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Ermanna Montanari e Marco Martinelli: lockdown fucina di nuovi lavori, ma l’occasione del cambiamento forse è sprecata, anche per il teatro

Ermanna Montanari e Marco Martinelli sono teatranti, persone abituate alla chiusura per poi “darsi a vedere” come dice lei ispirata. Ma il lockdown forzato dei mesi scorsi è stato un unicum. Per loro, questo tempo sospeso è stata una fucina assai produttiva, perché stanno per uscire un sacco di cose partorite o prodotte nei 100 giorni. Un film dedicato a Ermanna, uno spettacolo scritto da Marco per Ermanna, un libro sulle Albe, un libro di Ermanna sulle orme delle sue miniature campianesi. E altro ancora. Intanto ricominciano le presenze, i reading qua e là nei festival estivi, in attesa della ripresa autunnale. Questi mesi sono stati anche mesi di incontri online, discussioni, riflessioni sulla cultura e sul teatro. Sulla realtà e lo stato di necessità. Sulla malattia del mondo e sul bisogno di cambiamento. Con un tocco di pessimismo e di amarezza che ora si fa strada. Quella grande occasione per “rendere il mondo un posto migliore”, che molti invocavano, forse l’abbiamo già buttata via.

L’INTERVISTA

Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, dove eravamo rimasti? Con Marco ci eravamo visti il 6 marzo prima che tutta Italia si dovesse fermare. In quella occasione lui mi disse, se il teatro si dovrà fermare per un mese, pazienza, ma non si può stare più a lungo senza teatro. Sono passati 100 giorni. Come la mettiamo?

ERMANNA MONTANARI: “La mettiamo che si può. Perché si può. È un grande silenzio. Questo grande silenzio del teatro esiste. E probabilmente dobbiamo intonarci a questa cosa: ci fa capire proprio che il teatro non è consumo. Non può esserlo.”

È la rottura di una specie di routine.

ERMANNA: “Sì. C’era quasi l’abitudine di andare a teatro, non dico tutti i giorni ma anche due o tre volte a settimana. Questo grande silenzio in qualche modo è un peso, ma è un peso amoroso. Perché ci porta a pensare che invece il teatro è un evento preciso, è un qualcosa di estremamente potente.”

Torniamo un attimo indietro, ai 100 giorni. Voi due come li avete trascorsi? Quali sono state le emozioni? Le immagini, i pensieri, le parole?

ERMANNA: “Abbiamo fatto uno studio matto, studiavamo senza interruzione per ore, ore e ore. Tantissimo. Per fortuna, con il lockdown potevamo farlo di giorno, perché di solito queste cose le facevamo rubando alla notte quando eravamo in tournée. Invece ci siamo concessi il giorno giorno e la notte notte per la prima volta dopo tanto tempo.”

Che cosa avete studiato?

ERMANNA: “Un sacco di cose. Filosofia. Fornari, Cacciari, Soldini. A voce alta, Marco legge e io prendo appunti. Il giorno dopo su quegli appunti facciamo esercizio spirituale. Il Rinascimento. Leonardo. La bellezza. “La bellezza e il nulla”, il meraviglioso libro di Fornari. Poi ci si divideva fra noi gli interessi. Perché io sto scrivendo un libro, di cui non voglio e non posso ancora dire nulla, in maniera scaramantica, un libro iconografico sulle Albe, con delle parole chiave, e fra queste c’è la parola luce. Mi sono letta “Luce nera” di Marco Dotti, “La luce” di Hans Sedlmayr, bellissimo, e altre cose sulla luce.”

Un libro che vedrà la luce, allora…

ERMANNA: “Sì (ride, ndr). E poi sono andata avanti a giorni alterni sulle mie miniature (le “Miniature campianesi”, ndr).”

MARCO MARTINELLI: “Io invece ho scritto un testo teatrale per Ermanna che, incrociamo le dita, dovrebbe debuttare in autunno. Ermanna in scena con Stefano Ricci, un illustratore nato a Bologna ma che ora vive in Germania, e con Daniele Roccato al contrabbasso, che ha già lavorato con noi.”

Un testo che riguarda cosa?

ERMANNA: “Non riguarda questo tempo.”

MARCO: “Parla di una grande malattia che ci affligge come umanità e di cui il Coronavirus è stato solo un simbolo. Ne parlavamo già nel colloquio del 6 marzo.”

A proposito del lockdown: abbiamo avuto una poetica dei balconi. Poi c’è anche una politica dei balconi. Ma restiamo alla poetica, voi siete stati quasi profetici con il Purgatorio.

ERMANNA: “No, no, la politica dei balconi no.”

