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Tiziano Mazzoni e il Teatro Socjale di Piangipane: cent’anni in buona compagnia… della cultura

Intervista al Presidente della Fondazione Teatro Socjale che ci parla di una doppia celebrazione: i 100 anni e la 30^ stagione del Socjale

Piangipane è un toponimo curioso. Qualcuno pensa derivi da una povertà antica, da un qualcosa che assomiglia a tavole di casa sulle quali il pane era solito piangere. Altri sostengono che derivi invece da un’abbondanza di grano e quindi di pane. Piangipane deriverebbe, infatti, dal latino plangere (battere, pestare, trebbiare il grano, appunto) e da pane.

Panem et circenses, verrebbe subito da dire. Dal pane al tempo libero il passo è breve. Perché noi stiamo per raccontarvi la storia del Teatro Socjale di Piangipane che nel 2020 festeggia i 100 anni di vita e quest’anno la 30^ stagione di attività nel suo nuovo corso, dopo la rinascita negli anni Ottanta del Novecento. Ma procediamo con ordine. Intanto ne parliamo con Tiziano Mazzoni che oggi riveste la doppia carica di Presidente della Fondazione Teatro Socjale (da circa dieci anni) e di Presidente del Circolo Arci che ne cura la gestione. Mazzoni, del resto, fa parte del gruppo storico di giovani che oltre trenta anni fa strapparono il Teatro Socjale all’oblio e al suo ineluttabile declino, per riportarlo a nuova vita.

L’INTERVISTA

Mazzoni, lei che dice, qual è l’origine del toponimo Piangipane?

“Non sono in grado di dirlo con esattezza. Ci sono queste due versioni. E probabilmente entrambe sono molto verosimili. D’altra parte, una cosa non esclude l’altra. Poteva esserci tanto grano, ma non necessariamente pane per tutti. Anticamente qui c’erano tre borghi distinti, chiamati le Ville o la Villa Piangipane. Poi diventa un’unica comunità, Piangipane, e uno dei motivi per cui viene costruito il teatro è che mancava uno spazio pubblico.”

La nascita dei teatri come spazi pubblici ha caratterizzato la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento anche nelle campagne. Un fatto d’identità e di orgoglio di comunità.

“Sì, ne sono sorti tanti nelle nostre campagne. I Teatri Sociali erano spazi aggregativi, di riunione, per il tempo libero e per la cultura. Così lo hanno voluto anche i piangipanesi. Da noi la sua nascita è coincisa con l’organizzazione del lavoro agricolo e con la nascita del movimento cooperativo.”

Però voi siete stati originali, lo avete chiamato Socjale con la j.

“Graficamente stava meglio. Be’, la nostra originalità vera sta nel fatto che mentre altrove, dopo gli anni Settanta del Novecento, quei teatri in buona parte sono morti, il nostro teatro è rinato.”

Sì, ma andiamo con ordine. Per il Teatro Socjale di Piangipane tutto comincia il 7 settembre del 1911…

“In qualche modo sì. Ma a dirla tutta, comincia molto prima. L’8 aprile 1883, riuniti nella “casa dei tre solai”, in via Carraie a Ravenna, 32 soci costituiscono l’Associazione Generale degli Operai Braccianti del Comune di Ravenna: nasce la prima cooperativa di braccianti. Nel dicembre del 1907 è poi costituita la Società Cooperativa Agricola dei Braccianti di Piangipane, anzi di Villa Piangipane.”

Teatro Socjale

E il 7 settembre del 1911, invece?

“La Cooperativa Braccianti di Piangipane acquista per l’importo di 3.800 Lire un lotto di terreno per adibirlo alla costruzione del teatro. A fianco del teatro sorge la sezione del Partito Socialista intitolata a Carlo Liebknecht, animatore del movimento spartachista berlinese insieme a Rosa Luxemburg, ucciso nel 1919. Dietro la sezione c’è la cantina della Cooperativa Agricola Braccianti.”

La cosa più straordinaria è come mai braccianti poveri o poverissimi – proletari o sottoproletari della terra – abbiano deciso di costruire un teatro, un tempio della cultura, quando la loro preoccupazione più grande ancora nel 1911 probabilmente doveva essere quella di mettere insieme il pranzo con la cena.

“In effetti si tratta di un fatto dirompente. C’è da dire che allora nelle campagne c’erano mezzadri e braccianti. Fra loro alcune differenze di fondo: i primi erano prevalentemente repubblicani, i secondi socialisti. I primi si tramandavano il loro legame con la terra di padre in figlio, mentre i braccianti sognavano di dare ai loro figli strumenti per emanciparsi dalla schiavitù delle braccia e della terra. Per questo nascono le cooperative. E per questo le cooperative dei braccianti pensano a come organizzare spazi e forme di studio per i figli e pensano a un teatro per farne un luogo di riunione, di ritrovo, di cultura. Molti braccianti conoscevano l’opera lirica, per esempio.”

