Quantcast

RAVENNA E LA PANDEMIA UN ANNO DOPO / 9 / La cultura che cambia e la fantascienza che diventa realtà: ne parliamo con Matteo Cavezzali e Nevio Galeati

23 febbraio 2020. A un anno (e un giorno) da quella fatidica data in cui tutto è cambiato a Ravenna e il Coronavirus è entrato a gamba tesa nella nostra quotidianità, tiriamo un po’ di somme. Quanto è mutata la nostra vita in questo annus horribilis? Quanto, e come, il virus ha modificato gli aspetti e le aspettative della nostra società? Lo abbiamo chiesto ad altre due stimate personalità della cultura ravennate: lo scrittore Matteo Cavezzali, autore di Icarus. Ascesa e caduta di Raul Gardini (minimum fax), Nero d’inferno (Mondadori) e ideatore di ScrittuRa Festival, e Nevio Galeati, giornalista, scrittore e direttore artistico del Festival GialloLuna NeroNotte.

L’INTERVISTA

Come è stato per lei quel famoso 23 febbraio 2020, quando tutto è cominciato? Quali le aspettative di allora?

MATTEO CAVEZZALI: “È cominciato in maniera confusa, come per tutti credo. Ricordo che solo la settimana prima ero a una festa di carnevale dove si scherzava sul virus pensando fosse uno spauracchio come lo era stata l’aviaria o la mucca pazza, e poi improvvisamente… ci siamo ritrovati chiusi in casa, terrorizzati ad assistere ai bollettini di Conte delle 18 come in un film di fantascienza. Per altro nel 2008 avevo scritto un testo per il teatro intitolato Il Morbo in cui tutti si rinchiudevano nelle cantine per paura di essere contagiati e c’era il coprifuoco. Il testo vinse anche un premio per “la distopia che descrive con un paradosso la vita reale”. Fu messo in scena anche a Ravenna all’Almagià, poi però “il paradosso” è diventato reale. Non sarà facile per gli scrittori di fantascienza riprendersi da questa concorrenza sleale della realtà…”

NEVIO GALEATI: “Il giorno prima, sabato, avevo incontrato l’assessora alla cultura del Comune di Massa Lombarda, Elisa Fiori. L’idea era di organizzare incontri sulla letteratura di genere, partendo da GialloLuna NeroNotte, sia al Centro culturale “Carlo Venturini”, sia nelle scuole. La nostra rassegna aveva – ed ha – voglia di coinvolgere altre realtà, oltre a Ravenna; appunto con un’attenzione particolare per i ragazzi, gli studenti. Elisa Fiori aveva dato subito la propria disponibilità; con entusiasmo. A quell’appuntamento dovevano seguirne altri, organizzativi, ma il mondo è… saltato e tutto si è azzerato. In quei giorni, come ogni anno, da… inizio secolo o quasi, con PaGiNe stavamo mettendo in fila i temi per la nuova edizione del festival. E doveva essere la 18^ edizione! In testa ronzava il tema “Thriller e musica”, anche per rendere omaggio, in piccolo va da sé, ai 200 anni della nascita di Beethoven. Abbiamo capito che era indispensabile un cambio di passo. Prima di tutto abbiamo cancellato la seconda edizione de “La città del giallo”. La parola d’ordine però era: prima di tutto non scomparire; l’autunno sembrava lontanissimo ma, a naso, temevo che il virus non ci avrebbe lasciato tanto in fretta. Quindi si doveva puntare sui “social” e sulla buona, vecchia carta stampata. E stop anche alle presentazioni di libri (stavo promuovendo ancora “Fragili omicidi per un commissario”).”

Un bilancio di questa esperienza: come è andata fino a questo momento, e cosa è cambiato in modo significativo per la cultura?

