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I mosaicisti Giuliano Babini, Marco De Luca e Paolo Racagni donano al comune di Ravenna sei opere. Saranno esposte al MAR e a TAMO foto

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Un’importante donazione al Comune di Ravenna. Tre artisti, esponenti dell’evoluzione del mosaico ravennate, donano al Comune un nucleo di opere che arricchiranno gli spazi espositivi del MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna e di TAMO.

A Ravenna è possibile scoprire otto siti Unesco che custodiscono le testimonianze della città che fu prima capitale dell’Impero Romano d’Occidente e poi capitale ostrogota e bizantina. Le decorazioni musive di questi splendidi luoghi hanno reso Ravenna anche capitale indiscussa del mosaico e nel corso dei secoli successivi si è affermata anche per le riproduzioni di grandissimo valore.

La tecnica del mosaico ravennate ha attraversato diverse fasi evolutive. Oggi tre affermati artisti, Giuliano Babini, Marco De Luca e Paolo Racagni, esponenti di una generazione che ha definito il mosaico come opera d’arte autonoma, (percorso che ha avuto inizio con la partecipazione di Georges Mathieu alla nota Mostra dei Mosaici Moderni del 1959), donano al Comune di Ravenna un nucleo di opere come testimonianza di quel pensiero artistico che ha ampliato e ridefinito l’arte musiva contemporanea.

Babini, De Luca e Racagni lavorano dai primi anni Settanta con un approccio innovativo alla tecnica musiva che si traduce nel totale abbandono del cartone e utilizzando la pittura e la scultura come espressioni primarie delle loro opere a mosaico.  Si tratta di una donazione che vuole lasciare un segno alla città di Ravenna raccontando come è cambiato il mosaico nel corso degli ultimi trent’anni, così come si sono evolute la pittura e la scultura.

“Abbiamo deciso di donare le opere per l’attaccamento alla nostra città, alla cultura musiva espressa attraverso i suoi monumenti, le sue istituzioni scolastiche, artistiche, culturali. Più di cinquant’anni di attività nell’ambito della cultura musiva, sono il nostro comune denominatore, unito al nostro impegno di insegnanti, mosaicisti, artisti. La nostra donazione intende inserirsi e contribuire ad alimentare quella dinamica del confronto continuo con l’evolversi della tecnica musiva. Abbiamo trovato nel mosaico quell’identità espressiva che unita ad altri media, in particolare pittura e scultura, ci ha permesso di approdare a sintesi formali diverse e autonome: tradizione e innovazione, non la marginalità del mosaico tra le forme espressive contemporanee ma una diversa centralità” hanno dichiarato Babini, De Luca e Racagni in merito alla loro donazione alla città.

“In quest’anno in cui la pandemia ci ha costretti a rinviare al 2022 la Biennale di mosaico contemporaneo, questa donazione – dichiara l’assessora alla cultura Elsa Signorino – dà continuità agli indirizzi che questa Amministrazione ha voluto imprimere alla Biennale, e in particolare a partire dalla sua V edizione, nella quale il mosaico contemporaneo invadeva tutti gli spazi della città coinvolgendo decine di interlocutori pubblici e privati. In quella edizione del 2017 il MAR proponeva, per le cure di Alfonso Panzetta, la mostra “Montezuma, Fontana, Mirko. La scultura in mosaico dalle origini ad oggi”, vera “enciclopedia” e punto di riferimento per gli sviluppi futuri dell’arte musiva. Un ruolo centrale nella mostra era riservato agli artisti ravennati, che confermano oggi, nelle persone di Giuliano Babini, Marco De Luca e Paolo Racagni, tra gli artisti che hanno maggiormente contribuito all’evolversi del mosaico da tecnica ad arte, il loro amore per la città e per le sue “civiche” istituzioni».

“Ringrazio di cuore – afferma il sindaco Michele de Pascale – gli artisti che hanno voluto donare le loro pregevoli opere al Comune, testimoniando non solo attenzione e affetto per la città, ma anche il pieno riconoscimento del carattere identitario dell’arte musiva che ormai da secoli accompagna e scandisce la vita storica e culturale di Ravenna”.

Gli artisti doneranno al Comune di Ravenna sei opere che troveranno spazio negli spazi espositivi del MAR – Museo d’Arte della città e di TAMO e saranno parte di un progetto che illustrerà proprio la storia del mosaico ravennate e delle sue diverse interpretazioni contemporanee. 

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Commenti

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  1. Scritto da jack

    E’ un vero peccato che le opere dei mosaicisti degne di un museo non vengano acquistate, dietro l’indubbia generosità dei tre maestri si cela il malessere di chi lavora nel settore musivo in una città conosciuta in tutto il mondo per l’antica tecnica bizantina ( sicuramente più del binomio Dante/Ravenna ) e che non trova spazio per esporre le proprie opere. Spero almeno che trovino uno spazio consono.