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Ravenna, la Commedia esplode nella cappella di Palazzo Baronio. La numerologia di Dante in 408 pannelli di Rosetta Berardi foto

Da qualche tempo Palazzo Baronio, in pieno centro a Ravenna, è Maison Random, istituzione privata per l’arte contemporanea che ha sedi anche a Parigi e Venezia. Silvia Bettoli ne è l’Executive Director (www.maisonrandom.org). Palazzo Baronio è molto più di uno Spazio per l’arte, è anche “un private Club per sperimentare nuovi modi di relazionarsi all’arte, dove sono accolti ospiti provenienti da tutto il mondo” si legge nell’autopresentazione. Complice la pandemia che impedisce gli spostamenti e ha fatto chiudere gli spazi museali, solo agli “iniziati”, come in un club esclusivo appunto, è consentito visitare – su appuntamento, da soli, rigorosamente distanziati e muniti di mascherina – le nobili sale settecentesche. La piacevole occasione è arrivata nei giorni scorsi su invito di Rosetta Berardi, che espone qui la sua originalissima installazione “Quando è Dante a dare i numeri”.

Palazzo Baronio

LO STORICO PALAZZO

Palazzo Baronio già dimora di nobili famiglie, poi Circolo Cittadino per oltre 100 anni, ora è spazio monumentale per l’arte. Costruito a partire dal 1744 da Domenico Barbiani per conto della famiglia Guiccioli, questo grande palazzo a tre piani è uno dei più imponenti di Ravenna. L’atrio conserva il pavimento originario, nei cui mattoni disposti a spina di pesce sono ricavate le due guide per le ruote delle carrozze. Oltre l’atrio un ampio cortile interno. Imponente e bellissimo lo scalone che dà accesso al piano nobile con gli innumerevoli saloni affrescati e dove non manca una piccola cappella privata barocca. Intorno al corpo principale si aprono due ali laterali rientranti, a due piani. La torre in angolo è frutto della ricostruzione di una struttura preesistente, inglobata dal progetto del Barbiani. La pianta irregolare e la scansione peculiare della facciata del palazzo, in stile barocco scandito da elementi plastici, balconi e due portali in pietra d’Istria, sono dovute all’originario andamento della strada antistante, leggermente curva. Gli esterni mantengono l’originario colore rosso mattone, caratteristico dei palazzi ravennati del periodo.

I Guiccioli avevano acquisito rapidamente potere e ricchezza a Ravenna ma, altrettanto rapidamente, avevano dilapidato la loro fortuna. Sommersa dai debiti, la famiglia mise in vendita il palazzo che, nel 1788, fu acquistato dai Baronio, famiglia di nuova nobiltà e ricchezza, anche grazie al matrimonio di uno dei membri con una Rasponi Bonanzi. Come abbiamo detto Palazzo Baronio fu a lungo luogo di ritrovo dell’aristocrazia cittadina, frequentato dall’alta società ravennate dell’epoca e da personalità come George Gordon Byron. Finché da una costola del Circolo Cittadino non nacque il nuovo Circolo Ravennate e dei Forestieri di Via Corrado Ricci, tuttora attivo, e questo di Palazzo Baronio cadde in declino e poi fu chiuso. Lo stesso palazzo è stato a lungo disabitato, almeno negli ultimi trent’anni, fino all’interessamento di Silvia Bettoli e Maison Random.

Rosetta Berardi
Rosetta Berardi
Rosetta Berardi

L’INSTALLAZIONE DANTESCA DI ROSETTA BERARDI

Nel vasto programma di eventi promossi nel contesto delle Celebrazioni per Dante Alighieri, nei 700 anni dalla morte, Maison Random presenta in Palazzo Baronio l’installazione di Rosetta Berardi, Quando è Dante a dare i numeri, curata da Silvia Bettoli e organizzata appunto da Maison Random (per ora la visita è solo virtuale, viste le disposizioni anti-Covid, o riservata su invito agli amici dell’artista). “La mostra-installazione non è visitabile al pubblico in presenza, ma era un peccato che nessuno potesse vedere questo lavoro – dice Rosetta – per cui invito qualche amico, a livello strettamente personale e in sicurezza a visitarla.” Così le 408 pagine dell’installazione si sentono meno sole. La numerologia dantesca è la chiave che Rosetta Berardi ha scelto per esplorare e realizzare il progetto, allestito in site specific, nella cappella barocca del palazzo, che appare appena si sale il monumentale scalone. In linea d’aria siamo a duecento metri dalla tomba di Dante.

