Quantcast

Stasera al Bronson tutto esaurito per il concerto dei Verdena

Più informazioni su

Lo storico trio bergamasco torna al Bronson di Madonna dell’Albero alle 21.30 dopo il sold out del 2011, nel tour del volume 1 di “Endkadenz”, sesto album della band, uscito lo scorso gennaio sempre per Universal. Nel tour di aprile i Verdena tornano nella dimensione del club, da sempre preferita dalla band: locali più piccoli e più intimi, più a contatto col pubblico.

“Endkadenz Vol.1″ lo definiscono «un viaggio in cui ogni nota, ogni inflessione del canto e ogni deviazione si accompagnano senza sovrapporsi. Non ci sono preminenze, fra la batteria, il basso, la chitarra, tutti gli strumenti che vengono utilizzati perché una canzone suoni bene: conta, decisamente, la coralità».

 

Il volume 2 di “Endkadenz” verrà pubblicato entro la fine della primavera. Un nuovo disco dei Verdena è sempre un movimento, una ricerca, una via di fuga dalla prevedibilità. Se “WOW” era un’esclamazione quasi categorica, anche se piena di rifrazioni, qui sono i sussurri e le grida, mica solo vocali, a fare da miccia agli incendi di ogni brano. Il brio del risveglio si contrappone al sonno della decadenza.

 

La lotta, magari disillusa, all’accettazione di tutto quello che capita. I Verdena non abbandonano il loro modo di fare e intendere la musica: lo testimoniano ancora una volta le parole, che non sono mai state così amalgamate ai suoni, al punto da rendere la voce, a tutti gli effetti, uno strumento completo, che non scivola più di lato, ma resta spesso al centro della scena sonora. “Endkadenz Vol.1” è un viaggio in cui ogni nota, ogni inflessione del canto e ogni deviazione si accompagnano senza sovrapporsi: il “Nevischio” che impasta i pensieri e i sentimenti apre, improvvisamente, la porta a un intreccio in cui l’elettrico, l’acustico, la sovrapposizione e la rarefazione sono messe lì, fianco a fianco, con effetti incandescenti.

 

Non ci sono preminenze, fra la batteria, il basso, la chitarra, tutti gli strumenti che vengono utilizzati perché una canzone suoni bene: conta, decisamente, la coralità magari – lo mostrano bene il tono di “Rilievo” e i suoi ricami vocali sciamanici, la malinconia dei sensi di “Diluvio”, che diventa malinconia delle forme, le pulsazioni di Derek –, ma tutt’altro che disintegrato. Nel battito in dissolvenza di “Vivere di Conseguenza”, nelle circospezioni soniche di “Alieni fra di noi”, nell’eleganza, tutt’altro che ruvida, di “Contro la Ragione” ci sono anche i semi del cambiamento, rispetto a quelle che sono le strade percorse fino a ora da Alberto, Luca e Roberta.

 

Nessuna rivoluzione – e perché mai si dovrebbe rivoluzionare un percorso già di per sé così ostinatamente ricco e vasto? –, ma un deciso affinamento verso un orizzonte sempre più ipnotico malinconico e corrosivo, se serve. L'”Inno del Perdersi” sottolinea questo nuovo equilibrio, fuori dagli schemi troppo rigidi e dai riferimenti troppo obbligati di molti altri. Il futuro magari non è radioso (vedi “Funeralus” che comunque apre la porta a suggestioni, di nuovo, profonde, inattese), ma i Verdena lo canteranno ancora, nel modo migliore: non per sfida, ma semplicemente per attitudine.

 

Il concerto è tutto esaurito.

Più informazioni su