MATTEO CAVEZZALI: “Beh, è stato un disastro. La cultura è una forma di socializzazione. Anche la lettura, che pure è solitaria, in realtà è un linguaggio sociale. Che gusto c’è a leggere un bel libro o vedere una bella serie tv se non puoi parlarne con i tuoi amici? Inoltre il Covid ha messo in difficoltà l’editoria e i festival perché è diventato impossibile pianificare il futuro con certezza. Fortunatamente sono riuscito a organizzare dal vivo sia Salerno Letteratura, che è stato il primo festival a ripartire dal vivo in Italia, e poi ScrittuRa festival in estate a Ravenna e Lugo. I problemi, come sempre, suscitano anche nuove idee e così abbiamo creato il format radiofonico de Il Tempo Ritrovato in collaborazione con Radio Sonora e la Biblioteca Classense, per tenere vivi gli incontri che prima facevamo dal vivo alla Classense. Ho anche iniziato a lavorare a una serie di Podcast che debutterà a marzo con Storie Libere su Spotify e Apple music. Sarà una serie nazionale con una forte radice romagnola perché vedrà al sound design Gianni Gozzoli, la colonna sonora originale di Godblesscomputers, con illustrazioni di Gianluca Costantini. Si intitolerà “A morte il tiranno!” La prima stagione sarà formata da sei puntate e ricostruiranno le vite di sei persone che hanno ucciso, o hanno provato a uccidere, un re. Ci stiamo divertendo molto a farle perché uniscono la passione per la storia con delle trame di cospirazioni degne di un romanzo noir, anche in questo caso la realtà ha superato la fantascienza.”

NEVIO GALEATI: “Un bilancio? Per essere sintetici: abbiamo tenuto il punto non siamo spariti. Puntando alla qualità: il concorso per racconti inediti ha avuto due vincitori pari merito, per decisione dell’editor del Giallo, Franco Forte; abbiamo ottenuto una valanga di visualizzazioni per le premiazioni online e per le presentazioni. E, se permettete una divagazione personale, ho scritto di più; e ho lavorato su romanzi di amici e scrittori con maggior respiro (tanto non uscivo di casa, anche per “imposizione” dei miei: c’ho un’età a rischio…). Ho letto un sacco di romanzi e saggi; combattendo così la depressione provocata dal non poter vedere le persone cui sono affezionato e che non sono della cerchia familiare. La seconda questione è più spinosa. L’industria culturale (industria, ho detto proprio industria) ha sofferto molto, come tutto il resto del mondo, non di più. È difficile vendere un prodotto senza poter contare sulla presenza della “gente”; travolta dalla paura, legittima, che il vicino di sedia (o poltrona, al cinema e al teatro) ti tossisca una manciata di virus sul naso, alla faccia della mascherina. Le chiusure hanno inginocchiato tutti, certo. Penso, però, non si potesse fare altro; anzi, si doveva essere molto più severi fin dall’inizio. Va detto che il mondo della cultura, le “discipline dell’arte, della musica e dello spettacolo” (il vecchio Dams, che nel 2021 compie 50 anni), stavano soffrendo da tempo. Un solo esempio: le sale cinematografiche. Quelle “vere” sono state chiuse dagli ipermercati del consumo dove, fra un bidone di pop corn, bibite e bowling, si può vedere anche un film. Con pizza prima o dopo. Quasi durante. Ma “anche” un film. La quantità poi ha avuto la meglio sulla qualità: pensiamo anche alle televisioni; in un periodo come questo avrebbero potuto dare il meglio. Quelle italiane hanno, ancora, raschiato il fondo del barile, continuato ad acquistare format all’estero. Sì, ci sono state nuove produzioni, serie che hanno tentato e tentano di inseguire i grandi network tematici. Con esiti spesso imbarazzanti. Semplifico, d’accordo, ma la tendenza è questa; per colpa nostra, spettatori o lettori. A proposito di lettura: nell’anno della pandemia sono diminuiti non solo i lettori cosiddetti medi, da un titolo all’anno, ma anche quelli “forti” (dodici libri in dodici mesi). Nel 2012 erano 4,4 milioni; nel 2020 sono stati 3,5. La “colpa” è dei libri? E le librerie sono state penalizzate meno degli altri spazi deputati allo “spaccio della cultura”. Gli artisti, i musicisti, gli scrittori e chi produce questo bene straordinario che mettiamo sotto l’etichetta cultura (dovremmo parlare di “sapienza” un po’ più spesso) hanno sofferto, senza il pubblico; i più forti hanno continuato a creare; molti hanno rimboccato le maniche e cercato strade diverse per raggiungerlo, ‘sto pubblico. Nella nostra città abbiamo esempi straordinari di questo sforzo compiuto per adattarsi al tornado della pandemia. Altri invece si sono limitati alle lamentazioni. Dovremo ripensare alla scuola, se vogliamo rilanciare “arte, musica e spettacolo”; d’accordo, era meglio averlo fatto già della pandemia: oggi ci si penserà sul serio?”

