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“La terra e la musica, le mie passioni”: due chiacchiere con Vittorio Bonetti dopo il successo a “The voice senior” su Rai 1

È stato il programma televisivo di Rai 1 “The voice senior” a suggellare la carriera musicale lunga oltre 50 anni di Vittorio Bonetti. Nato ad Alfonsine 66 anni fa e residente a Villanova di Bagnacavallo, Vittorio ha dato sfoggio del suo innato talento attraverso performance dal vivo accompagnato da una grande orchestra, e ovviamente con le sue mani sul pianoforte.

Si è fermato alle semifinali, pur meritando anche la finale, del programma condotto da Antonella Clerici per la regia di Sergio Colabona, che in questa seconda stagione ha portato sul palco degli over 60 con un livello qualitativo di grande caratura, e la Romagna oltre a Vittorio era ben rappresentata con Giacomo Sebastiani, Daniele Conti e Fabrizio Pausini.

La musica è da sempre la grande passione di Vittorio Bonetti, la stessa passione con cui porta avanti l’altra sua attività, quella del lavorare la terra. La sua terra, e te lo dice a cuore aperto, che da il ritmo alla sua vita e alla sua musica. Tante serate in giro per l’Italia a suonare in solitaria o in una sorta di alchimia musicale con altri artisti, ma Vittorio vanta con orgoglio l’appartenenza ad una delle più storiche band di rock progressive che la Romagna abbia mai partorito: la Guercia figura goffa.

Band nata nel 1971 che nel corso degli anni è stata chiamata come gruppo di supporto ad aprire i concerti di band inglesi già affermate nel panorama musicale internazionale, fra cui Amazing Blondel, Quintessence, Van Der Graaf Generator e i Renaissance. Lo scorso anno la Guercia ha celebrato i 50 anni di vita, ma soprattutto di instancabile sodalizio musicale e di amicizia, forse l’unica a non essersi mai sciolta e con gli stessi componenti dalla sua fondazione.

Vittorio Bonetti, foto di Manuel Bravi
Vittorio Bonetti, foto di Manuel Bravi

L’INTERVISTA

Vittorio, partiamo dall’attualità, da dove viene l’idea di iscriverti al talent di Rai 1?

Sono stati i miei figli a iscrivermi a mia insaputa. Quando me l’hanno detto avevo deciso di non partecipare, se avessi passato le prime selezioni via web sarei dovuto andare a Milano, tutto questo era molto complicato

Cosa ti ha fatto cambiare idea?

In primis sempre la mia famiglia. Poi ho pensato che riuscire ad entrare nelle “blind auditions” quindi nel programma televisivo, fosse un modo per potermi riavvicinare a tutte le persone che ho avuto la fortuna di incontrare in questi anni in giro per l’Italia, e considerando i tanti messaggi di affetto e di incitamento che ho ricevuto durante questa splendida esperienza, sono convinto di esserci riuscito.

Non è stato facile però riuscire ad entrare nel programma televisivo, giusto?

Assolutamente no. Dalla prima audizione fatta online in cui vi erano oltre 3000 partecipanti ne sono stati selezionati circa un migliaio. Alla seconda selezione fatta in presenza negli studi televisivi a Milano ne sono stati selezionati 90, quelli che poi hanno partecipato al programma.

Quindi giungere alla semifinale è stato comunque un successo?

Certamente. In semifinale riducono da 15 a 6 concorrenti. La qualità che era rimasta era veramente notevole, ma ripeto, io avevo già raggiunto il mio scopo. È stata una esperienza davvero meravigliosa sotto tutti i punti di vista, ho incontrato artisti che conoscevo anche solo marginalmente, c’è stato uno spirito di amicizia e di musica, non di gara in se stessa, ma soprattutto questo programma televisivo ha messo in onda un importante spaccato del nostro paese, con artisti provenienti da tutta Italia.

Andiamo alle origini. Quando hai iniziato a suonare?

Era circa il 1969, a Fusignano c’era un gruppo, i “Terrestri” che erano in fase di scioglimento. Valter Vecchi mi chiese se ero disponibile e accettai. Poi dopo poco lui partì per il servizio militare e la band si fermò. Di li a poco entrai in contatto con Daniele “Gil’ò” Ferretti e nel 1971 partì quel meraviglioso viaggio musicale di fiducia e di amicizia che è la Guercia figura goffa.

Le tue influenze musicali però non sono solamente riconducibili al prog di quei anni, vero?

Le influenze musicali dell’epoca erano per noi della Guercia riconducibili ai Jethro Tull, Le Orme e alla Pfm, ma all’inizio degli anni ’80 con alcuni amici ascoltavo molto jazz, ho seguito anche alcune lezioni a Bologna da Jimmy Villotti. Poi ho seguito un seminario jazz a Siena di una settimana, al ritorno da quel seminario mi sono reso conto che musicalmente ero molto differente, quasi un altra persona. Scrissi successivamente alcuni brani della Guercia proprio con quella influenza musicale.

Hai vissuto anni musicali di intenso lavoro viaggiando in tutta Italia, ma non hai mai abbandonato il tuo lavoro agricolo, perché?

La terra mi ha dato molto sotto il profilo musicale, la terra ha i suoi ritmi e i suoi tempi e mi trasmette molte energie. Il mio disco “Made in Romagna” è la prova riuscita di tutto ciò. La terra e la musica sono le mie passioni.

A cura di Gianni Zampaglione