MARCO: “In effetti il Purgatorio, con la poetica dei balconi (ride, ndr)…”

Ma voi siete poi andati sul balcone, come hanno fatto tanti italiani?

ERMANNA: “In nessun modo.”

MARCO: “No. Non c’è venuto.”

ERMANNA: “Sui balconi siamo andati perché abbiamo una quarantina di piante, quindi per curarle, e io mi sono anche fatta male ad una spalla per potare. Però abbiamo visto per la prima volta la fioritura di alcuni fiori, che in genere trascuravamo. Per cui sì, sui balconi siamo stati, poeticamente.”

Avete mai litigato nel periodo della chiusura forzata dentro casa?

MARCO: “No. Abbiamo preso un ritmo naturale che non avevamo mai preso nella nostra vita. Riuscivamo ad andare a letto a orari decenti e ci svegliavamo con la luce.”

ERMANNA: “Abbiamo dovuto imparare a far da mangiare e già questo ci ha indotto ad andare d’accordo. Eravamo due collaboratrici domestiche alle prime armi. Non è che noi litighiamo, noi c’infuochiamo per qualche cosa. Probabilmente è un alimento per noi. E poi vedere la luce del mattino è una cosa bellissima, a cui non eravamo abituati.”

MARCO: “Sono cambiati i nostri ritmi biologici.”

E adesso? Siamo usciti dal periodo più buio, dal nostro Inferno. Ora siamo in una fase di passaggio, che possiamo considerare il Purgatorio. Poi dovrebbe arrivare il Paradiso che non si vede ancora. Quando arriverà?

MARCO: “Arriverà quando potremo tornare all’assembramento. Non vediamo l’ora, perché è proprio la radice del teatro stesso. Intanto il 5 luglio c’è “Rumore di acque” al Ravenna Festival e questo sarà un appuntamento emozionante. E poi noi contiamo davvero che a settembre, ottobre, si possa ricominciare. Anche perché adesso siamo in un Purgatorio, con norme un po’ strane. Lo spettatore entra con la mascherina. Poi una volta seduto al suo posto se la può togliere ma se gli viene da starnutire cosa succede? Immagino che ci sarà il panico in sala (ride, ndr). Noi contiamo molto sulla terza fase, in cui sia possibile tornare a fare il vero teatro.”

ERMANNA: “È questo il periodo più duro. Prima eravamo tutti fermi e tutti concentrati sulla nostra salute e sulla salute della comunità, quella vera, che è il mondo. Qui invece, in questa fase di convivenza, ognuno prende le proprie misure. Per quanto riguarda il teatro la misura è tremendamente dura. Il Ravenna Festival ha fatto una scelta molto coraggiosa. Ci sono spettacoli che si reggono su una persona: Vinicio (Capossela, ndr) può stare da solo sul palco, è meraviglioso, è un uomo-coro. Ma non tutti possono stare da soli sul palco, c’è anche il rischio di cadere nella banalità. Dobbiamo evitarlo. Non dobbiamo fare scelte di ripiego e non è il caso del festival. Dobbiamo fare scelte che abbiano qualità e senso.”

Fra l’altro la poetica delle Albe è quella della chiamata, del corpo a corpo con il pubblico, del coinvolgimento, della non-scuola… come fate?

MARCO: “Dobbiamo attendere. Ci vuole una pazienza degna del Purgatorio. Perché intimamente sentiamo tutti che finirà, che ne usciremo. La pazienza è quella virtù che ci consente di non disperare. Abbiamo dei carissimi amici che vivono a Milano, Bergamo, Brescia: loro hanno veramente vissuto l’inferno. Noi abbiamo avuto la fortuna di vivere in una città non così duramente colpita. Quindi, a maggior ragione, dobbiamo avere pazienza.”

Un'immagine dello spettacolo fedeli d'Amore

In questi 100 giorni abbiamo sentito molto spesso echeggiare queste frasi: “Siamo tutti sulla stessa barca”, “Andrà tutto bene”, “Questa esperienza ci renderà migliori”. Vi chiedo un commento dal punto di vista del discorso pubblico.

ERMANNA: “Non ho mai usato queste frasi. Sono stereotipi. Come quello della guerra. È un linguaggio così poco pertinente. Quando invece ci vuole compassione, preghiera, poesia per una situazione come questa. Andrà tutto bene è un qualcosa che non è sopportabile. Non è andato tutto bene. Non è mai andato tutto bene, nemmeno prima. Così come la prima cosa che ho pensato quando ci hanno detto di stare a casa è, ma chi non ha una casa? Noi ce l’abbiamo. C’è anche chi ne ha due o tre. Ma tanti non ce l’hanno. Anche attorno a a noi. I senzatetto non avevano una casa dove restare. Le periferie del mondo e le nostre periferie che case avevano? Quindi queste frasi fatte non tengono conto delle differenze, delle situazioni concrete. Ci renderà migliori? Ogni giorno ci dovrebbe rendere migliori. Non deve passare un tornado come questo per essere migliori. No, questo linguaggio no. Anche il linguaggio deve sempre essere ripulito quotidianamente.”

