Sulle tracce di Leonardo in Romagna, il racconto di Davide Gnola

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Davide Gnola, riminese, direttore del Museo della Marineria di Cesenatico, ha dedicato il proprio impegno a valorizzare la cultura del mare, organizzando mostre e iniziative culturali, scrivendo su riviste di settore. Membro del consiglio direttivo dell’Association of Mediterranean Maritime Museums e dell’Istituto di Archeologia, Storia ed Etnologia Navale, nel 2009 ha pubblicato Il mare oltre la spiaggia che l’autore ha dedicato alla riscoperta e alla valorizzazione della tradizione marinara della costa romagnola, e nel 2010 il Diario di bordo del Capitano Giuseppe Garibaldi (Mursia), nel quale ha delineato un’immagine del tutto nuova dell’Eroe dei due mondi.

Nel suo ultimo lavoro Sulle tracce di Leonardo, che viene presentato oggi 14 febbraio, alle 18 nella sala D’Attorre in via Ponte Marino 2, a Ravenna, a 500 anni dalla morte del genio universale, lei ripercorre idealmente il viaggio di Leonardo in Romagna ricercandone la presenza tra luoghi e memorie che, nonostante il trascorrere del tempo, serbano ancora segreti del ricordo di quella presenza. Ci porti in viaggio con sé.

“Comincio a raccontarle un po’ del mio libro, che narra una storia non molto conosciuta perché noi siamo abituati ad associare Leonardo a Firenze, a Milano, alla Francia, ed invece per un brevissimo periodo, parliamo di pochi mesi nell’estate del 1502, egli è vissuto in Romagna, al seguito del Duca Cesare Borgia, il Valentino, figlio di Papa Borgia. Fu un periodo intenso per Leonardo, insignito dallo stesso Cesare Borgia del titolo di Ingegnere di questo nuovo Ducato che era stato conquistato, spodestando le Signorie preesistenti. Il principe aveva bisogno di un ingegnere militare che lo aiutasse a risistemare tutte le fortezze che erano state distrutte da questa breve ma intensa guerra e verificare la stabilità delle strutture. Leonardo si ritrova dunque a prestare i suoi servigi al soldo del Duca Valentino, Cesare Borgia, rampollo di una famiglia potente che gode di una pessima fama. Quello che racconto in questo lavoro è appunto un viaggio che ha lasciato tracce interessanti che vale la pena ripercorrere”.

Per esempio?

“Leonardo ha lasciato tracce sintetiche ma molto significative. Tra queste vi è un lasciapassare – documento dell’archivio di Cesare Borgia rilasciato dalla sua cancelleria – nel quale si nomina Leonardo “architecto et ingeniero generale” e che chiarisce molto dettagliatamente i compiti a Leonardo attribuiti. L’altro documento giunto sino a noi è il taccuino di viaggio di Leonardo, manoscritto che egli portava sempre con sé, oggi conservato a Parigi, alla biblioteca dell’Institut de France, chiamato Codice L, contenente appunti e disegni del viaggio, che ha permesso agli studiosi, attraverso trascrizioni ed annotazioni, di compiere delle indagini per ricostruire i luoghi e le varie tappe del suo viaggio, partendo da Urbino, per poi raggiungere Pesaro, Rimini, Cesena, Cesenatico sino a giungere anche ad Imola. Il resto dell’itinerario possiamo invece ricostruirlo da altre tracce, come la mappa di Imola, documento di fondamentale importanza, custodito a Windsor. Un viaggio ed una collaborazione – quella di Leonardo con Cesare Borgia – che però si interrompe a pochi mesi dal suo inizio”.

Perchè?

