“Pane e Petrolio” al Rasi di Ravenna: un pasto rituale, sacro come il teatro

La Stagione dei Teatri 2019-20 di Ravenna si è aperta martedì 17 settembre con il debutto di Pane e Petrolio, una originale e interessante coproduzione Teatro delle Ariette, Teatro delle Albe/Ravenna Teatro, di e con Paola Berselli, Luigi Dadina, Maurizio Ferraresi e Stefano Pasquini.

La scena è apparecchiata – è il caso di dirlo – sul palcoscenico del Rasi, di fronte all’abside gotica. Attori e spettatori condividono lo spazio. Gli attori al centro, dove è allestita una grande cucina, intorno due lunghi tavoli-mensa, quasi un refettorio conventuale medievale o una festa dell’Unità. Volendo, per essere più alla moda, si sta come negli show cooking dei famosi chef che raccontano la loro arte.

Ma qui non si celebra le vanità dei cuochi stellati né si inneggia alle magnifiche sorti e progressive del mondo moderno. Tutt’altro. Qui la musa ispiratrice è la poesia di Pier Paolo Pasolini, il poeta della crisi del ‘900, il profeta che geme di dolore e gronda sangue per la fine dell’Italia contadina e per il dilagare del consumismo piccolo-borghese che tutto disgrega e omologa in Italia fra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’70.

In cucina allora si dipanano i racconti di famiglia, intimi, teneri, struggenti di una generazione che ha attraversato il passaggio dalla civiltà contadina – quando si mangiava per dimenticare la fame e la guerra e si pregava per non andare all’inferno – a quella operaia, per ritrovarsi poi in un mondo in cui tutto appunto sembra rompersi e sbriciolarsi, ogni senso di comunità e di solidarietà, fra contraddizioni economiche, sociali e psicologiche, in primis quelle generazionali fra padri e figli.

È un mondo che passa dal pane al petrolio. Ci sono quesiti che gli attori pongono agli spettatori fra il serio e il faceto. Uno di questi è: sapete quanto pane consumava in media un italiano nel 1913? La risposta è oltre 400 chili. E sapete quanto ne consumava in media nel 2015? La risposta è 30 chili. E il petrolio? Quale parabola ha seguito nel frattempo il consumo di petrolio? Non aspettatevi la risposta, se volete saperlo fatevi una ricerca su internet. E la risposta, in ogni caso, non è difficile da indovinare.

Lo straniamento è dato dalla fine del lavoro. Prima il lavoro, la fatica, il sudore – le mani grandi e nodose dei padri e delle madri – erano un valore imprescindibile. Era la vita che si faceva. Il lavoro era sacro. Ora il lavoro è dissacrato, disconosciuto e dileggiato. E le sue categorie negate… contadini, operai, non esistono più. Ora ci sono le macchine, i computer, i robot. E chi lavora non ha più identità.

Ai racconti dei protagonisti si intrecciano passi di Pasolini. Paola Berselli e Luigi Dadina leggono pagine posate su un leggio sovrastato dalla falce e martello, sotto c’è un’icona della madonna. La forma ricorda certi altarini o cippi tipici della devozione popolare ai margini delle strade. Le due chiese insieme. La chiesa laica, il partito, con i suoi riti delle riunioni serali. E la chiesa confessionale, quella della messa della domenica. Fazzoletto rosso e segno della croce. Il sacro e il profano. Anche nella musica, con l’Ave Maria di Schubert che si alterna alle canzoni Il Mondo di Jimmy Fontana e Il Pescatore di Fabrizio De André, cantata a cappella da Maurizio Ferraresi.

Alto e basso, passato e presente, tragico e comico si intrecciano in questa cena-spettacolo, in cui gli attori tirano la sfoglia con il mattarello raccontando e recitano mentre fanno i tortelli alle erbe con il formaggio. E poi li mettono in pentola. Nel frattempo gli spettatori possono bersi un bicchiere di vino e sbocconcellare un po’ di pecorino e di uva.

E come lo spazio, alla fine anche il pasto è condiviso. Per un rito sacro come un’ultima cena o come un pranzo contadino sull’aia. Dopo aver partecipato della sacralità del teatro gli spettatori partecipano della sacralità del pasto. Mangiano letteralmente l’oggetto della rappresentazione quasi come fosse un’ostia sacra.

Perchè, dicono alla fine gli attori, che si fermano a chiacchierare con i commensali-pubblico, il teatro è un rito che ha qualcosa di sacro come il pasto, che ogni giorno si cucina e si mette in tavola, si consuma e vola via. E il giorno dopo il rito si rinnova sempre uguale e sempre diverso.