Tutta la cappella è un mosaico, le tessere sono i 408 pannelli realizzati dall’artista, che tappezzano tutte le pareti e il soffitto della cappella. Sul piccolo altare una Divina Commedia aperta, tutto attorno le pagine della numerologia dantesca “disseminate”. “È come se l’opera di Dante fosse esplosa e le pagine si fossero appiccicate alle superfici della cappella” dice l’artista. Un’esplosione programmata, poiché la scompaginazione del testo segue un ordine preciso per comporre un chiaro e geometrico disegno musivo.

I piccoli pannelli (30×21 cm cadauno, ovvero la misura dei 408 fogli di carta Fabriano di tre colori diversi che compongono l’installazione) sono stati realizzati con 16 penne stilografiche e 16 inchiostri differenti. Per questo i colori dei fogli sembrano di più. La tecnica usata da Rosetta Berardi è la scrittura su carta con penne stilografiche Visconti (Gioacomo Leopardi), Visconti (Le stagioni primavera), Visconti (Gialla resina), Parker (oro), Montblanc (homage a W. A. Mozart), Waterman (Paris), Pelikan (Revival), Pelikan (Toledo), Pelikan (verde), Pelikan (rossa/argento), Parker (seppia), Aurora (blu/rossa), Yves Saint Laurent (blu nuit), Scheaffer (argento/nero), Montegrappa, Stilus.

Rosetta Berardi ha lavorato mesi – durante il lockdown – e ha dedicato una scheda per ogni numero che ha preso in considerazione, accostando le parole a un motivo grafico perpetuo, da lei inventato. Abbiamo così il numero tre, per esempio, con tre donne (Maria, Santa Lucia e Beatrice), tre fiere (leopardo, leone e lupa), tre guide (Virgilio, Beatrice, San Bernardo), tre cantiche (Inferno, Purgatorio, Paradiso), tre fiumi (Acheronte, Stige, Flegetonte), tre centauri (Chirone, Folo, Nesso). Oppure il numero sette, con i sette giorni della Creazione, le sette Virtù, i sette doni dello Spirito Santo, i sette Cieli, i sette Sacramenti, i sette Vizi capitali, i sette sigilli dell’Apocalisse e così via.

“In questo periodo particolare della nostra esistenza, confinati in casa, si fanno lavori che in tempi normali non si fanno. E qualche volta scatta qualcosa. L’idea mi è nata dopo aver ritrovato nell’armadio del mio studio diverse penne stilografiche che mi sono state regalate, negli anni, da persone che conoscevano questa mia passione. – ci aveva detto Rosetta Berardi in autunno, all’inizio della sua impresa – E prima di tutto da parte di mio marito Ivan (Ivan Simonini, editore e saggista, ndr). Ho sempre amato scrivere con la penna stilografica, ma ora ormai da diversi anni non si scrive più a mano, sono rari quelli che ancora lo fanno. Mi è presa così una gran voglia di scrivere, come si faceva in passato, di usare le stilografiche, di respirare l’odore dell’inchiostro, di sentire la morbidezza del pennino che scorre sul foglio.”

“Quando ho pensato a questo progetto, non sapevo quale risultato potessi ottenere, ma per vedere la resa di un’opera, questa va realizzata. È l’unico modo. Non c’è un’altra strada. – continuava la Berardi – È un lavoro certosino, di precisione, di attenzione e che richiede tempo e pazienza. Non è un caso che io abbia pensato a quest’opera proprio in lockdown. Oltre al piacere di comprendere la Divina Commedia c’è un compiacimento grafico che porta a un risultato estetico che avvicina l’opera a un grande mosaico di scrittura. Infatti le schede sono in parte scritte, in parte vergate con segni grafici, con una scrittura inventata potrei dire.”

Rosetta Berardi
Rosetta Berardi
Maison Random

LE OPERE DI AARON NACHTAILER

Maison Random propone nelle sale di Palazzo Baronio anche le opere-istallazioni dell’artista argentino Aaron Nachtailer. Nell’atrio il visitatore è colpito da un grande tronco alla catena a cui è legata una pietra, come usava per i carcerati. “Cautivo / Prigioniero” è il titolo dell’opera. Al piano nobile c’è un grande tronco di pino che pende dal soffitto e sotto altri tronchi in circolo “La natura alla catena” è il titolo dell’opera. In un’altra sala troviamo una originale “Clessidra” ottenuta con pino mediterraneo e vetro di Murano. L’artista lavora con il legno e altri materiali, fra cui il granito tonalite dell’Adamello e il vetro di Murano appunto. Con un’avvertenza: “all the trees I use are recovery material after natural disasters”. Come nel caso della tromba d’aria che nel 2019 funestò Milano Marittima e causò l’abbattimento di migliaia di piante e da cui Aaron Nachtailer ha attinto diversi tronchi.

Non appena la pandemia lo consentirà, il consiglio è di non perdere questo gioiello architettonico e le preziose originali opere che vi sono ospitate.

Maison Random
Maison Random
Maison Random