni si potrebbero individuare?

Bisogna provare a pensare a modelli di reclutamento come quelli adottati d’urgenza durante l’epidemia, quando, ipso facto, sono stati immessi decine di specializzandi già presenti negli ospedali e immediatamente dirottati sull’assistenza diretta delle persone, indipendentemente dalle specialità. Questo è successo d’urgenza, “modello guerra”, quando si chiamano i riservisti. Il direttore generale Carradori dice da tempo che bisogna trovare soluzioni immediate, per far fronte ai prossimi mesi e anni, in attesa delle soluzioni di sistema. Altri paesi si sono inventati modalità di reclutamento che prevedono nei primi anni dell’assunzione, indipendentemente dalla specialità, un certo numero di ore di debito nei confronti della medicina d’urgenza. Questo, nell’ottica di sgravare il pronto soccorso, ma anche di avere professionisti capaci di gestire l’urgenza in qualunque reparto siano inseriti. Un beneficio per tutti in realtà. Qui da noi quest’ipotesi non è attualmente praticabile, servirebbero modifiche contrattuali e sono decisioni che vanno prese ad altri livelli, non lo può certo imporre un direttore di Pronto Soccorso. L’alternativa è appaltare il servizio alle agenzie interinali, che forniscono medici liberi professionisti. Questa Azienda però, e io con lei, crede che un servizio pubblico debba mantenere il controllo di questo fondamentale settore.

Il PS di Ravenna è nelle stesse condizioni degli altri della Romagna?

Assolutamente sì, purtroppo anche altrove la carenza di medici e il sovraffollamento sono gli stessi. Quando si sente parlare di “fuga dal PS” è perché c’è un sovraccarico molto forte su di un singolo medico, a causa di molteplici fattori: pochi medici disponibili sul mercato, ma anche troppi accessi, che non è forse corretto definire impropri, ma il discorso andrebbe approfondito. È ovvio che il lavoro è intenso, pesante, complicato: questo io lo rivendico, penso sia tipico del lavoro di PS.

Approfondiamo il discorso degli accessi impropri, su cui spesso si punta il dito parlando del sovraffollamento.

Io credo che se un accesso è proprio o meno, non lo può determinare il codice assegnato all’arrivo. È difficile giudicare proprio o meno l’accesso di un paziente che si sa solo alla fine se poteva perseguire una via ambulatoriale e aspettare più tempo, se aveva ricevuto degli appuntamenti troppo lontani per fare accertamenti o se aveva un sintomo che andava valutato.

Qui si innesta il problema delle lunghe liste di attesa per visite ed esami, che dalla pandemia in avanti sono lievitate.

C’è da dire che siamo anche in un momento molto “consumistico” del bene salute, vogliamo risposte immediate e, se i tempi da aspettare sono troppo lunghi, come in questi anni con la pandemia in corso sono anche stati, finiamo per cercare altre strade. Quella del PS è tipica, perché qui accogliamo tutti, ma questo vuol dire trasformarsi in una sorta di day hospital h 24: se dovessimo conteggiare quanti degli accessi totali potrebbero in realtà trovare altre strade più proprie, direi che siamo ad 1 su 3.

Se diminuissero le liste d’attesa non migliorerebbero anche le cose per il PS?

Questo è un auspicio che sento fare da tantissimi anni. L’esperienza che però raccontate è tipica: la guardia medica ha risposto che andavano fatti accertamenti, perché la medicina moderna è fatta di questo. Abbiamo un’offerta di accertamenti che è inadeguata rispetto ad una domanda accresciuta in questi ultimi anni, sia per l’età sempre più avanzata dei cittadini, che per l’aumento di campagne di screening e di diagnosi precoce su cui abbiamo investito. La richiesta di consumare beni di salute o di accertamenti a volte diventa ipertrofica e questo tipo di sovraccarico contribuisce a generare squilibrio.

