Doppio appuntamento con Ravenna Festival: alla Rocca il pianista Gorini, a Milano Marittima l’archistar Boeri

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Oggi giovedì 2 luglio, alle 21.30, il Ravenna Festival propone ancora una volta due appuntamenti. Alla Rocca Brancaleone di Ravenna il recital pianistico di Filippo Gorini. A Milano Marittima (Arena dello Stadio dei Pini) Stefano Boeri, Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura.

ALLA ROCCA DI RAVENNA L’ALTRO VOLTO DI BEETHOVEN: IL RECITAL PIANISTICO DI FILIPPO GORINI

Al volto fieramente eroico, titanico e grandioso che nell’immaginario comune si associa al nome di Ludwig van Beethoven, si contrappone quello malinconico, enigmatico e talvolta disarmante che emerge in alcune delle sue ultime pagine, come nella Sonata op. 111, l’ultima di quel monumento inarrivabile che sono le sue 32 Sonate pianistiche. A interpretarla – giovedì 2 luglio, alle 21.30 alla Rocca Brancaleone – Filippo Gorini, uno dei talenti pianistici più in vista e promettenti dell’ultima generazione, per un nuovo omaggio a Beethoven per il 250° anniversario della nascita del compositore. Proprio a Beethoven Gorini ha consacrato già buona parte della sua fulminante carriera, esplosa con la vittoria al Telekom Beethoven di Bonn nel 2015 e suggellata pochi mesi fa dall’assegnazione del prestigiosissimo Premio Borletti-Buitoni. Il giovane pianista, che sta portando avanti la propria formazione sotto lo sguardo attento di Alfred Brendel, affianca al capolavoro beethoveniano la Sonata in sol maggiore op. 78 “Fantasia” di Franz Schubert, pubblicata proprio nel 1827, l’anno della morte del grande predecessore.

Quella che il ventiquattrenne Filippo Gorini propone è una breve ma intensa incursione attraverso la mappa pianistica della Vienna di inizio Ottocento, affrontando i vertici di un pensiero musicale in continua evoluzione. “Nonostante la letteratura li avvicini molto – spiega lo stesso Gorini – Beethoven e Schubert sono per me compositori fondamentalmente diversi: entrambi hanno radici nel linguaggio classico, ma lo sviluppano poi secondo linee molto differenti, ciascuno secondo il proprio temperamento. Beethoven ha una scrittura più esigente, da virtuoso, e crea architetture formali tese, logiche, serrate, mentre Schubert preferisce la distensione, il vagare sonnambulo su un crinale fra il mondo terreno e un mondo ‘altro’. Anche per questo se la musica di Beethoven è sempre concreta, quella di Schubert ci appare sempre inafferrabile.”

La Sonata op. 111, ultimata nel 1822, è considerata con le Variazioni Diabelli op. 120, il testamento pianistico di Beethoven – non è un caso che Filippo Gorini, interprete squisitamente beethoveniano, abbia già inciso entrambe le opere ricevendo unanimi consensi e riconoscimenti internazionali. Dalla struttura rivoluzionaria, in due soli lunghi movimenti che si contrappongono quali perfetti esempi di tesi e antitesi, l’op. 111 rappresenta la più alta sintesi dello stile beethoveniano: il Maestoso iniziale, solido movimento in forma-sonata, scolpito con prodigiosa e incisiva linearità e segnato da un fitto contrappunto, è seguito dalla celebre Arietta, ovvero una serie di variazioni che si inanellano come errabonde, libere da ogni vincolo formale, in cui la melodia rischia di frantumarsi e dissolversi, per riaffiorare, quasi irreale, dopo un lungo e liberatorio trillo.

Appena quattro anni dopo, Schubert compone la Sonata in sol maggiore op. 78 cui l’editore viennese Tobias Haslinger, grande amico di Beethoven, aggiunge il titolo “Fantasia” che non figura nell’autografo, ma che avrebbe dovuto assecondarne la diffusione sul mercato editoriale musicale. Senza grandi risultati, che la Sonata, pubblicata poi nel 1827 (anno della morte di Beethoven, ma anche solo un anno prima della morte del suo autore), rimane a lungo tra le meno eseguite di Schubert, nonostante il giudizio entusiasta e lusinghiero che Schumann esprimerà negli anni Trenta, definendola “la sua opera più perfetta di forma e di spirito”. Nonostante la venerazione di Schubert per Beethoven, la sua opera percorre strade diverse: “divagazioni” pervase da un senso di misteriosa intimità che si concreta in un “colore” morbido e profondo.

Vincitore nel 2015 del Concorso Telekom-Beethoven di Bonn e all’inizio del 2020 insignito del Borletti-Buitoni Trust Award 2020, prestigioso riconoscimento internazionale comunicatogli da Mitsuko Uchida, Filippo Gorini si è diplomato al Conservatorio “Gaetano Donizetti” di Bergamo per poi perfezionarsi presso il Mozarteum di Salisburgo, e continuare gli studi con Maria Grazia Bellocchio e con Pavel Gililov, ai quali si aggiunge il prezioso consiglio di Alfred Brendel. Recentemente ha debuttato in contesti quali Elbphilharmonie di Amburgo, Herkulessaal di Monaco, Tonhalle di Zurigo, Konzerthaus di Berlino, Gewandhaus di Lipsia, Beethovenfest di Bonn, Fondation Louis Vuitton di Parigi, nonché negli Stati Uniti (Seattle e Portland) e in Canada (Vancouver). Ha suonato in tour con la Symfonieorkest Vlaanderen, e in concerto, tra le altre, con l’Orchestra Giuseppe Verdi di Milano e con quella del Mozarteum di Salisburgo. Andrei Gavrilov l’ha definito “un musicista con una combinazione di qualità artistiche rare: intelletto, temperamento, ottima memoria, immaginazione vivida e grande controllo”.

