Quaderni della quarantena di un misterioso architetto di nome A.P. / Quinta puntata

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La storia di A.P. ha preso la piega che ormai sappiamo e non nascondiamo che siamo preoccupati per la tenuta psicologica del nostro architetto. Il suo progetto per la Darsena è su un binario morto, così come il rapporto con Sara. Il Coronavirus sembra non interessargli così tanto e non lo si potrebbe definire in apparenza un’ossessione. Sennonché la costrizione e la clausura lo stanno facendo sbarellare. In questa puntata vedrete poi che cosa è andato a scovare il nostro, un mezzo matto come Jacopo Landoni. Figura bizzarra ed eclettica, così veniva sinteticamente descritto dal suo biografo Muratori: “amico di Paolo Costa, maestro di Gioachino Rossini, poeta erotico e satirico, burlesco e didascalico, meditativo ed estemporaneo, italiano e dialettale, traduttore fecondo se non sempre felice e critico bizzarramente originale”. Curiosamente Landoni morì nel corso della grave epidemia di colera del 1854-55 che a Ravenna fece numerose vittime, al punto che per i deceduti si dovette approntare un’area particolare nel cimitero, dove anch’egli giace, privo di una degna sepoltura. E quell’Andè’ vi par Teresina non è cosa strampalata, significa andarsene per consunzione, appunto. Questo detto sembra risalga proprio agli anni in cui scoppiò il colera a Ravenna e il Comune mise su il Lazzaretto nella già soppressa Casa delle Teresine, vicino a Porta Serrata. Il buon Jacopo, colpito dalla malattia, pare vi si sia recato a morire, da solo.

LA REDAZIONE

Martedì 17 marzo

Niente: non mi esce niente. Ho tutto questo ben di dio fra le mani, un intero lotto edificabile sulla Darsena senza restrizioni di Legge, ma non riesco a disegnare niente. Per tutta la mattina ciondolo dalla cucina allo studio, andata e ritorno, consumo i tappeti a forza di camminare; ma questa testa inutile che ho fra le spalle, questo spazio vuoto fra un orecchio e l’altro non vuole collaborare.

Vip di vario genere moltiplicano la loro presenza sulla Rete, credendo di essere confortanti. I loro volti riflessi all’infinito, come nelle stanze degli specchi dei Luna Park. Mi intristisce vedere gli interni delle loro case, così comuni, così banali. Ambiscono al glamour; risultano Biedermeier.

Devo lasciarmi alle spalle la mia Grande Linea e pensare ad altro. Non sarebbe uscito nulla di buono, capisci? (Mi devo convincere). Un grattacielo di 300 metri sulla Darsena… No, il contesto non è buono, A. P. La dimensione dovrà essere per forza orizzontale: è il paesaggio che lo richiede. In questa città non esistono belvederi, non conosciamo la vertigine dell’altezza. Terrestre: dev’essere un progetto terrestre. Sì, ma cosa? Pensa, idiota.

A quanti morti siamo? 2.500. Non so perché, ma sento che il mio tempo è legato a questi poveri morti. Lo avverto. Devo riposare, così non va. Troppa agitazione. È tempo di inaugurare la grappa.

Mi sveglio che è già buio. Ho perso tutto il giorno? Devo aver sognato qualcosa, ma le immagini si deformano, mi sfuggono dietro alla fronte… Sì, un quaderno. C’era un quaderno. E io ci scrivevo sopra. Disegnavo un progetto (cos’era? Possibile sia già andato perduto?). Tracciavo le mie linee dritte e pulite, avevo tutto sotto controllo. Ma poi le linee si ribellavano, si coloravano, si allargavano sulla carta come su una piastra di coltura; l’inchiostro-virus passava da una pagina all’altra e prendeva le forme che voleva lui, si diffondeva, cercavo di cancellarlo ma ormai era fuori controllo, e alla fine tutto il quaderno non era che unico groviglio insensato di colore.

Guardo in balcone: non ho finito di svasare il rosmarino! È rimasto là, lungo e steso per terra. Starà male, poveretto. Avrà preso freddo. Lo porto a letto con me e lo metto sotto le coperte.

In America stanno facendo la fila per comprare armi e munizioni. Una quarantena senza sparare è inconcepibile per loro. Ma su chi sfogarsi adesso che le scuole sono chiuse?

Mercoledì 18 marzo

Sono più di 10 giorni che sono da solo in casa. Credo sia una sorta di record. Faccio un brindisi col rosmarino e mi metto a lavorare, cerco di produrre qualcosa.