MARCO: “Io penso che questa esperienza ci deve rendere migliori. Bisogna aggiungere quel verbo. È un dovere. Automaticamente non avviene nulla.”

Ritorniamo a Papa Francesco quando all’inizio di questa grande crisi pandemica disse: non sprechiamo l’occasione per cambiare e per essere migliori.

MARCO: “Sì.”

Io temo che stiamo sprecando questa occasione. Tornano gli antichi vizi, le solite piccinerie…

MARCO: “È possibile. Tu intendi che la stiamo sprecando sul piano politico?”

Anche.

ERMANNA: “Be’ sul piano politico è stato un disastro. Perché è difficile un allineamento fra l’economia, la politica, la malattia. C’è uno scarto. Se poi pensiamo a ciò che accade in Africa, in Sud America, in alcuni paesi, vediamo quanto questo scarto sia forte. Papa Francesco è stato in questa crisi un’antenna, un punto di riferimento. Ci ha richiamato tutti al nostro dovere morale di ripensare alla malattia come malattia del mondo.”

La cultura durante questa crisi pandemica ha avuto un doppio volto. Da una parte molto evocata e anche praticata nelle condizioni date – chi ha letto e studiato, chi ha guardato film e altre cose in streaming, chi ha ascoltato musica – perché se ne sentiva il bisogno, anche come conforto spirituale. Dall’altra parte però è stata così massacrata e bistrattata, perché le misure concrete a sostegno della cultura e del teatro in particolare sono state modeste e insufficienti. Molti operatori della cultura escono da questa crisi con le ossa rotte. Come la mettiamo?

MARCO: “La mettiamo che quello che è necessario ora, era necessario anche prima. Era necessario da tempo riformare, cambiare il sistema, e restiamo al teatro, senza chiamare in causa il mare magnum della cultura. Non siamo riusciti a farlo prima. Riusciamo tutti noi teatranti a metterci insieme adesso e ad avere la forza per dire cambiamo il sistema? Partiamo da qui per cambiare le cose? Non è diverso dal discorso della sanità pubblica, in fondo: se non si fosse tagliato così tanto prima non avremmo avuto così tanti problemi in questi mesi.”

Il mondo del teatro può riuscire a creare questa massa critica e questa unità d’intenti per il cambiamento?

MARCO: “Non lo so. Il rischio è che si ricominci e ognuno torni a pensare al suo teatro, al suo spazio, al suo spettacolo, al suo piccolo mondo. Mentre rispetto al mondo dei Teatri nazionali, che sono l’ossatura del sistema, ci sarebbe bisogno di cambiare delle cose di fondo. Alcune delle cose da fare ce le siamo dette online in questi mesi duranti incontri e conferenze – perchè in questi 3 mesi ci si è incontrati molto e si è lavorato parecchio online – cioè ci siamo detti, approfittiamo di quanto sta accadendo per provare a cambiare. Temo che stiamo perdendo questa occasione.”

Un passo importante sarebbe già quello di riuscire a dare tutele agli operatori del teatro che ora non le hanno.

MARCO: “Ma da dove deve nascere questa cosa se non da noi? Se non sono i teatranti stessi a porre con forza questi problemi…”

ERMANNA: “Non so parlare di politica in questo modo. C’è davvero bisogno di arte e cultura? C’è bisogno di teatro e di cinema? Se ce n’è davvero bisogno, allora si affronta questa cosa come si affronta il bisogno di avere gli ospedali che curano i malati, gli asili che si prendono cura dei bambini. Se sono tutte necessita di una società armonica, allora bisogna affrontare tutte queste cose alla stessa maniera. Invece se è tutto così slabbrato e ogni pezzo è separato dall’altro, se l’economia e la politica vanno da una parte e la cultura dall’altra, allora siamo di fronte a un’altra forma di malattia e di contagio. È la malattia del nostro occidente.”

MARCO: “La ferita è ormai trentennale, viene forse anche da più lontano. La nostra classe politica non guarda la cultura.”

Al di là della solita retorica sul Paese più bello del mondo e sulla ricchezza del nostro patrimonio culturale, nel concreto che si fa?

