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Ravenna, Elsa Signorino: la cultura riapre per nutrire l’anima e battere la crisi. Dante 2021 non è a rischio e il Festival si farà

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In questi mesi di clausura forzata abbiamo mangiato molto. E molti sono ingrassati. Ma ci siamo nutriti, per fortuna, anche di cultura. Con tante letture. Film e serie tv. Iniziative culturali e spettacolari con il digitale e in streaming. Chi ha danzato. Chi ha cantato. Chi ha suonato. Chi ha recitato. Dal balcone al salotto di casa. Insomma, per mesi la cultura ci ha tenuto su il morale. Perché è parte fondamentale della nostra anima. E della nostra identità come comunità. Per questo è tanto più importante che dal 18 maggio, domani, aprano molti luoghi della cultura e che via via dal 23 maggio e poi dal 1° giugno aprano i luoghi simbolo della cultura e dell’arte ravennate. Per poi arrivare al 15 giugno, quando potranno riaprire anche cinema e teatri. Naturalmente all’insegna della sicurezza, come sottolinea l’Assessora alla Cultura di Ravenna Elsa Signorino. Perché “con la cultura si mangia, ma poi si vive, si cresce, si sta insieme, si combattono le moderne diseguaglianze, si progetta il futuro” sottolinea Signorino, affermando il valore simbolico di questa riapertura e insieme la centralità della cultura e del pensiero per uscire dalla crisi attuale.

L’INTERVISTA

Assessora Signorino, il 23 maggio aprono cinque siti museali e culturali molto importanti per Ravenna: Basilica di Classe, Museo Classis, Antico Porto, Mausoleo di Teodorico e Mar. È come liberare e ritrovare un pezzo dell’anima di questa città che per 70 giorni è rimasto chiuso in un cassetto a causa del Covid-19. E per gli altri siti?

“Abbiamo pensato a riaperture graduali e progressive. E flessibili, perché queste riaperture debbono coniugarsi alla massima sicurezza. Questo ha comportato per tutti i responsabili dei musei e dei monumenti e per tutto il personale un impegno notevolissimo. Un primo nucleo molto importante di riaperture c’è il il 23 maggio, poi il 1° di giugno, in base all’orientamento della Curia, è prevista anche la riapertura del nucleo dei monumenti Unesco gestiti dall’Opera di Religione (San Vitale, Galla Placidia, Sant’Apollinare Nuovo, Cappella Arcivescovile, Battistero Neoniano, ndr). Sempre nel mese di giugno dovrebbe riaprire il grosso degli altri siti.”

Basilica di Sant'Apollinare in Classe

Riaprirà dunque un piccolo gioiello come Galla Placidia?

“La Curia ci ha assicurato di sì. Naturalmente, saranno ingressi con prenotazione obbligatoria, contingentati e con un periodo massimo di permanenza all’interno. Oltre a Galla Placidia ci sono altri siti che per la loro conformazione presentano problemi di riapertura di non facile soluzione, penso ai due battisteri o al sito ipogeo della Domus dei Tappeti di Pietra. Proprio perché il primo obiettivo che ci siamo posti tutti è riaprire in sicurezza. Il secondo obiettivo è ripartire per ritrovare il valore dei luoghi della cultura ravennate, così importanti per la vita della nostra comunità. Sono aperture di grande valore simbolico. Anche perché in questa prima fase – viste le limitazioni alla circolazione fino al 3 giugno e immaginando le difficoltà comunque delle persone a mettersi in viaggio – riteniamo questi luoghi saranno a disposizione soprattutto dei nostri concittadini, in attesa che tornino anche i turisti. D’altra parte, in questi due mesi di sofferenza, la cultura ha avuto un grande peso, l’offerta culturale attraverso soprattutto il digitale ha rappresentato un elemento di forte sostegno e sollievo per tutti noi. Per la riconquista di forme di socialità, la riapertura di musei e monumenti è molto importante.”

Riaprite i siti museali pensando anche ai più giovani e ai giovanissimi, ai servizi per l’infanzia. Non è così?

