Alla biblioteca di Castel Bolognese il romanzo incontra la storia

La rassegna “Tutti al museo e in biblioteca! 2019”, promossa dall’assessorato alla cultura del Comune di Castel Bolognese, a cura della Biblioteca comunale “Luigi Dal Pane” nell’ambito del Servizio biblioteche dell’Unione della Romagna Faentina, chiude il ciclo di tre incontri con autori e autrici che desiderano farsi conoscere dal pubblico dei lettori per raccontare la propria esperienza di vita o, semplicemente, la propria esperienza di scrittura e la bellezza di raccontare storie.

Sabato 9 novembre 2019, alle 10, nella sala lettura della Biblioteca comunale Luigi Dal Pane, Katia Dal Monte presenta La casa dell’aviatore (Giraldi 2018). Ispirandosi alle vicende storiche di Villa Muggia, alla sua costruzione e al suo abbandono, nasce questo romanzo breve in un rimando continuo fra vissuto e ricordo.

Progettata negli anni Trenta dall’architetto milanese Piero Bottoni, fu per un breve periodo presidio dell’esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale, prima di essere bombardata in modo irreparabile nel 1944. La ricca famiglia ebrea protagonista della storia, il padre, la madre Anna, i figli Giulio e Margaret, trascorre l’estate del 1938 nella villa in collina, appena ristrutturata. Le leggi razziali impediranno alla famiglia di ritornare alla villa che, durante la guerra, verrà abbandonata a se stessa. Dopo alcuni anni in uno scambio di lettere fra l’architetto, i figli e il padre, veniamo a conoscenza della volontà di non procedere al restauro della casa che rappresenta di fatto, pur nella sua grande bellezza, un periodo di dolore. Sarà la nipote di Miriam, la figlia di Margaret, che molti anni dopo, con un gesto semplice e simbolico, metterà finalmente pace fra le mura scrostate.

Diversi i percorsi bibliografici per adulti e ragazzi, nel corso della rassegna, proposti dalla Biblioteca comunale “Luigi Dal Pane”, dai libri di Maurizio Maggiani a quelli dedicati ai bibliotecari e alla promozione della lettura, dal fenomeno rap in Italia e nel mondo. Infine “Tutti al museo e in biblioteca!2019 “prevede un imperdibile appuntamento al Museo Civico di Castel Bolognese.

Domenica 10 novembre, dalle ore 15 alle ore 18, presso il Museo Civico, eccezionale esposizione della pergamena del 1389 in occasione dei 630 anni della nascita della comunità di Castel Bolognese. In concomitanza con la Fèsta de’ brazadèl d’la cros e del vino novello, apertura straordinaria del museo, così come straordinaria è la messa in mostra, in un evento del tutto unico ed insolito, della pergamena, mai esposta al pubblico prima d’ora dopo la cerimonia di donazione, in sala consiliare, il 19 febbraio 2005. Il 13 aprile 1389 il messere Filippo Guidotti, podestà del Comune di Imola, decise che la piccola bastia chiamata “Passo delle Catene” (il nome è leggendario ma tutte le leggendehanno un fondo di storia, ndr) diventasse una nuova comunità dello stato di Bologna. E risale proprio a quel giorno, con la realizzazione della pergamena, l’atto ufficiale della nascita di Castelbolognese.

Fu papa Pio VII, circa quattrocento anni dopo, a ordinare il passaggio alterritorio di Ravenna. Ma il legame con Bologna non s’è mai perso: i colori rossoblu, SanPetronio, lo stile urbanistico e architettonico dimostrano che le due città sono ancora moltounite.

Katia Dal Monte, laureata in filosofia a Bologna, si è occupata per molti annidell’organizzazione della Scuola di musica Vassura-Baroncini di Imola fin dalla sua apertura. Ha curato varie manifestazioni culturali fra cui il Festival di musica e poesia “La forma e ilritmo” con la presenza di alcuni fra i maggiori poeti italiani contemporanei. Ha pubblicato articoli su riviste musicali specializzate ed è autrice di testi musicati ed eseguiti nell’ambito delFestival internazionale delle Colline di Poggio a Caiano e Prato. Collabora con il Festival InCorde scrivendo testi per musica. Suoi racconti sono stati pubblicati in “Lungo la stradascritta”(ed. Fernadel ) e in “ Novecento di provincia “ (ed. Clueb). Una scrittura pulita e fluida, che riesce a scavare i personaggi senza straziarli, perché Katia lidipinge. E così affiora questa intimità combattiva, un intimismo condiviso che riporta un pocoall’antologia di Spoon River, in cui tutte le voci echeggiano ad una ad una a raccontare lapropria verità.

(Gabriella Pirazzini, giornalista e scrittrice)Così, se facciamo attenzione, notiamo che il lungo racconto di Katia Dal Monte non si svolge interza persona; si disloca invece e non a caso, in tante prime persone, quelle dei personaggi incui la sua anima si rifrange e si immedesima per dare voce ai grandi temi che le stanno acuore: la nostalgia dell’esistere (mentre si vive) e l’impossibilità del persistere della perfettafelicità. (Gianni Cascone, scrittore)Hai scelto una così rigorosa essenzialità nel mettere in fila parole, immagini, emozioni, ilsentire e il guardare dei personaggi che, ad ogni pagina, coinvolge e ti assorbe dentro gli spazie le ombre, il sotteso e il non detto della storia. Molto bella anche la struttura narrativa, con ilfascio di luce che si accende nel buio, sul volto e lo sguardo di ogni personaggio che sale allaribalta per raccontare la sua versione dell’essere. (Alfredo Antonaros, scrittore)