Al Carmine di Lugo la presentazione dei risultati dell’ultima campagna archeologica a Zagonara

Mercoledì 18 dicembre alle 20.45 l’aula magna del Carmine di Lugo (corso Garibaldi 16) ospita la presentazione dei risultati delle ricerche archeologiche che si sono svolte nel 2019 nello scavo del castello di Zagonara. Introdurranno la serata l’assessore alla Cultura del Comune di Lugo, Giovanni Valentinotti del Comitato per i Beni Culturali di Lugo e il professor Leardo Mascanzoni. Interverranno inoltre gli archeologi dell’Università di Bologna Marco Cavalazzi, Celeste Fiorotto, Laura Nalin e Martina Vozzo.

Quest’anno – si legge nella nota dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna – sono stati aperti quattro settori di scavo pari a circa 700 metri quadri investigati, permettendo di portare alla luce le strutture murarie di un edificio abitativo bassomedievale (XIII-XV secolo), che probabilmente faceva parte del castello di Zagonara, le tracce di un’ampia area aperta pavimentata (forse una corte o piazza interna al castello) e le strutture di un edificio preesistente alla chiesa del castello, databile a un periodo anteriore all’anno mille, un rinvenimento che per la prima volta ha permesso di gettare uno sguardo sulle fasi più antiche di questa parte della campagna lughese. Nel corso della serata, spiegano sempre dall’Unione, verranno presentati anche i risultati delle ricerche di laboratorio svolte nel corso del 2019, che hanno riguardato i reperti paleobotanici, i resti animali rinvenuti in corso di scavo e una parte delle ossa umane del cimitero del villaggio, in particolare alcune centinaia di quelle più antiche, sepolte in un ossario in muratura addossato alla chiesa del castello, Sant’Andrea, e databile all’anno mille circa.

Fino ad oggi sono state svolte tre campagne di ricerca sul sito, portando alla luce migliaia di reperti archeologici che riguardano la storia delle campagne ravennati dopo la fine dell’Età romana. Lo scavo di quest’anno, proseguono dall’Unione, ha avuto luogo tra maggio e giugno e ha visto coinvolti una quarantina di archeologi dell’Università di Bologna e di altri atenei italiani e stranieri. Alla fase di ricerca sul campo sono seguiti alcuni mesi di revisione dei dati, studio e pulizia dei reperti rinvenuti. Lo scavo si inserisce in un progetto di ricerca pluriennale dell’Università Bologna volto a studiare le campagne basso-romagnole, il progetto “Bassa Romandiola”. Dal 2009 in poi, nell’ambito di questa ricerca sono state individuate nell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna decine di siti archeologici prima sconosciuti. Alcuni di questi sono poi stati oggetto di studi più approfonditi, come per esempio il sito del castello di Zagonara. Il progetto si inserisce in un quadro più ampio, che mira a ricostruire la storia della campagna romagnola e include ricerche che interessano la pianura Faentina (progetto “Faventia”), la pianura cervese (progetto “Cervia Vecchia – Ficocle”).

Lo scavo del castello di Zagonara è partito nel 2017, promosso dal Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna, il Comitato per i Beni culturali di Lugo e il Comune di Lugo. L’attività di scavo e la ricerca si svolgono in regime di concessione del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo e in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini.

Lo scavo di Zagonara, concludono dall’Unione dei Comuni della Bassa Romagna, è stato possibile grazie all’appoggio logistico ed economico di un numero consistente di soggetti: il comune di Lugo, il comitato per i Beni Culturali, l’Università di Bologna, il Gruppo Villa Maria, le associazioni di categoria lughesi (Cna, Confesercenti, Confcommercio), il Lugo Music Festival, l’agenzia Davide Staffa, TavolaAmica-Camst, Cevico, il Centro Civico di Bizzuno, il Rotary Club di Lugo, Assicoop Romagna Futura, la ditta Monitor the Planet, il Lions Club di Lugo, la biblioteca Comunale “Trisi” di Lugo, l’associazione Storia e Memoria della Bassa Romagna, l’associazione Slow Bike Tourism e il Centro di Studi sulla Romandiola Nord-Occidentale.