Poveri ma belli?

“Era un mondo povero, ma un bel mondo, pieno di speranze, di solidarietà, di voglia di riscatto. Il teatro sarà poi costruito con il lavoro volontario e sempre gestito dai volontari.”

L’inaugurazione nel 1920, con quale evento?

“Pare con il comizio di un onorevole del Partito Socialista.”

Non c’erano le sedie.

“No, all’inizio il pubblico si portava la sedia da casa. E non c’era nemmeno la luce elettrica. La luce veniva erogata grazie a un generatore di corrente e pare che nei primi tempi la gente del paese fosse impaurita da questa macchina. Temevano che potesse esplodere, facesse incendiare il teatro e provocasse danni alle cose e alle persone intorno.”

Il teatro fu fatto dalla Cooperativa Braccianti e dai socialisti che allora erano tutt’uno. Subito dopo però arrivò il fascismo e…

“Quel teatro restò solo in mano alla Cooperativa Braccianti, per evitare che il fascismo potesse distruggerlo, come fece con tante sedi socialiste, o impossessarsene. Fu una scelta lungimirante. Il fascismo passò. La cooperativa restò. Certo, durante il ventennio, il regime sottomise le cooperative al proprio volere, ma esse continuarono ad esistere. Gli altri partiti no, furono messi fuori legge, prima di tutto socialisti e comunisti. Durante gli anni del fascismo vi si tenevano opere, feste da ballo, riunioni. Dopo la seconda guerra mondiale, divenne anche cinema.”

Quella sezione socialista divenne dopo la Liberazione comunista, il teatro…

“Rimase sempre in capo alla Cooperativa Braccianti. Certo allora i comunisti erano diventati più numerosi e influenti dei socialisti e la sezione lì a fianco era diventata la casa del popolo del PCI.”

Quando arrivò il declino anche a Piangipane?

“Negli anni Settanta, con il boom della tv e dell’auto di massa. Il Teatro Socjale venne trasformato in balera. Ci si ballava solo il sabato sera.”

E poi siete arrivati voi.

“Sì. Eravamo un gruppo di giovani, insomma molti già sui trenta, ma giovani. Venivamo quasi tutti dalla vecchia FGCI, la Federazione dei giovani comunisti. Eravamo circa una quindicina. C’era Cosetta Selleghini, c’era Danilo Morini e altri, non posso nominarli tutti. Alla fine degli anni Ottanta – il 1987 per la precisione – con l’aiuto del Presidente dell’Arci di allora Nevio Salimbeni costituimmo il Circolo Arci Teatro Socjale e chiedemmo in gestione la struttura. La Cooperativa Braccianti si fidò e ce l’affidò. Cominciammo con la musica, serate di jazz e di blues. Il primo direttore artistico fu Antonio De Rosa, mentre ci curava l’immagine Danilo Papa della Tuttifrutti.”

Teatro Socjale

Trent’anni e più dopo, siete sempre voi… solo con qualche capello in meno e qualche chilo in più.

“Qualcuno non c’è più, purtroppo. Alcuni giovani, per fortuna sono arrivati. Per esempio, Christian Ravaglioli il nostro bravissimo nuovo direttore artistico. Ma il nucleo storico è rimasto quello. Però abbiamo sempre pensato al futuro e ci stiamo ancora pensando.”

Rimanendo in questo fedeli al lascito dei fondatori.

“Esattamente. Il futuro è il nostro terzo tempo e ci stiamo lavorando.”

In tutti questi anni c’è stata anche la fase di ristrutturazione del teatro.

“Sì. Il Socjale restò chiuso per due stagioni per i lavori di riqualificazione nei quali investimmo 1,2 milioni di euro della Cooperativa Braccianti, del Comune di Ravenna, dello Stato, della Fondazione Cassa di Risparmio e della Fondazione del Monte. Il teatro riaprì nel 2007. Nel frattempo, avevamo costituito la Fondazione Teatro Socjale.”

Ed ora è diventato praticamente il terzo teatro di Ravenna, dopo l’Alighieri e il Rasi.

“Abbiamo ottenuto l’agibilità pubblica e quindi il teatro può essere utilizzato non solo per le iniziative del Circolo Arci ma anche per manifestazioni nell’ambito di rassegne più importanti. Nel 2020 si terranno al Socjale due eventi del Ravenna Jazz e due eventi del Ravenna Festival. Ravenna Teatro sta pensando a un pezzo di programmazione studiata per questo spazio.”

Avete ospitato centinaia di artisti e vere celebrità.