Nonostante le frequenti critiche rivolte dai pazienti, lei ritiene che il Pronto Soccorso sia efficiente. Ci spiega cosa intende?

Dal mio punto di vista riusciamo ad essere estremamente efficienti, nonostante la pressione, nel garantire le risposte di salute emergenziali alle persone con disturbi iperacuti, come un infarto del miocardio, un grave politrauma, un’insufficienza respiratoria, che sono le domande di salute più tipiche per un luogo come il Pronto Soccorso. Il PS queste cose le garantisce, assieme al sistema di ospedale. Là dove veniamo percepiti come inefficienti e manchevoli è sulla gestione dei cosiddetti codici minori, che necessitano di visite, terapie, consulenze ed esami, difficili da trattare in tempi veloci, vista la carenza di personale. Dal punto di vista della performance, cioè dei tempi di processo, di quanto un paziente resta in PS anche solo ad attendere una visita medica, gli indicatori non vanno bene, perché l’offerta di visita medica è inferiore alla domanda. Questo genera le lunghe attese e quel senso di abbandono, dovuto anche al fatto che il setting in cui ci si trova ad aspettare può diventare molto affollato, sovraccarico. Ma noi sappiamo di caricare un tempo di attesa, magari percepito come intollerabile o troppo lungo, su persone che hanno patologie che lo possono sopportare.

Voi lo sapete, ma il paziente meno. Forse è anche questo che ingenera insoddisfazione, oltre alle tempistiche, che oggettivamente a volte servono proprio allo scopo di valutare l’andamento di un paziente. Non crede?

Sì, penso che sia un punto sul quale tutti, come medici dobbiamo riflettere. A ben guardare infatti, vedere un medico ogni 4 ore è uno standard da terapia intensiva. In reparto il paziente incontra il medico ogni 12 ore, ma non si sente abbandonato. Credo che la differenza la faccia il setting della barella in un ambiente promiscuo, con una non chiara identificazione del proprio percorso. I medici e gli infermieri stanno ragionando sul sintomo e stanno cercando di capire che cos’ha il paziente, ma questo ragionamento non arriva al malato. Questo credo che sia il passaggio che culturalmente dobbiamo fare. Una comunicazione più efficiente in un setting di Pronto soccorso, per quanto sia resa ardua dalla frenesia dei medici che stanno gestendo contemporaneamente un alto numero di pazienti, permetterebbe di contenere il senso di abbandono e dunque migliorare l’esperienza dei pazienti.

Commenti

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  1. Scritto da batti

    il ps è quello che il privato non vuole fare
    il ps è quello che il medico di famiglia non fa privato pure quello

  2. Scritto da Luca

    La situazione si trascina da diversi anni perché nonostante il paese non crescesse a livello economico è stato dato denaro pubblico a tanti , anche a chi non ne aveva bisogno o non ne aveva diritto.Immaginate una torta ,siccome noi italiani non ne abbiamo create altre abbiamo pensato bene di dividere tutto senza criterio e con scelleratezza, per cui abbiamo la sanità senza personale e con grandissimi problemi. In più la burocrazia e la scarsa programmazione nella gestione dei soldi hanno fatto il resto.Concludo dicendo a tutti in bocca al lupo e mantenetevi in salute altrimenti sono guai !