Il cellulare continua a squillare. È sempre questa Sara che mi cerca, e mi cerca. Così non riesco a concentrarmi. Blocco il numero. Au revoir. Scompaio nel nulla, come le mascherine dalle farmacie, come i medici a Napoli.

Giovedì 19 marzo

Giorno nero, nerissimo. Nemmeno uno straccio di idea. Consumo carta e vino, vino e carta. È arrivato il blocco creativo. Doveva arrivare, eh; lo dicono tutti. Tutti gli architetti attraversano dei blocchi; prendi Frank Gehry, poveretto. È in blocco da quando è nato. Sono ancora giovane, mi sbloccherò.

Dopo cena guardo al telegiornale le immagini di tutte quelle bare portate via da Bergamo, sui camion militari, senza un saluto, senza la possibilità di carezzare l’ultima volta la cassa del proprio nonno, o nonna, o madre, o padre. Dio mio. Devo fare in fretta. Perché ogni morto in più mi chiude lo stomaco? Perché ogni malato è un’invocazione a non perdere tempo? Cosa posso fare io?

Jacopo Landoni

Venerdì 20 marzo

Che ore saranno state? L’una? Le tre? Non ho segnato l’orario. Ero nello studio: lavoravo per fare qualcosa perché non riesco più a prendere sonno. Qualcosa sbatte sul vetro della finestra. Vedo un sassolino saltellare sul davanzale. Mi affaccio e in strada intravedo una figura, illuminata a tre quarti dalla luce del lampione.

È un vecchio. Porta un berretto sformato in testa, la barba lunga. Mi pare piuttosto sporco, a dire il vero. Mi colpisce la sua magrezza, e noto che va scalzo. Cosa fa? Alza la mano, sembra che mi saluti. Salve anche a lei. Ha bisogno? Si è perso? Magari, mi fa. Magari mi fossi perso. Ma purtroppo so bene dove che devo andare. Benissimo allora. Arrivederci. E richiudo la finestra. Ma continua a lanciare sassi, vuole qualcosa da me.

Ma le sembra l’ora di lanciar sassi? E perché sta in giro? Non sa che siamo in quarantena? Oh sì, lo so, lo so. Sono tutti chiusi in casa. Ma io devo andare. Vado via per Teresina. Mi metto a ridere. Alla sua età, va via per Teresina?

E cosa c’entra l’età?… Il colera non guarda in faccia nessuno, vecchi, giovani, belli e brutti. Il colera? Ma di che sta parlando? Vuole dire il Corona! Macché Corona, invornito! Il colera! Non li legge i giornali? È già da mesi che ci sta portando via tutti! Vado al macello, a raggiungere i miei amici, ché sento già freddo.

 Vecchio, ma cosa vai dicendo? Vado al macello, A. P., vado al lazzaretto! Ricordati del vecchio Landoni… E non dimenticare di far sempre la cosa sbagliata!

Non faccio in tempo a ribattere, che è già svoltato giù per via di Roma. Un lazzaretto…

 

(IL SEGUITO ALLA PROSSIMA PUNTATA – DOMENICA 5 APRILE)

QUI LA I PUNTATA: https://www.ravennanotizie.it/cultura-spettacolo/2020/03/26/quaderni-della-quarantena-di-un-misterioso-architetto-di-nome-a-p-prima-puntata/

QUI LA II PUNTATA: https://www.ravennanotizie.it/cultura-spettacolo/2020/03/28/quaderni-della-quarantena-di-un-misterioso-architetto-di-nome-a-p-seconda-puntata/

QUI LA III PUNTATA: https://www.ravennanotizie.it/cultura-spettacolo/2020/03/30/quaderni-della-quarantena-di-un-misterioso-architetto-di-nome-a-p-terza-puntata/

QUI LA IV PUNTATA: https://www.ravennanotizie.it/cultura-spettacolo/2020/04/01/quaderni-della-quarantena-di-un-misterioso-architetto-di-nome-a-p-quarta-puntata/

Immagine di copertina: Caterina MorigiQuaderni, 2015, inchiostro su carta (per gentile concessione dell’artista)

Nella foto, busto di Jacopo Landoni (opera di Enrico Pazzi) custodito alla Biblioteca Classense di Ravenna

 

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Commenti

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  1. Scritto da libero

    sempre più interessante!!! BRAVO

  2. Scritto da Paola

    Dite ad A P di non smettere di scrivere il diario.