MARCO: “Quando vai a vedere la spesa reale per la cultura, ti accorgi che è una delle più basse in assoluto in Europa.”

Veniamo al futuro. Se non cambiano le cose, pensate possa essere a rischio la chiamata per il Paradiso del 2021?

MARCO: “No. È il no della volontà. Non può succedere. Dante dall’alto del cielo ci soccorrerà (ride, ndr). La chiamata si deve fare senza mascherine, senza distanziamento, come per l’Inferno e il Purgatorio.”

I vostri programmi immediati, a parte “Rumore di acque”?

ERMANNA: “Faremo la nostra residenza d’artista con Ricci e Roccato per lo spettacolo di cui si parlava prima, che non ha ancora un titolo. Stiamo facendo un audio-libro. Poi Marco non ha detto una cosa importante.”

MARCO: “Negli ultimi tre mesi, lavorando con Francesco Tedde, un bravissimo montatore, ho fatto un film su Ermanna, raccogliendo tanto materiale sui suoi 25 anni di teatro, dal 1987 al 2012, fino a “Pantani”. Si intitola “Er”, parte dal mito di Er di cui ci parla Platone nella “Repubblica” che finisce proprio con questo guerriero che scende negli inferi e poi torna su per raccontare ai viventi com’è il mondo delle ombre. Mi è sembrata una bellissima metafora del mondo degli attori, che ogni volta fanno un’immersione nel mondo della psiche e ogni volta ritornano indossando una maschera diversa.”

Da Dante a Platone, ma sempre nell’altro mondo siete, negli inferi… è diventata un’ossessione.

MARCO: “(ride, ndr) No, ma gli inferi qui sono intesi nella dimensione psichica, è diverso dall’Inferno cristiano di Dante. Comunque “Er” uscirà prossimamente nei festival autunnali.”

ERMANNA: “Uscirà anche “Fedeli d’Amore” per Stradivarius, il cd.”

Purgatorio di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari - Matera e Ravenna - Maggio - Luglio 2019

Avete fatto un sacco di cose.

ERMANNA: “La chiusura per le persone di teatro ha una sua naturalezza: ci si chiude per poi darsi a vedere. L’ideazione di uno spettacolo e le prove sono questo. Questa volta, avendo tre mesi a disposizione senza tournée abbiamo potuto condensare tante cose in poco tempo. Per cui usciranno molte cose, così come abbiamo preparato anche 5 cd per Spotify.”

I teatri vi stanno anche già chiedendo di girare con i vostri spettacoli?

ERMANNA: “Già quest’estate andiamo in diversi luoghi. Saremo presenti. Non tanto con spettacoli. In certi casi con letture, come a San Mauro Pascoli, a Santarcangelo, nell’Appennino modenese. Dovevamo andare a Dublino, ma faremo invece una cosa online con il giornalista Rai Edoardo Camurri e l’Istituto Italiano di Cultura. Comunque, non stiamo parlando di “Va pensiero” o “Fedeli d’Amore”, per questi spettacoli si va all’autunno con la ripresa delle stagioni teatrali. Se va tutto bene. Perché non sappiamo come andrà.”

È il tempo dell’attesa.

ERMANNA: “Sì. È un tempo di guarigione.”

MARCO: “Oltre al Ravenna Festival, porteremo “Rumore di acque” a Milano il 4 agosto, in una versione speciale, con Alessandro Renda che reciterà sull’Apecar del progetto Mototeatro di Giacomo Poretti, nei giardini della Triennale di Milano con la presidenza di Stefano Boeri. Fammi aggiungere poi una cosa che prima non abbiamo detto: in tutta questa crisi non abbiamo lasciato a casa nessuno, tutti hanno ricevuto quello che dovevano ricevere. Siamo riusciti a gestire le cose in modo oculato dal punto di vista economico.”

Del resto il vostro è un sistema socialista di mutuo soccorso, mi hai detto una volta.

ERMANNA: “Esatto”

MARCO: “Ha voluto dire molto. Non ci sono mai stati sprechi nella nostra gestione. Questo ci ha permesso di fare fronte anche a questa crisi.”

E che cosa mi dite per la ripresa della stagione teatrale a Ravenna?

MARCO: “Ci sarà un bel prologo ravennate, dedicato alle tante realtà del teatro della nostra città, in autunno e fino a Natale. Poi ci sarà la stagione teatrale vera e propria, a partire da gennaio.”

ERMANNA: “Anche perché a Ravenna ci sono gruppi nuovi, anche appena nati.”

Be’ voi siete stati in qualche modo le chiocce.

MARCO: “Abbiamo alimentato la concorrenza. Anche questo è il nostro dovere.”