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Alla Basilica di S. Francesco il XXXIII Canto del Paradiso in musica con l’Ensemble Odhecaton

Dalla preghiera alla Vergine all’Amor che muove il sole e le altre stelle, i 145 versi dell’ultimo canto della Commedia – quella dolce sinfonia del Paradiso che Dante volle a coronamento della propria opera – si trasformano in musica per dodici voci maschili a cappella nella composizione di Mirco De Stefani, che l’Ensemble Odhecaton diretto da Paolo Da Col eseguirà per E io ch’al fine di tutti i disii appropinquava, il concerto in programma lunedì 21 giugno, alle 21.30, nella Basilica di S. Francesco. Creata nel 2018 per celebrare i 750 anni del chiostro dell’Abbazia di Santa Maria di Follina – immaginando che il Poeta possa averla visitata nel 1305 quando era ospite di Gherardo da Camino, signore di Treviso – l’opera raggiunge ora la “chiesa di Dante” che ne accolse i funerali. Le trentatré stanze si dispiegano in polifonie, contrappunti, canoni, imitazioni, unisoni, movimenti a specchio, a spirale, ritmi binari e ternari, cadenze e riprese; forme e strutture per trasmettere le parole di Dante in tutta la loro straordinaria carica evocativa.

Ensemble Odhecaton

“Nessun commentatore del testo dantesco riesce a penetrare nei misteri della terza Cantica se non ne coglie la fattura essenzialmente musicale – sottolinea Mirco De Stefani, compositore che ha messo in musica migliaia di versi, da Petrarca a Shakespeare, da Leopardi a Pasolini – Nel Paradiso Dante scopre che la realtà non è ciò che appare agli occhi più perspicaci, il mondo ricco di colori e di forme, plasmato in ben tornite figure, né il racconto di storie e di vite più o meno eccezionali. Sotto queste apparenze c’è il mondo dell’invisibile, del luminoso, dell’avvolto dalla luce della trama impenetrabile. È la musica che schiude alla poesia gli orizzonti della trascendenza. E con la musica, la danza. I cerchi delle anime luminose danzanti attorno al poeta e alle altre corolle di luci sono la materia di cui è fatto il Paradiso.”

Il Paradiso affidato agli Odhecaton segue dunque l’ordine della musica, non un tempo ordinario ma un tempo circolare. Poiché nel Canto XXXIII la parola poetica si fa luce, quei 145 versi diventano una partitura luminosa che si affida alla guida del Poeta stesso e della lingua da lui fondata, con una scrittura tonale e modale dalle semplici ma definite arcate melodiche. Il gioco dei contrappunti non ostacola mai la comprensione del testo, preservando invece la trasparenza dell’espressione e il rigore formale e convivendo con echi del più antico cantus firmus. L’opera si articola lungo le trentatré stanze o gruppi di terzine in cui è suddivisibile il testo poetico; dal numero dei versi discende il numero delle voci, dodici, radice quadrata di 144, a cui si aggiunge il direttore dell’esecuzione.

Mirco De Stefani, nato a Conegliano nel 1959, è autore di oltre 80 opere per strumento solista, complessi da camera, vocali e sinfoniche e dell’opera lirica Le Baccanti. Ha musicato testi di Ungaretti, Pessoa, García Lorca, Euripide, Boezio… Sue musiche, in parte incise in 14 cd monografici per l’etichetta Rivoalto, sono state eseguite alla Fondazione Cini e al Teatro La Fenice di Venezia, alla Maison Française della New York University, alla Basilica di San Pietro in Vaticano. Per le Edizioni Canova ha pubblicato numerosi saggi, mentre ha recentemente composto il ciclo dei Childhood Songs per soprano e pianoforte su testi della poetessa americana Emily R. Grosholz.

Sin dal suo esordio nel 1998, l’Ensemble Odhecaton – che trae il proprio nome dal primo libro a stampa di musica polifonica – si è distinto per una lettura espressiva della polifonia fondata sulla declamazione della parola. Unendo voci maschili specializzate in musica rinascimentale e preclassica, l’ensemble si è dedicato a un repertorio che spazia da Palestrina e Monteverdi fino al contemporaneo (accanto a De Stefani anche Sciarrino, Scelsi, Pärt), partecipando a festival in Europa e America. Nel 2018 è stato conferito all’ensemble il Premio Abbiati della critica musicale italiana per le sue esecuzioni, che la giuria ha indicato quale “paradigma di stile, chiarezza espositiva e nobilitazione degli spazi sonori nei quali risuonano”.

Cantante, organista, direttore e musicologo, Paolo Da Col è docente al Conservatorio di Venezia e in passato ha fatto parte di formazioni quali la Cappella di S. Petronio di Bologna e l’Ensemble Istitutioni Harmoniche. Ha collaborato con Luigi Ferdinando Tagliavini alla redazione della rivista L’Organo e in qualità di critico musicale con varie riviste specializzate, ha diretto il catalogo di musica dell’editore Arnaldo Forni di Bologna, è curatore di edizioni di musica strumentale e vocale, autore di cataloghi di fondi musicali e di saggi sulla storia della vocalità.

Info e prevendite: 0544 249244 – www.ravennafestival.org   .

Biglietti: posto unico numerato 20 euro, under 18 5 euro.

L’appuntamento è anche in diretta streaming su ravennafestival.live .