“Abbiamo le tracce del viaggio a partire da fine luglio del 1502 ma probabilmente tutto è iniziato anche un pochino prima, ma poi Leonardo nei primi mesi del 1503 ha già lasciato Cesare Borgia e la Romagna. Il motivo possiamo facilmente intuirlo: questo sodalizio era nato all’insegna di una collaborazione più ampia tra il re di Francia, Cesare Borgia e il papa Alessandro VI, che era poi il padre di Cesare Borgia. Luigi XII, re di Francia, capisce che questa è un’alleanza troppo scomoda. Ma forse la cosa finisce anche quando Leonardo si rende conto della pericolosità del personaggio con cui sta collaborando. Leonardo vede uccidere persone con le quali si è trovato fianco a fianco, come Vitellozzo Vitelli, Ramiro de Lorqua: sono collaboratori di Cesare Borgia che vengono eliminati senza tanti scrupoli. Forse Leonardo ad un certo punto si sente a rischio e decide di interrompere questa collaborazione, con grande preveggenza, pochi mesi prima che la stella di Cesare Borgia si offuschi. Infatti pochi mesi dopo Papa Alessandro VI Borgia morirà e dunque la fortuna di Cesare è destinata a scomparire. Nel mio libro ho provato a raccontare questa storia anche ad un pubblico più ampio: l’anniversario dei 500 anni dalla morte di Leonardo è stata l’occasione per provare a dire che la Romagna è una terra leonardiana e varrebbe la pena anche di valorizzare questa presenza così importante nella nostra regione.”

Ha incontrato delle difficoltà nel reperire i documenti di cui parlava poc’anzi?

“In realtà no, in quanto i documenti su Leonardo sono disponibili. La cosa più difficile invece è stata mettere insieme un po’ tutto il mosaico. La complessità riguarda la contestualizzazione della vita di Leonardo, in quanto le fonti non sono tante. L’altro dato interessante da evidenziare è che questo periodo non viene molto raccontato, perché, nonostante abbiano fatto delle fiction, dei fumetti, gli storici preferiscono non associare la figura positiva di Leonardo a quella negativa dei Borgia. Ecco, la difficoltà è stata proprio quella di mettere insieme un po’ tutto, seguendo un criterio storico, perché poi a me piace raccontare delle storie interessanti, ma sempre avendo un saldo fondamento nei fatti”.

Cosa l’ha indotta a voler ripercorre le “tracce” di Leonardo?

“Il motivo fondamentale è che io sono direttore del Museo della Marineria e della biblioteca di Cesenatico, che è forse la città della Romagna più legata a questa memoria leonardesca. Nel Codice L, Leonardo dedica due suoi disegni a Cesenatico con la veduta a volo d’uccello del Porto Canale e con un rilievo in pianta del Porto Canale: sono antiche rappresentazioni di quello che un tempo era un paese, oggi è qualcosa di più di un paese. Quella di Leonardo è una memoria ancora molto forte. La mia intenzione è quella di fare capire, a quanti si recano a Cesenatico, che cosa c’entra Leonardo con la Romagna e con Cesenatico, appunto. Le storie vere sono, secondo me, più interessanti delle storie inventate e quindi a me piace provare a raccontare delle storie vere. Ad esempio, raccontare qual era il ruolo di Leonardo alla corte di Cesare, chi era Cesare Borgia. Il viaggio di Leonardo è una finestra che ci dà modo di capire la storia del nostro territorio in un periodo storico così importante come è stato quello del primo Cinquecento”.

Le narrazioni storiche hanno, senza alcun dubbio, un tratto che conferisce loro un certo fascino. Lei punta a catturare anche l’interesse delle nuove generazioni?

“Spero, più semplicemente e modestamente, di raccontare storie che ho tra le mani e mettere a contatto le persone con delle memorie e spero che qualcuna di queste possa essere interessata a leggerle ed ascoltarle. Mi sembra che questo genere di storie appassionino maggiormente il pubblico maturo, ma non escludo però che anche una persona più giovane possa esserne coinvolta, sia per interesse personale sia per approfondire un periodo storico da un punto di vista scolastico”.

A cura di Mirella Madeo

Disegni leonardeschi

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