“Paoli, Lauzi, Vanoni, Vecchioni, Jannacci, De Gregori, Battiato con Sgalambro, Area, Elio e le Storie Tese, Marlene Kuntz, Vinicio Capossela. Moni Ovadia, Alessandro Haber e Margherita Hack. Ma anche Peter Erskine con Pat Metheny in galleria ad ascoltare, The Animals, Brian Auger. E Alan Parsons.”

Che ricordi ha di questi artisti?

“Per esempio Alan Parsons ci stupì molto, perché mentre tanti artisti se la tirano e fanno i preziosi, lui si fermò alla fine del concerto e con pazienza e affabilità firmò manifesti e autografi, concedendosi a lungo al pubblico.”

Un aneddoto antipatico.

“Fui costretto a litigare con Gino Paoli in diretta perché non voleva fare la pausa cappelletti, che, come tutti i frequentatori del Socjale sanno, per noi è sacra.”

Un aneddoto simpatico, invece?

“Capitò con Elio e le Storie Tese. Loro durante lo spettacolo avevano azionato una macchina per il fumo e questo fece scattare l’allarme antincendio. Le luci cambiarono e comparvero le scritte che avvisavano il pubblico che era in corso un incendio nel teatro. Inspiegabilmente nessuno si mosse. Tutti pensarono si trattasse di una trovata di Elio.”

La Vanoni è venuta anno scorso.

“È simpaticissima. Lei misura il tempo con i suoi fidanzati. Andai in camerino mostrandole una foto e chiedendole un autografo: lei indovinò l’anno sulla base dell’accompagnatore che aveva al fianco nella foto. Sul palco del Socjale, poi, lei e la sua cagnolina hanno fatto uno spettacolo nello spettacolo.”

Ornella Vanoni

I cappelletti del Socjale sono nati con il teatro si può dire, ne sono la cifra.

“Certamente. Da sempre facciamo la pausa cappelletti, se no non è il Socjale. Pensi che una volta ero in fila all’Alighieri e qualcuno davanti a me chiese: ma qui li date i cappelletti, nell’intervallo? Che soddisfazione!”

Ma avete delle giovani sfogline vogliose di continuare la tradizione o vi affidate sempre alle signore degli anni ruggenti?

“No, no, ci sono anche le nuove leve. Speriamo che la tradizione non si perda.”

Cappelletti del Socjale

Veniamo alla doppia celebrazione: cento più trenta. Avete fatto le cose in grande.

“Con la collaborazione del Comune di Ravenna, della Federazione delle Cooperative e in particolare della Cab Terra, la Fondazione Teatro Socjale e il Circolo Arci propongono per il 2020 un ricco programma d’incontri e riflessioni oltre che di spettacolo, naturalmente con la direzione artistica di Christian Ravaglioli. Per citare alcuni nomi: Vincenzo Mollica e Giovanni Truppi, Gene Gnocchi e Morgan, Paolo Fresu, Vinicio Capossela ed Enrico Rava. Il Comitato Promotore delle celebrazioni è costituito da Elsa Signorino (Assessore alla Cultura del Comune di Ravenna), Lorenzo Cottignoli (Presidente della Federazione delle Cooperative di Ravenna), Fabrizio Galavotti (Presidente della Cab Terra), Roberta Cappelli (Direttore dell’Arci di Ravenna), Costantino Ricci (Segretario Confederale della CGIL di Ravenna), Giancarlo Ciani (Presidente del Circolo Cooperatori di Ravenna), poi ci siamo io, Paolo Belletti, Eliseo Dalla Vecchia, Cosetta Selleghini, Paolo Bolzani, Christian Ravaglioli e Gianni Mazzotti.”

Farete anche convegni e pubblicazioni.

“In collaborazione con la Federazione delle Cooperative e con Legacoop Romagna nel mese di aprile, con un convegno, sarà ricordato il percorso che ha portato i braccianti di queste terre a lottare per il lavoro e la cooperazione. Un secondo convegno sarà dedicato proprio alla storia del Teatro Socjale a partire da una ricerca curata per la Federazione delle Cooperative dallo storico Alessandro Luparini. Nell’occasione sarà invitato il Ministro della Cultura Franceschini. Il materiale raccolto dalla proprietà dello stabile e dai volontari, assieme alla ricerca storica dedicata al Teatro Socjale, saranno raccolti poi in una pubblicazione dedicata, assieme agli atti dei convegni realizzati nel corso dell’anno. Un CD sarà infine pubblicato con le migliori interpretazioni musicali jazz, blues e pop italiane e straniere che in 30 anni di storia hanno scaldato il pubblico del Socjale.”

Teatro Socjale
Teatro Socjale

NELLE IMMAGINI ALLEGATE IL PROGRAMMA DELLE CELEBRAZIONI DEL SOCJALE DA GENNAIO A GIUGNO 2020

Teatro Socjale
Teatro Socjale