Aperta fino al 30 gennaio la mostra fotografica “Salvare l’ora” di Giovanni Chiaramonte a Ravenna

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E’ ancora aperta e visitabile fino al 30 gennaio la mostra “Salvare l’ora” di Giovanni Chiaramonte nello spazio espositivo di palazzo Rasponi 2 in via d’Azeglio.

La rassegna si compone di 30 fotografie e 30 brevi componimenti, redatti dall’autore sotto forma di haiku, che accompagnano il racconto e fanno parte di un più ampio lavoro profondamente personale e intimo, ultimato nel 2018.

A conclusione della mostra l’autore terrà un breve corso di storia della fotografia in tre lezioni in cui esplorerà l’opera e il pensiero dei grandi fotografi che hanno attraversato tre secoli di storia.

Le lezioni, aperte a tutta la cittadinanza ma rivolte in particolare agli studenti della scuola secondaria, si terranno alle Artificerie Almagià nelle giornate di giovedì 30, venerdì 31 gennaio e sabato 1 febbraio, dalle 17 alle 19.

L’opera di Giovanni Chiaramonte è stata fonte di ispirazione e ricerca per il laboratorio fotografico Camera School, guidato dalla professoressa e fotografa Roberta Palla e dall’architetta Gioia Gattamorta che hanno ragionato insieme a 21 giovani fotografi esprimendo un interessante lavoro fotografico che sarà visitabile all’interno dello stesso contesto espositivo.
I laboratori di Camera School che, da alcuni anni l’assessorato alle Politiche Giovanili sostiene e promuove in tutto il territorio del Comune, avviano giovani e giovanissimi allo studio della tecnica fotografica e approfondiscono temi attualissimi come l’utilizzo consapevole e responsabile delle immagini specie quando veicolate dallo smartphone.

Giovanni Chiaramonte ragiona essenzialmente sul tema dello sguardo, inteso non come passiva ricezione del mondo, fredda registrazione di dati, ma come voce che chiama e accoglie l’infinito che si fa trovare, diventando ideale dimora dello sguardo. Affiorano così le immagini delle parvenze del mondo: la pioggia, un gelsomino, la sabbia, un merlo, le case, dei vetri, le conchiglie, petali sparsi, architetture abbandonate. Ciò che un attimo prima giaceva inerte e abbandonato appare improvvisamente dotato di un’identità propria che attrae lo sguardo e lo consola con la propria rivelatrice presenza.

Giorni e orari di apertura: dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19; sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19. Chiuso al lunedì. L’ingresso è libero. Per info sulla mostra e sul corso rivolgersi all’ Ufficio politiche giovanili 0544/482277 oppure scrivere a palazzorasponi2@comune.ra.it.

Giovanni Chiaramonte, nato nel 1948 a Varese da genitori di Gela, inizia a fotografare alla fine degli anni Sessanta. Si dedica alla relazione tra luogo e identità dell’uomo e al destino dell’Occidente, con i volumi: Giardini e paesaggi ,1983, Terra del ritorno, 1989, Penisola delle figure, 1993, Westwards, 1996, Ai confini del mare, 1999, Milano. Cerchi della città di mezzo, 2000, Pellegrinaggi occidentali, 2000, Frammenti dalla Rocca-Cefalù, 2002, Dolce è la luce, 2003, Abitare il mondo: EuropE, 2004, Berlin. Figure, 2004, Attraverso la pianura, 2005, Senza foce, 2005, Come un enigma_Venezia, 2006, Nascosto in prospettiva, 2007, In Berlin, 2009, L’altro_Nei volti nei luoghi, 2010-11.

Queste opere sono state accompagnate dai testi dei poeti e scrittori Maurizio Cucchi, Milo De Angelis, Luca Doninelli, Umberto Fiori, Roberto Mussapi, Giovanni Raboni, Davide Rondoni e dai testi critici di Gianni Canova, Michele Cometa, Kurt Forster, Enrico Gusella, Silvano Petrosino, Elena Pontiggia, Arturo Carlo Quintavalle, Roberta Valtorta, Francesco Zanot. Nel 1983 viene chiamato dall’architetto Pierluigi Nicolin a collaborare alla rivista “Lotus International” e nell’anno successivo, su incarico dell’architetto Josef Kleihues, fotografa la nuova Berlino edificata dall’IBA.

Le immagini berlinesi vengono esposte nelle più importanti gallerie europee e americane, tra cui il Deutsches Architekturmuseum di Frankfurt, il Museo di Arte Contemporanea di Caracas, la Triennale di Milano, la Biennale di Venezia. La fotografia di architettura di Giovanni Chiaramonte attraversa consapevolmente la parabola del moderno, analizzando le opere di K.F. Schinkel, A. Antonelli, M. Piacentini, G. Muzio, G. Ponti, M. Van der Rohe, D. Pikionis, S. Lewerentz, P. Portoghesi, J. Nouvel, O. Niemeyer, J. Stirling, A. Siza, F.O. Gehry. Per le sue fotografie di architettura hanno scritto Phil Johnson, Oswald M. Ungers, Kurt Forster, Mirko Zardini., Sebastiano Brandolini, Gianni Braghieri, Paolo Zermani. Il 25 ottobre 2005 gli viene conferita la laurea honoris causa in Architettura dall’Università degli Studi di Palermo, per la ventennale collaborazione sul tema della città e dell’abitare con le riviste e le istituzioni nazionali e internazionali. Nel 2006 gli viene assegnato il Primo Premio Friuli-Venezia Giulia per la Fotografia e nel 2007 l’Oscar della Fotografia di Benevento.

Giovanni Chiaramonte ha fondato e diretto collane di fotografia per Jaca Book, Federico Motta Editore, Società Editrice Internazionale ed Edizioni della Meridiana, Ultreya-Itaca, accompagnando il suo lavoro artistico con una riflessione storica e teoretica con saggi e volumi dedicati agli autori a lui più vicini, tra cui Paul Strand, Minor White, Eugene Smith, Robert Frank, Paolo Monti, Mario Carrieri, Andrej Tarkovskij, Joel Meyerowitz, Wim Wenders, Robert Adams. Dal 1984 al 1998 ha insegnato Storia della fotografia e Storia della visione ottica rispettivamente alla Civica scuola di Fotografia e alla Civica scuola di Cinema di Milano. Nel 1998 ha tenuto il corso Fotografare la città alla facoltà di Architettura di Darmstadt.

Dal 2000 al 2003 ha insegnato Drammaturgia dell’immagine alla facoltà Teologica di Sicilia, e dal 2004 al Master di Fotografia presso Forma a Milano. Dopo le Università di Palermo e di Parma, attualmente è docente di Storia e teoria della fotografia all’Università IULM di Milano.

 

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