Il progetto Pane e Petrolio nasce da un incontro umano e artistico del Teatro delle Ariette e del Teatro delle Albe. «In tutti questi anni – spiegano Berselli, Dadina, Ferraresi e Pasquini nella loro presentazione – con il teatro abbiamo interrogato un’identità comune per trovare risposte alle nostre inquietudini. Abbiamo abbandonato le strade maestre del teatro per inoltrarci in sentieri lontani dai sipari e dai velluti. Grazie a questi sentieri abbiamo ritrovato le nostre radici, le umili origini di figli di quel mondo contadino e operaio, incarnato nei simboli della falce e del martello. Un mondo oggi apparentemente scomparso».

Di queste radici la società contemporanea, che viaggia a velocità supersonica, ne conserva incrostate le tracce nelle periferie e nelle province. «Lì abita il nostro popolo e stanno i nostri spettatori ideali – dicono ancora gli autori – lì vivono i ragazzi e i cittadini che frequentano i nostri laboratori, che fanno teatro con noi, da Lido Adriano a Valsamoggia, da Diol Kadd a Calais. Siamo cresciuti mentre si sbriciolava tutto. Pasolini lo racconta con dolore e lucidità. Siamo venuti al mondo generati dalle viscere di una civiltà morta (o morente). Di quella civiltà continuiamo a portare i segni, negli occhi, nella voce, nel corpo, nelle mani e soprattutto nella testa, dentro. È così chiaro! Quando facciamo teatro siamo artigiani, contadini, operai. Portiamo in scena noi stessi, con le nostre storie, le nostre esperienze di vita. E la scena è uno spazio intimo e condiviso con gli spettatori. È un grande tavolo attorno al quale ci muoviamo per preparare il cibo che poi mangeremo insieme, i tortelli, il pane…».

Insomma, il teatro è una grande cucina in cui si preparano splendidi piatti metaforici, spesso prelibati. A volte anche piatti veri e non meno deliziosi. Come in questo caso. Perché lo spettacolo è indubbiamente interessante, piacevole e originale come abbiamo detto. Non sappiamo quanto potrà fare vibrare di emozioni i più giovani cresciuti a merendine e computer, ma sicuramente ha qualcosa da dire – anche con un tocco sentimentale – a chi ha percorso un tratto di quell’Italia scomparsa o ha il desiderio di riscoprirla.

E per la cronaca, i tortelli serviti alla fine erano davvero buoni. Semplici e genuini.

Pane e Petrolio
Pane e Petrolio

PANE E PETROLIO

di Paola Berselli, Luigi Dadina, Stefano Pasquini
con Paola Berselli, Luigi Dadina, Maurizio Ferraresi, Stefano Pasquini
regia Stefano Pasquini
collaborazione Laura Gambi
coproduzione Teatro delle Albe/Ravenna Teatro, Teatro delle Ariette

Lo spettacolo è dedicato a Pier Paolo Pasolini

I tre incontri di approfondimento
Teatro Rasi, al termine dello spettacolo. Mercoledì 18 settembre presentazione de La Bottega dello Sguardo con Renata Molinari. Martedì 24 settembre Massimo Marino e Michele Pascarella in dialogo con gli attori, per l’occasione verranno presentati i libri Teatro delle Ariette, La vita attorno a un tavolo di M. Marino e Racconti di un attore operaio di M. Pascarella, entrambi editi da Titivillus. Martedì 1 ottobre presentazione della rivista Quaderni di Teatro Carcere con Eugenio Sideri e Cristina Valenti.

Informazioni e prenotazioni: durante lo spettacolo si preparerà il cibo per il pubblico, i posti sono limitati, la prenotazione è obbligatoria. Ravenna Teatro dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 13 e dalle 15 alle 18 tel. 0544 36239; sabato dalle 19 alle 20 e domenica dalle 10 alle 12 tel. 333 7605760.

BIGLIETTI in vendita da giovedì 12 settembre presso la biglietteria del Teatro Rasi aperta il giovedì dalle 16 alle 18 e da un’ora prima dello spettacolo tel. 0544 30227 intero 20 €, ridotto* 18 € (* Cral e gruppi organizzati, docenti, oltre i 65 anni, iscritti all’Università per gli Adulti Bosi Maramotti, Soci Coop Alleanza 3.0, EspClub Card, Soci BCC, tessera Touring Club Italiano, Under30 e abbonati a La stagione dei teatri 2019-20).