  3. Scritto da Piemme

    La situazione era disastrosa già nel 2003:mi sono recata al pronto soccorso con forti dolori allo stomaco, dopo un’ora sono stata portata in reparto per una visita dal gastroenterologo, peccato però che c era il cambio turno, dopo una visita sommaria e senza fare un’ecografia sono stata rinviata al pronto soccorso, diagnosi “gastrite”, dopo un’ora di flebo per fare diminuire il dolore sono stata dimessa. Il giorno dopo andato privatamente a fare un’ecografia, la diagnosi giusta “calcoli alla cistifellea”. Erano in confusione o altro?
    Giovani medici di famiglia fanno ambulatorio o al mattino o al pomeriggio, mi chiedo come faceva il mio precedente medico di famiglia andato in pensione un anno fa faceva ambulatorio 3 giorni la settimana sia il mattino che il pomeriggio e 2 giorni la settimana solo al mattino e il pomeriggio visite a casa dei pazienti, e se si telefonava per fare ricette o chiedere pareri mai una volta che abbia risposto male, cosa che non è capitata con la dottoressa che lo ha sostituito. Certo c’è stato il Covid, però mi sa che ormai è un disco rotto. La sanità deve cambiare, devo essere io a decidere in quale struttura e presso quale medico e solo in caso di necessità voglio spendere i soldi che Asl Romagna versa mensilmente ai medici di famiglia (se non ho bisogno del medico Asl Romagna non deve versargli comunque il mensile)

  4. Scritto da Enki

    @luca questa è la normale conseguenza di 20 anni di tagli indiscriminati, riduzione del 50% di posti letto e TI e personale,nell’ultimo recovery found è stata allocata il budget più piccolo alla sanità solo 9 miliardi contro i 48 alla digitalizzazione. E’ un chiaro piano per la privatizzazione della sanità . Hai i soldi di curi , non li hai spera e prega . à ora che prendete coscienza di ciò

  5. Scritto da Maria

    Alla fine con tanti discorsi si continuerà ancora cosi. Non si risolve nulla!!!!

  6. Scritto da Porter

    Poi mi si riferisce che il numero chiuso a medicina è rapportato ai medici iscritti all’Ordine e non al numero di medici di base ed ospedalieri. Se un medico di base va in pensione, ma non si cancella dall’Ordine, per i creativi che ci governano ( i cugini di primo grado di quelli che in anni passati hanno stoppato le estrazioni di gas e i rigassificatori) il numero di medici non è calato e quindi non consentono ad una matricola in più di iscriversi a medicina.

  7. Scritto da batti

    ma nessuno la responsabilità di tutto ciò la da al reddito di cittadinanza?
    vi vedo scarichi, sarà il covid?

  8. Scritto da agi62

    Maaa, il salvatore della Patria, Carradori che fine ha fatto?
    Lo pagano ugualmente anche se le cose non migliorano… anzi peggiorano?
    Lo chiedo per un amico 🙂

  9. Scritto da Giovanni lo scettico

    In effetti Carradori si potrebbe tranquillamente licenziare. A quanto pare non sono solo io a pensarla così.

  10. Scritto da NB

    Ma sbaglio o qualcuno durante pandemia e lock down blaterava di potenziare la sanità, assumere medici e migliorare i servizi ospedalieri che tante carenze mostrarono al momento del bisogno? … salvo poi lasciare a casa quelli che non volevano i vaccini e dimenticare le promesse fatte…. pensateci se per caso dovesse capitare che ci facciano votare, perché forse non succederà più neanche questo.

  11. Scritto da Sara Ronconi

    Io do medici che chiudono travels non ne ho visti in 12 ore. Però ho visto infermiere oppure oss non saprei trattare malissimo una signora anziana. Mia figlia é rimasta 12 ore con un ago nel braccio senza che nessuno le dicesse niente e se chiedeva solo risposte sgarbate. Non ci siamo p per niente. Magari se toccasse a loro vivere esperienze così…

  12. Scritto da Laura

    Migliorare la sanità locale con i medici di base che tornano a fare i medici e non solo i burocrati contribuirebbe a scaricare i ps

