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In fuga dall’ingiusta pece. All’Almagià di Ravenna il dialogo tra Dante e Craxi, entrambi esuli e condannati in contumacia

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S’intitola “In fuga dall’ingiusta pece”, il reading teatrale in programma martedì 14 settembre, alle 21, all’Almagià di Ravenna. Il lavoro, nato da un’idea di Gaetano Pacchi e su testo scritto da Fausto Giunta, consiste in una rievocazione in forma drammaturgica/poetica della vicenda processuale nella quale, a distanza di secoli, furono coinvolti Dante Alighieri e Bettino Craxi.

Nel suo viaggio nel regno dell’oltretomba, Dante incontra Bettino, due personaggi accomunati dallo stesso destino. Bettino Craxi fu, infatti, coinvolto in un processo per un reato analogo a quello contestato a Dante, all’ epoca Priore – diremmo oggi Assessore – accusato di “baratteria”, reato che si riferisce alla condotta del pubblico ufficiale che per denaro o altra utilità compia atti contrari al proprio dovere o agli interessi della cosa pubblica. Dante dunque come Bettino, anche lui esule, anche lui condannato in contumacia, anche lui convinto di essere stato un “perseguitato dalla giustizia”.

Tra loro si instaura sulla scena un contraddittorio che si fa sempre più serrato. I due, pur dichiarandosi innocenti, si contestano reciprocamente la condotta tenuta.
Dante invita Craxi a limitare “invettive” e “sdegno”, esortandolo a pensare che se fosse stato “giudicato” al tempo suo, gli sarebbe stata inflitta la pena di morte. Craxi non subisce, ma replica. Nessuno dei due “prevale”. Non ci sono né vinti, né vincitori.

L’evento è presentato, in forma di reading, dalla Compagnia Teatrale “Attori & Convenuti” di Firenze e dalla Associazione Culturale “Arte e Arti”. Dante Alighieri è interpretato da Gaetano Pacchi, Bettino Craxi da Lorenzo Gaioni. La lettura è intervallata da brani musicali eseguiti con la fisarmonica da Franco Bonsignori. Le scene sono firmate da Anna Chiara Capialbi e i costumi sono realizzati da Grazia Doni.

Durante il dialogo tra i due personaggi sullo sfondo emergono dalla pece e si dissolvono in essa le immagini di opere di 25 artisti che hanno risposto alla “Chiamata” lanciata dalla Associazione “Arte e Arti” e dalla Compagnia teatrale “Attori & Convenuti” a cura di Sara Bello ed Elisabetta Morici.

Cinzia Colzi è la direttrice del progetto selezionato e patrocinato dal “Comitato nazionale per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri” e inserito nel cartellone ufficiale delle celebrazioni.

L’organizzazione generale è curata da Nicola Festa. Inizialmente lo spettacolo andrà in scena nelle tre città dantesche: in prima nazionale il 14 settembre 2021, alle ore 21, al Teatro Almagià organizzato e patrocinato dal Comune di Ravenna e dal Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Ravenna. Sarà poi ospitato il 21 settembre a Firenze e il 12 ottobre a Verona.

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Commenti

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  1. Scritto da obezio

    Craxi in esilio? Era scappato per evitare processi e relative condanne. Era un fuggitivo e non un esiliato. Condannato in contumacia, nonostante i figli continuano a gridare lo scandalo. Paragonare Dante a Craxi è veramente fuori dal mondo.

  2. Scritto da Giovanni lo scettico

    Paragonare Dante a un pluripregiudicato morto in latitanza mi sembra una cretinata enorme, piramidale, universale.

  3. Scritto da Roberto B.

    Perdonate Obezio e Giovanni, ma non sono d’accordo con voi.
    Non è purtroppo cretineria del/dei redattori l’articolo, il paragonare Dante a Craxi: è malafede.

  4. Scritto da Direttore

    I redattori non c’entrano nulla. Lo spettacolo ha questo tema o filo conduttore. Piaccia o no. Bisognerebbe eventualmente chiedere agli autori e a chi ha programmato il lavoro. LA REDAZIONE

  5. Scritto da Alan

    Un pizzico di nikilismo non guasterebbe in questa società.
    Già il teatro è rarità che andrebbe difesa con le unghie.
    Si prende un biglietto dello spettacolo , lo si guarda e lo si giudica.
    Non solo Craxi o Dante…ma il messaggio della performance.
    Criticare il teatro in qualsiasi sua forma è un crimine.

  6. Scritto da Roberto B.

    Caro Direttore:
    Certo che lo spettacolo non lo ha scritto la redazione. Quello che critico è la convergenza sul tema dell’esiliato, convinto di essere un perseguitato, mentre la definizione corretta è quella di condannato latitante.
    Alan:
    1 – A parte che nichilismo non si scrive con la K (ma forse anche qui non ho capito il messaggio della performance), mi spieghi cosa c’entra o era per far vedere che hai studiato?
    2 – Ho criticato, come altri, il tema dello spettacolo e non ti puoi permettere di dire che il farlo è criminale. Limitare o impedire la libera espressione di critica, invece si, è criminale.