Ora parliamo del futuro: quali le sue aspettative, soprattutto in ambito culturale?

MATTEO CAVEZZALI: “Siamo pronti a ripartire con gli incontri dal vivo, aspettiamo solo il via libera. A inizio luglio si terrà la nuova edizione di ScrittuRa festival a Ravenna, Bagnacavallo e Fusignano. Mentre a Lugo stiamo organizzando un nuovo festival internazionale del pensiero, con autori, spettacoli e musica. Inoltre a giugno uscirà il mio nuovo libro, quindi, con il senno di poi direi che è stato un periodo molto produttivo, nonostante tutto.”

NEVIO GALEATI: “Forse ho già risposto, ma aggiungo altri due cose. Mi piacerebbe vedere più accuratezza e meno fretta; stiamo consumando il primo quarto del ventunesimo secolo quindi sarebbe bello vedere artisti e spettatori impegnati a usare social, piattaforme, “mezzi di comunicazione” in genere in modo creativo, non oppiaceo… Sarebbe fondamentale fare della cultura la spina dorsale dell’agire, per sanare, anzi iniziare a estirpare mali ben più radicati del Covid 19: razzismo, sessismo, violenza, ad esempio. Con un libro, un film, un concerto, un balletto. E con un sorriso. Che, appena si potrà, andrà trasformato in abbraccio.”

Matteo Cavezzali, scrittore e organizzatore culturale, è ravennate. Il suo primo libro “Icarus. Ascesa e caduta di Raul Gardini” (minimum fax, 2018) ha vinto il premio Comisso 2019 e il Premio Volponi Opera Prima/Premio Stefano Tassinari 2019. Nel 2019 è uscito il suo secondo romanzo “Nero d’inferno” (Mondadori). Collabora con diversi giornali tra cui il Corriere della Sera e tiene un blog per Il Fatto Quotidiano. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati su Minima&Moralia, Nazione Indiana e in alcune raccolte dell’editore Quodlibet curate da Ermanno Cavazzoni. Ha scritto testi per il teatro messi in scena in Italia e all’estero. È ideatore e direttore artistico del festival letterario ScrittuRa di Ravenna, nato nel 2014. Dal 2016 cura anche Scrittura sulle Dolomiti in Trentino e gli incontri del ciclo Riscrivere la Storia in diverse città. Dal 2020 è direttore di Salerno Letteratura. A giugno uscirà il suo terzo libro “Super Camper” (Laterza).

Nevio Galeati, ravennate, è giornalista (ha lavorato per L’Unità, Repubblica e Il Resto del Carlino) e direttore artistico del Festival GialloLuna NeroNotte, dedicato alla letteratura di genere. Come autore ha pubblicato “Telefonate e birra d’autunno” (I Fiori Blu), “Improvvisazioni per chitarra e batteria” (Foschi), “Delitti (im)perfetti” (PaGiNe), “Fragili omicidi per un commissario” (Clown Bianco) e diverse opere con Delos Digital.