  13. Scritto da Adelmo

    VERGOGNA !!!
    Sono decenni che il PS di Ravenna è allo sfascio e quello che ci dovrebbe rappresentare tutti, il ns sig Sindaco, non fa nulla per spingere chi di dovere a risolvere questa intollerabile situazione (a parte scrive su questa testata qualche anno fa “chiedo ai ravennati di portare pazienza se il PS non funziona come dovrebbe”) Il PS non è un centro ricreativo dove i TUOI concittadini posso “sopportare” possibili disservizi: la gente che ci va sta MALE!
    A proposito, quando (dopo 6 ore di attesa per una sospetta frattura al braccio di mia figlia il medico senza alzarsi dalla sedia per visitarla mi ha detto che le faceva fare la lastra) mi sono permesso di dire QUASI tutto quello che pensavo del PS; sapete cosa mi ha detto il medico? Fuori c’è un banchetto dove scrivere disservizi e consigli. VERGOGNA! Sappiate che quella sera al PS eravamo in pochissimi 7/8 persone, ma le porte degli ambulatori rimanevano chiuse per interminabili mezz’ore e quando si aprivano …. dentro non c’era nessuno!!! Come mai? Ostruzionismo? Rimostranze? (sulla pelle di chi soffre) Meglio non chiederselo.
    Poi non è assolutamente vero che gli altri PS romagnoli sono nelle stesse condizioni del nostro; infatti amici che lavorano all’ospedale di Ravenna mi hanno suggerito di evitare Ravenna e andare al PS di Forli/Cesena (come fanno loro).
    Meditate gente.

  14. Scritto da Angelo Ravaglia

    Ottima intervista e risposte esaurienti del primario Andrea Strada a parte il solito abuso di anglicismi( setting, boarding, team, etc) che equi vale oggi al latinorum di Don Abbondio.
    Il megadirigente Carradori, in ogni caso, deve rispondere,esplicitare e porre fine alla storica specifità negativa del Pronto soccorso di Ravenna.

    O no?

    Da profano, mi permetto di allegare un parere citando la Germania, non l’Uganda.
    Là, in Europa, i medici di base sono tenuti per LEGGE a fornire prestazioni presso i Pronto soccorsi una settimana intera ogni mese acquisendo una esperienza generalizzata che manca ai nostri.
    Si risolverebbe, credo, in questo modo il problema dei ricoveri impropri ed i nostri non sarebbero solo dei burocrati passacarte “assediati” dalle file dei pazienti come avviene nella maggior parte dei casi.

    O no?

    Certo la proposta andrebbe rivolta al ministro della salute Speranza (nomen homen!) ed alla CASTA medica. Ma esiste anche l’autonomia regionale in campo sanitario (80% bilancio della Regione).La politica, secondo i vari livelli e responsabilità, deve rispondere al disastro della sanità, in particolare nei Pronto Soccorsi.

    O no ?

  15. Scritto da Catia

    La Sanità nel nostro paese affianca eccellenze a zone oscure , direi buchi neri.La mancanza di operatori sanitari , di posti letto per ricoveri urgenti è un male sistemico che produce effetti tragici sulle persone fragili di qualsiasi età.Investiamo sul personale e sulle strutture e forse otterremo dei miglioramenti con progetti a breve termine.La salute e la cura degli altri dovrebbero essere la priorita’, ma non sempre è così.Urge una nuova concezione della salute e riconoscere anche il lavoro immane di chi si è prodigato in qst due anni con la pandemia.

  16. Scritto da Lollo

    Avete sfasciato il Ssn. Riforme di privatizzazione selvaggia. Usl che ricevono indennizzi ad accesso. Scorte armate ai malati d’ influenza covid. 112 ridicolo ed inefficiente. Servizi sul territorio di primo soccorso INESISTENTI. Servizio ambulanze che porte solo i malati in primo soccorso senza preoccuparsi o quasi dei dimessi.Vaccinaziini su ricatto ed inefficaci. Quarantene al contrario. Pochi o punti lavoratori esami. Rimborsi principeschi solo per ricoverati covid. Accentramento anglosassone dei pronto soccorsi. Un fallimento. AVETE Rovinato TUTTO. Enti regionali siete degl’ incompetenti lucratori. Datevi all’ ippica.