Ravenna. Nicholas Fox Weber a Palazzo Rasponi per il progetto Incursioni

Giovedì 10 ottobre, alle ore 17,00, a Palazzo Rasponi dalle Teste in Piazza Kennedy a Ravenna, all’interno del progetto INCURSIONI dell’Accademia di Belle Arti per la VI Rassegna Biennale di Mosaico Contemporaneo è in programma un incontro con Nicholas Fox Weber direttore esecutivo Josef and Anni Alberts Foundation, su “Vetro, Colore, Luce: L’insegnamento di Josef Alberts al Bauhaus. Introduce Alberto Giorgio Cassani.

Nicholas Fox Weber, (Hartford, Connecticut, 1947) laureato presso la Columbia College e Yale University, da più di 40 anni è il direttore della Josef and Anni Albers Foundation con sede a Bethany in Connecticut, USA.

È autore di numerose monografie sull’arte e sull’architettura tutte pubblicate in diverse lingue, come Balthus, The Clarks of Cooperstown, Patron Saints, Le Corbusier e Freud’s trip to Orvieto.

Dal 2005 dirige Le Korsa, un’organizzazione no-profit che ha fondato per diffondere l’arte grazie al centro culturale e residenza per artisti Thread e per assicurare cure mediche e istruzione in una delle regioni più povere del Senegal. Nel luglio 2019 è uscito in Italia per la casa editrice Il Saggiatore, Bauhaus. Vita e arte di sei maestri del modernismo.

Josef Albers (1888 – 1976) nacque a Bottrop, cittadina industriale e mineraria della Ruhr, da una famiglia della classe operaia tedesca.

Il contatto con il “fare” e con i diversi materiali disponibili avvenne quindi fino dagli anni della giovinezza, grazie soprattutto agli insegnamenti del padre che lavorava come carpentiere. Nonostante la vena artistica di Josef fosse emersa già in giovane età, il ragazzo fu avviato dal padre agli studi per diventare maestro elementare.

Nel 1908 si diplomò ma ben presto interruppe quella carriera appena iniziata per dedicarsi agli studi artistici. La direzione che la sua vita doveva prendere gli apparve chiara nel 1920 quando Albers venne a sapere dell’esistenza del Bauhaus, la rivoluzionaria scuola fondata l’anno precedente a Weimar da Walter Gropius. Ciò che l’aveva colpito era stata soprattutto una frase letta nell’opuscolo che pubblicizzava l’istituto: “L’arte sorge indipendentemente da ogni metodo”.

I corsi pratici e i laboratori messi a punto da Gropius erano l’occasione per buttarsi alle spalle Bottrop e l’arte figurativa. Si iscrisse al Vorkus (il corso propedeutico) e con i suoi 32 anni di età Josef risultò essere lo studente più anziano e forse anche uno tra i più poveri della scuola. Non avendo denaro ma volendo dare vita al suo estro creativo trovò dei materiali a costo zero nella discarica di Weimar. Con il piccone fece a pezzi le bottiglie di vetro, raccolse cocci e frammenti, utilizzò cavi e filo per legare insieme i tasselli di vetro. Con questi detriti, Josef Albers realizzò piccoli mosaici che fanno subito scordare la loro condizione di rifiuto, assumendo la qualità di straordinarie opere d’arte di grande rigore geometrico e di forte carica artistica.

Verso la metà degli anni Venti, Albers cambiò la sua produzione di opere su vetro.  Tra il 1922 e il 1924 realizzò una grande vetrata per la reception dell’ufficio riservato al direttore del Bauhaus: si trattava di un mosaico composto da una sequenza ritmica di rettangoli che risplendeva di un rosso vibrante. Il vetro, il colore, la luce di quella vetrata trasmettevano subito l’energia e l’ottimismo che caratterizzavano la nuova istituzione. Nelle successive opere su vetro non utilizzò più i frammenti della discarica ma lastre nuove di vetro opaco accoppiato, sabbiato e dipinto. La composizione si arricchì di ritmo, scandito dalla sequenza di forme geometriche, spesso rettangoli stretti e lunghi, attraverso i quali si manifestavano luce e colore. Nel 1923 avvenne un cambiamento importante nella vita dell’artista.

Il direttore Walter Gropius scelse proprio Albers, che saltuariamente già teneva delle lezioni agli studenti del Laboratorio del Vetro, come Maestro del Vorkurs. Con grande sorpresa ciò che aveva inizialmente accettato con una certa riluttanza diventò insieme all’arte la passione di tutta un’esistenza.

Chiuso definitivamente il Bauhaus a Berlino nel 1933 a causa delle persecuzioni naziste, costretto a emigrare quello stesso autunno negli Stati Uniti insieme con la moglie, la straordinaria artista tessile Annalise Fleischmann (Anni Albers), Albers fu assunto come docente prima al Black Mountain Collage, la scuola oltreoceano nel quale le idee del Bauhaus avevano trovato un terreno fertile, e poi, nel 1950, all’Università di Yale, come direttore del Dipartimento di design, lo stesso anno in cui iniziò la serie degli Omaggio al quadrato. A chi gli chiedeva quale fosse la sua missione come insegnante, lui rispondeva: “to make open the eyes”, far aprire gli occhi…Una missione a cui dedicò ben 43 anni della sua straordinaria vita di artista.