Le incisioni di Albrecht Dürer proseguono il percorso espositivo del Museo Civico di Bagnacavallo

Dopo Francisco Goya e Max Klinger, il filone espositivo promosso dal museo civico di Bagnacavallo sui più importanti artisti internazionali che hanno saputo esprimere massimamente la loro grandezza attraverso l’incisione non poteva proseguire se non con Albrecht Dürer. La mostra inaugurerà sabato 21 settembre.

È in una Germania ancora permeata da uno spirito gotico e medievale che prende il via l’avventura artistica di Albrecht Dürer, un genio inquieto, un talento dell’arte nordica fatalmente attratto dall’arte rinascimentale italiana e insolitamente disposto alla ricerca teorica e scientifica.

Non fosse stato per l’influenza dell’intellettuale e amico Willibald Pirckheimer, probabilmente quest’umile figlio di un artigiano orafo avrebbe orientato i suoi interessi artistici verso nord, verso la lezione fiamminga, come molti altri artisti suoi conterranei. Invece Pirckheimer lo orientò alla dimensione culturale del nostro Rinascimento, spalancando la mente dell’artista a ricerche a lui aliene, in primo luogo quella tesa a carpire i segreti della rappresentazione dello spazio e della bellezza.

Ciò è stato possibile essenzialmente per un motivo: Dürer come Leonardo era un ricercatore universale, continuamente ansioso di produrre cose nuove, aveva, come diceva Carl Gustav Carus, “un anelito incessante verso una perfezione irraggiungibile e un’acuta coscienza di problemi insolubili”.

La mostra si pone come un invito ad incontrare le diverse anime di Dürer, sia come uomo che come artista. La sua personalità, il suo spirito e naturalmente la sua arte non sono semplici da cogliere nella loro unità. La critica lo ha definito ora un umanista, ora un gotico, ora un artigiano ora un teorico; la verità è che non è possibile separare le sue singole anime, era tutto questo insieme. Egli aveva in sé l’eterna contraddizione che contraddistingue i più grandi artisti.

Il ricchissimo percorso espositivo conta oltre 120 opere grafiche tra cui i più noti capolavori dell’artista come il ciclo dell’Apocalisse, il Sant’Eustachio, il San Girolamo nello studio e il Cavaliere la morte e il diavolo. La mostra avrà il suo punto focale in quell’enigmatico capolavoro che è la Melanconia, un’opera pregna di intellettualismo fin quasi all’esoterismo, che cela un vero e proprio autoritratto spirituale dell’artista, giunto alla melanconica presa di coscienza che un approccio razionale all’arte e al mondo non può che dare risposte insufficienti.

 

PROGRAMMA DELLA GIORNATA DI APERTURA

Sabato 21 settembre
ore 17.30 – sala conferenze
Presentazione della mostra

ore 19 – chiostro
San Marino harp ensemble & Celtic boys
concerto a cura di Emilia-Romagna Concerti.

Durante la serata aperitivo con vini del territorio offerti dall’Azienda Agricola Randi.