Info e prevendite: 0544 249244 – www.ravennafestival.org
Biglietti: primo settore 15 Euro, secondo settore 10 Euro, under 18 5 Euro
L’appuntamento è in diretta streaming su www.ravennafestival.live

Stefano Boeri

PER L’ALTO SALE – IL TREBBO IN MUSICA 2.0 A MILANO MARITTIMA: ARCHITETTURA E NATURA, SECONDO STEFANO BOERI, PAOLO FRESU E DANIELE DI BONAVENTURA

Un bosco, ma in verticale; in piena regola, 700 alberi e sottobosco compresi, ma su poche centinaia di metri quadri di superficie urbana. Dov’è il trucco? Nell’alleanza fra uomo e natura che anima il lavoro di Stefano Boeri, architetto di fama mondiale (archistar per i più social) e ideatore del rivoluzionario e iconico Bosco Verticale di Milano, una nuova generazione di edifici urbani avvolti da alberi e piante. Giovedì 2 luglio, alle 21.30 all’Arena dello Stadio dei Pini Boeri è ospite di Ravenna Festival all’interno della rassegna Per l’alto sale – Il Trebbo in musica 2.0. L’appuntamento si concentra sul binomio Architettura e Natura: quello dello sviluppo ecosostenibile è un tema sempre più urgente e profondamente appropriato per una città che ha saputo istituire già nel lontano 1973 il Premio CerviaAmbiente. Accanto a Boeri, Paolo Fresu, idolo jazz a tutte le latitudini; alle evoluzioni della sua tromba si unirà il virtuoso bandoneon di Daniele Di Bonaventura. L’evento è realizzato in collaborazione con Elastica Live & Comunicazione.

Ci saranno conseguenze: la violenta invasione de parte dell’uomo ai danni dell’ecosistema rischia di danneggiare irreparabilmente il delicato equilibrio che permette la vita sul pianeta. La stessa pandemia che ha colpito, sta colpendo, la popolazione di cinque continenti rende ancora più incalzante la riflessione sulle dinamiche dello sviluppo, della globalizzazione, del mondo interconnesso di cui siamo parte. Così ogni città è davanti a un bivio: può continuare a crescere, divorando il suolo agricolo, boschi, porzioni di natura, riducendo la biodiversità dei territori, oppure farsi protagonista di una nuova alleanza tra uomo e natura. Il Bosco Verticale di Stefano Boeri è un dispositivo architettonico di forestazione urbana con l’obiettivo di migliorare la qualità e varietà della vita quotidiana nella città contemporanea. La vegetazione non solo riduce l’isola di calore urbana, l’inquinamento e i consumi energetici; ma favorisce la creazione di ecosistemi urbani complessi moltiplicandone la biodiversità (sono già 20 le specie che hanno nidificato sugli alberi del Bosco Verticale). Un’eco della stessa preoccupazione per la convivenza fra uomo e natura si riflette a Milano Marittima, che tra il 1911 e il 1912 trasformò in realtà il progetto della “città giardino” firmata dal pittore Palanti, che in un’intervista raccontava: “Ogni lotto conterrà una villa circondata da quel giardino naturale che è la pineta. Fornita di acqua potabile e disposta in modo che tutte le ville abbiano la via diretta al mare”.

“Io credo che la natura sia architettura, l’architettura è qualcosa che utilizziamo per armonizzare la natura e gli spazi,” riflette Paolo Fresu, artista generoso, instancabilmente creativo che dal cuore della Sardegna sa parlare al mondo intero. “Da questo punto di vista l’architettura può insegnarci a riarmonizzare le nostre azioni e a convivere con la natura, anche grazie alla musica. In musica si parla di architettura come qualcosa che permette di costruire un pensiero corretto, armonico, ma la musica è di per sé natura: gli strumenti della musica sono strumenti creati dalla natura, un violino è fatto da un albero, la tromba è di metallo e sfrutta il principio naturale degli armonici. Ben venga la musica se può contribuire a far capire che architettura e natura sono totalmente in sintonia”. Come è in sintonia la tromba di Fresu con il bandoneon di Daniele Di Bonaventura. Compositore, arrangiatore, pianista e bandoneonista, nonostante la formazione colta Di Bonaventura privilegia da sempre la dimensione improvvisativa – dal classico spazia al jazz, tango, world music, con incursioni nel teatro, nel cinema e nella danza.

Info: tel. 0544 249244 – www.ravennafestival.org
Biglietti: posto unico non numerato 10 Euro, under 18 5 Euro.
Solo per gli spettacoli della rassegna Per l’alto sale – Il Trebbo in musica 2.0, l’acquisto dei biglietti è possibile, oltre che attraverso i canali validi per tutti gli eventi, anche presso lo IAT Cervia, lo IAT Milano Marittima e la biglietteria serale attiva dalle 20.30 sul luogo di spettacolo.
L’appuntamento è in diretta streaming su www.ravennafestival.live

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