“Sì. Nel senso che in questo particolare frangente stiamo pensando ai musei anche per gli spazi all’aperto che essi possono offrire. Infatti, le riaperture saranno caratterizzate dalla promozione nei musei – in particolare a Classis, al museo NatuRa di Sant’Alberto e quasi certamente anche al Mar con gli adiacenti Giardini Pubblici – della sperimentazione di servizi per l’infanzia e i più giovani. Saranno CRE, cioè servizi educativi in spazi aperti, a prevalente finalità culturale, con attività laboratoriali legate ai musei. A questi che ho citato si aggiunge anche San Pietro in Campiano. Il museo quindi diventa luogo per fare delle esperienze ma anche per ricostruire reti di socialità che in queste settimane si sono indebolite. Questi servizi sono pensati anche in funzione delle famiglie e, soprattutto, delle donne che in questi mesi hanno avuto sulle loro spalle un grande carico di responsabilità.”

Sono previste mostre in questa fase?

“Questa riapertura dei musei è molto legata alla messa in valore delle collezioni. Le mostre temporanee che sono una costante nell’attività dei nostri musei saranno rimodulate in vista dell’autunno 2020 e della primavera 2021. Però, anche quest’estate non mancheranno mostre temporanee, finalizzate a valorizzare il nostro patrimonio. A metà giugno, per esempio, il Museo Classis inaugurerà una piccola mostra – Tesori Nascosti – di grande interesse, legata alla messa in valore delle collezioni, con alcuni pezzi di pregio e significativi.”

Prima lei ha parlato della funzione del digitale in questi due mesi di lockdown. E in futuro?

“Occorrerà investire sul digitale che è stato di grande aiuto nel periodo di forzata segregazione. Sebbene a volte ci siamo misurati con prodotti anche improvvisati e ingenui. A mio parere non si potrà mai fare a meno della frequentazione dei luoghi della cultura. Dobbiamo tornare a vivere pienamente i musei e i luoghi dello spettacolo dal vivo, nei tempi e nelle condizioni che saranno date. Questa riconquista è fondamentale. Nulla può sostituire l’esperienza della visita a un gioiello come la Basilica di Classe o a un museo come Classis o all’esperienza di prendere parte a uno spettacolo al Teatro Alighieri. Ma è pur vero che il digitale può diventare negli anni a venire un terreno di sperimentazione e di produzioni mirate, e non solo la pura e semplice trasposizione e riproposizione di ciò che c’è dal vivo.”

Durante questa crisi si è parlato molto di cultura trascurata, soprattutto dal punto di vista del sostegno economico a chi fa cultura. Lei che ne pensa?

“In questa crisi è riemersa con forza una cosa, mi sento di dire: il valore della cultura, nel senso più proprio. La cultura come valore in sé, come fondamento di identità di una comunità. In passato troppo spesso si è parlato, purtroppo, di cultura solo in riferimento alle sue ricadute economiche – che pure sono importanti – mentre in questa situazione di crisi e angoscia, da cui dobbiamo uscire riprogettando le coordinate della nostra vita sociale, il valore fondativo della cultura riemerge in tutta la sua evidenza. Un infausto Ministro della Repubblica (Tremonti, ndr) disse a un certo punto che con la cultura non si mangia. Errore. A questa battuta infelice si è spesso risposto con un eccesso di sottolineatura del fatto che con la cultura si mangia. Sì, con la cultura si mangia, ma poi si vive, si cresce, si sta insieme, si combattono le moderne diseguaglianze, si progetta il futuro: questo è il valore primo della cultura.”

Quindi lei dice che l’unico parametro non è quello del ritorno economico e del “mangiare”. Va pur detto che le misure economiche del Governo hanno trascurato di “dare da mangiare” a parte del mondo della cultura e dell’arte, perché ci sono figure che non hanno tutele, essendo figure professionali atipiche.

“Questo è vero. Questa crisi ha fatto emergere fragilità sulle quali si è tentato di intervenire, utilizzando la gamma possibile degli ammortizzatori sociali, per esempio il FIS, che però copre solo una parte delle figure professionali impegnate nel settore culturale e la cui copertura non è pari alla cassa integrazione per i lavoratori, per esempio. È emerso con tutta evidenza che sul versante delle tutele delle professioni del mondo della cultura esistono buchi che vanno coperti. Sono stati adottati alcuni provvedimenti di emergenza, ma questa crisi deve aiutarci ad affrontare e ripensare in maniera organica il sistema delle tutele e dei riconoscimenti. Detto questo, credo che il Ministro Franceschini abbia fatto molto, con gli strumenti limitati a disposizione, per sostenere la cultura. È tutto il sistema delle professioni culturali che ora va ripensato in fatto di tutele.”

