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The Passengers, il documentario su Housing First (Consorzio SolCo Ravenna) vince il Social Film Festival Artelesia

Marino Mazzoni, Simone Mari e Sylvie Kamwa, tre dei protagonisti del documentario The Passengers, hanno ritirato il premio come miglior documentario al Social Film Festival Artelesia di Benevento. Insieme a loro c’erano Christian Poli e Tommaso Valente, autori del film, e Dora Casalino, responsabile del progetto innovativo di abitare sociale Housing First per il consorzio di cooperative sociali SolCo di Ravenna, anche lei co-protagonista del film. Marino, Simone e Sylvie, ma anche tutti gli altri che non sono potuti venire a Benevento, hanno meritato questo premio più di chiunque altro perché si sono messi in gioco, in questo lungo cammino che li ha portati dalla strada alla casa. Hanno dimostrato che si può affrontare la propria storia e le proprie fragilità con dignità e coraggio, perché la vita non fa sconti ma stavolta la bilancia pende dalla loro parte.

Il documentario The Passengers, alla sua anteprima internazionale, raccoglie subito un riconoscimento e comincia a trasmettere il proprio significato più profondo: quello di essere un film fatto con i protagonisti e non su di loro, uno strumento sociale di condivisione, protagonismo e diritto di scelta, da parte dei più fragili, di come raccontarsi. In questo senso ribadisce la necessità di trovare sempre più strumenti sociali e creativi che possano costruire collegamenti tra le persone, accorciare le distanze, ristabilire una cognizione più umana nel dialogo sociale e culturale della nostra comunità. Già dal pomeriggio del 26 novembre, subito dopo la proiezione, gli autori e i protagonisti del film avevano incontrato, tra gli altri, l’assessore alle politiche sociali di Benevento, Carmen Coppola e Stefano Tangredi, delegato nazionale per l’inclusione sociale della Croce Rossa Italiana e responsabile del progetto Housing First in territorio sannita, per confrontarsi proprio sulle esperienze e i risultati raggiunti dal modello di abitare sociale attivo su entrambi i territori. Anche in questa circostanza la partecipazione attiva dei partecipanti al progetto, è stata preziosa nel ricordarci che la casa, prima di ogni altra cosa, rappresenta il nodo centrale di ripartenza per chi l’ha persa.

L’esperienza di questo film è stata possibile soprattutto grazie all’espressione virtuosa di un territorio che l’ha sostenuto sin dal primo momento, a tutti i livelli. Emilia-Romagna Film Commission, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, BCC ravennate forlivese e imolese, Confcooperative Romagna, Instant Documentary APS sono stati sostenitori e finanziatori del progetto con la società di produzione Kamera Film e il Consorzio SolCo, che ci ha creduto sin dal primo momento lasciando agli autori la libertà necessaria a comporre un’opera prima di tutto cinematografica. Ma ancora di più è valso il contributo delle persone, di quei 100 sostenitori del crowdfunding che hanno raccolto l’appello degli stessi protagonisti a costruire insieme la “casa per le loro storie”.

Da questo riconoscimento, dai sorrisi e dalle emozioni dei protagonisti nella serata di premiazione, parte il cammino di The Passengers che, presto, sarà portato nei cinema di 35 città italiane dalla  distribuzione Emera Film in collaborazione con la FioPSD – Federazione Italiana Organismi Persone Senza Dimora – con l’intento di diffondere e sensibilizzare il più possibile le questioni sociali che riguardano il disagio abitativo e dell’homelessnes ma, soprattutto, di appassionare e coinvolgere gli spettatori grazie alle storie dei protagonisti.

Il film

Il territorio di Ravenna, sospeso tra la sua storia secolare e il recente sviluppo industriale, è una terra di conflitti e paesaggi rarefatti. È qui che si sviluppa l’azione di “Housing First”, un modello diffuso in tutto il mondo che punta sull’abitare come via per il riscatto sociale delle persone che hanno perso la casa. In questo modo The Passengers racconta le storie dei partecipanti a questo progetto che, dalla casa, trovano un punto di ripartenza per i propri cammini.  Ogni casa vive quindi di molteplici piani di narrazione e di molteplici storie, da quella dell’appartamento stesso, in cui esplodono e si risolvono i conflitti quotidiani della convivenza, a quelle singole di ogni protagonista. Come raramente accade, infatti, i protagonisti di questo film sono proprio i partecipanti di Housing First, uomini e donne che hanno vissuto il disagio abitativo, il peso sociale della fragilità e a volte la strada, anche per lunghi periodi, ma anche persone quali operatori, responsabili di progetto, assistenti sociali che, con il loro impegno e professionalità, rendono possibile questo viaggio verso un luogo chiamato casa.

Il modello Housing First

Housing First è un modello nato in Nord America e oggi diffuso anche in molti paesi europei, che si pone l’obiettivo di percorrere una via diversa per l’accoglienza dei senza dimora, esterna ai meccanismi solitamente utilizzati dei servizi sociali, nei quali spesso la casa è il punto di arrivo e non quello di partenza. Che si chiami At home/Chez Soi come in Canada, Un Chez-Soi d’abord come in Francia, Casas Primero come in Portogallo e così via, i principi fondamentali del progetto restano imprescindibili: la casa è il primo, innegabile sostegno per gli homeless, in quanto diritto fondamentale della persona, e non può essere subordinato ad altri tipi di supporto. Housing First propone una forte enfasi sulla riduzione del danno, separando l’abitare dagli altri fattori di emarginazione e puntando sul concetto di recovery inteso come ripresa, guarigione, risalita. Da questo punto di vista è un progetto esemplare non solo per il servizio sociale che rappresenta, ma anche e soprattutto per l’approccio scelto che punta alla responsabilizzazione diretta dei partecipanti (senza dimora, pazienti psichiatrici, persone in situazione di svantaggio socio-economico), coinvolgendoli in un dialogo fiduciario con altri servizi del territorio e con la società. A partire dal fatto stesso di riuscire a ricreare un patto tra inquilini non referenziati -anzi, potenzialmente inaffidabili- e proprietari delle case, si avanza un importante passo nel superamento del concetto di “carità” e “assistenza” a vantaggio dei concetti di “fiducia”, “incontro”, “condivisione” e “responsabilità”.