‘Liberare’ la Mariola di Ravenna? Risponde la Soprintendenza

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Qualche giorno fa l’Associazione Dis-Ordine ha lanciatoa vent’anni dalla sua ingiusta prigionia, il Fronte di Liberazione della Mariola imprigionata nelle segrete della Soprintendenza, protagonista della leggenda Cercar Mariola per Ravenna”, con tanto di raccolta firme. L’associazione vuole infatti riportare la testa conosciuta come Mariola nella sua nicchia alla base della Torre Civica, in via Paolo Costa-Via Ponte Marino, da dove fu tolta appunto 20 anni fa.

LE PAROLE DEL SOPRINTENDENTE

Sulla questione abbiamo interrogato il Soprintendente Giorgio Cozzolino: “Prima di tutto non si tratta di una prigionia, ma di una custodia in sicurezza, – ci spiega il Soprintendente  – che non è stata imposta dalla Soprintendenza ma è stata imposta quando la Torre Civica cominciò a manifestare dei seri problemi di stabilità e di sicurezza: la Mariola fu quindi spostata per consentire tutte le operazioni di messa in sicurezza della Torre, che non si sono ancora concluse”.

“La situazione attuale è una situazione provvisoria: a seguito dell’espletamento da parte del Comune di tutte le operazioni per il risanamento definitivo della Torre, si sarebbe visto come gran finale la ricollocazione della Mariola, ma la Torre non è ancora stata risanata” avanza Cozzolino.

“Questo è un discorso di vent’anni fa” conclude il Soprintendente, che puntualizza:  “il restauro non era della Mariola, ma della Torre. Poi, in prospettiva, ammesso che il restauro della Torre sia ancora lungo (restauro che non controlliamo noi), sul fatto che si voglia nel frattempo individuare un luogo idoneo in cui la Mariola possa essere vista, sono concorde: ma in sintesi il problema non è la Mariola, ma la Torre.  Se però la Mariola fosse il pretesto per riaccendere i riflettori sul problema della Torre Civica, ben venga: il lavoro delle associazioni in questo campo è pregevole”.

Mariola

CERCAR MARIOLA PER RAVENNA

Il detto popolare “Cercar Mariola per Ravenna” – racconta l’Associazione Dis-ORDINE – citato da storiche fonti letterarie fin dal 1300, sorge anticamente a Ravenna dall’interpretazione della posizione di due curiosi frammenti in pietra incastonati in due nicchie adiacenti alla base della Torre Civica di Ravenna sul lato in via Ponte Marino: una testa, forse di imperatore romano e, accanto, un cavaliere che le volge le spalle.

Tante sono le leggende che si diramano sull’onda di questa misteriosa storia che fin dal primo Trecento supera i confini della città tanto che compare in un verso del Codice de L’Acerba di Cecco d’Ascoli: “Maria si va cercando per Ravenna/chi in donna crede che sia intelletto” e persino Cervantes, alcuni secoli dopo, nel Don Chisciotte, paragona il “buscar a Marica por Ravena” col “buscar al bachiller en Salamanca” riferendosi alla ricerca di qualcosa di talmente ovvio che a volte non si trova anche se evidente. Queste citazioni sono tutte raccolte nel libro “Cercar Maria per Ravenna – Zarchè Mariola par Ravèna” del 2004 scritto da Franco Gàbici (Danilo Montanari Editore).

L’antica leggenda fa sì che a Ravenna, sul finire dell’Ottocento, compaia una maschera carnevalesca, di cui si ha testimonianza in una fotografia ritoccata ad acquerello, datata 1870, appartenente all’Album di Gaetano Savini in Memorie illustrate di Ravenna, custodito alla Biblioteca Classense: la Maschera della Mariola. Una veste rossa profilata in bianco nascosta da un ampio mantello di colore blu, come la veste mariana, stranamente allacciata al maschile.

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Commenti

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  1. Scritto da Filippo Donati

    non ho lauree e non sono scolarizzato come i signori che si parlano a colpi di comunicati stampa ed assegnano responsabilità diffuse (vezzo italico)etc…Sono un semplice operatore turistico e credo fermamente che se si fosse voluto mantenere alto, rilanciandolo, il richiamo di Mariola, sarebbe bastato praticare una apertura all’altezza della nicchia ove era ospitata Mariola, illuminandola degnamente di notte e proteggiendola con una barriera trasparente, ovviamente riposizionando una copia ed arricchendo il tutto con un bel pannello bilingue (oh, volendo si potrebbe anche tradurlo in 3, 4 lingue…eh) che spiega i fatti, crea emozione, curiosità, che restituisce dignità a quell’angolo ricoperto di legno, spesso marcio, che per fortuna, è stato ingentilito grazie ad una idea dei soliti noti. Ci basta che i turisti fotografino la pendenza della torre ?! Allora rimaniamo pure così, plastiniamo tutto quello che ci capita a tiro (Piazza Kennedy grande occasione sprecata). LE città hanno bisogno di emozionare i loro cittadini ed i loro visitatori e quando a Ravenna lo capiremo, non sarà mai troppo tardi.