A livello locale avete in mente provvedimenti di sostegno?

“La Regione ha già preso provvedimenti nei giorni scorsi. Noi come Comune di Ravenna prenderemo a breve nostri provvedimenti, stiamo aspettando il decreto sul FUS, il Fondo Unico dello Spettacolo del Mibact. Stiamo tutti lavorando per sostenere la sopravvivenza di chi fa cultura e del sistema dell’offerta culturale che è messa a rischio da questa crisi. Questa presenza culturale non può andare perduta, va salvaguardata. Perché è una risorsa per la ripartenza. Per uscire da questa crisi abbiamo bisogno di tanta cultura: cultura e pensiero giocano un ruolo centrale.”

Ravenna Festival. Les Étoiles della danza al Pala De André

Teatri, cinema, spettacoli dal vivo: che succede? Il Presidente Conte ha detto che possono riaprire dal 15 giugno.

“Questa data mi ha colpito. Tutti si aspettavano una riapertura più avanti nel tempo. Nell’immediato resta comunque una situazione problematica, perché bisogna capire se i protocolli di sicurezza da applicare sono quelli già messi a punto dal Comitato tecnico scientifico nazionale che parlava di massimo 200 spettatori per luoghi al chiuso e 1.000 per luoghi all’aperto. Dobbiamo capire meglio. Per l’utilizzo dei teatri dal 15 giugno, quindi, adesso dovremo metterci subito al lavoro. Credo comunque che la stagione estiva ci offra la possibilità di sfruttare gli spazi aperti. Noi avevamo già pensato alla Rocca Brancaleone per il Ravenna Festival, e a uno spazio attrezzato in condizione di ospitare dopo il Festival anche il cinema all’aperto, e poi pensiamo al grande parco antistante il Museo Classis per poter qui offrire un cartellone di spettacoli dal vivo e non solo, con tanti protagonisti. In ogni caso, la data del 15 giugno è una buona notizia perché così è possibile programmare la prossima stagione teatrale come si deve, sempre che la situazione epidemiologica sia favorevole.”

Quindi a questo punto il Ravenna Festival si farà, riceverà il sospirato nulla osta sul suo progetto sperimentale alla Rocca Brancaleone?

“Penso e spero di sì, perché il Ravenna Festival ha fatto un grande lavoro, molto serio, su questo progetto sperimentale, che ha ricevuto riconoscimenti importanti e ha suscitato attenzione e interesse in tutta Italia.”

È a rischio Dante 2021?

“A rischio no. Dobbiamo rimodulare una serie di cose. Avevamo costruito un vasto programma con una molteplicità di attori protagonisti e con grandi iniziative nel segno della massima partecipazione. Gli eventi pensati proprio per avere una grande partecipazione di pubblico in maniera tradizionale non si potranno più fare. Quindi stiamo lavorando a una rimodulazione per gli ultimi mesi del 2020 e per il 2021. Il nostro impegno per il VII Centenario resta molto forte, certo la pandemia non ci ha favorito. Stiamo lavorando dunque per ripensare alcune cose ma per riconfermare la dimensione comunitaria e il grande valore nazionale e internazionale che queste celebrazioni debbono avere. Perchè Covid-19 o no, a Ravenna i Sindaci di tutta Italia verranno per rendere omaggio a Dante. Dobbiamo trovare gli strumenti per fare in modo che sia fattibile in sicurezza.”

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Commenti

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  1. Scritto da Alessandra Manuzzi

    Buongiorno. Chiedo all’assessore Signorino, quando inizieranno i lavori di ripristino della Rocca Brancaleone? Attualmente si trova in uno stato di forte degrado, indipendentemente dalla possibilità di realizzazione del Ravenna Festival. I cittadini ravennati sono legati alla Rocca e alla lunga storia di importanti manifestazioni musicali all’aperto.