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“Ex Libris. Tra i quaderni e i libri di Francesco Baracca”. Inaugurata il 14 maggio la mostra la museo Baracca di Lugo

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Sebbene non sia possibile stabilire con certezza l’influenza che gli studi e le letture esercitano sulla nostra personalità e sul nostro modo di percepire e rapportarsi con il mondo, analizzarne la tipologia e le tematiche ci consente almeno di delineare il contesto in cui il carattere e la percezione si sono sviluppati. La mostra “Ex libris – tra i quaderni e i libri di Francesco Baracca”  dedicata ai quaderni e ai libri di Francesco Baracca mira proprio a questo, a ripercorrere la sua vita dal punto di vista inedito della sua biblioteca e dei suoi scritti.

L’esposizione, curata da Mauro Antonellini (conservatore del Museo Baracca) e Giulia Garuffi (servizio Cultura e Musei del Comune di Lugo), verrà inaugurata presso il museo Baracca sabato 14 maggio alle 17 e sarà visitabile fino al 31 luglio.

Si tratta della valorizzazione del Fondo Baracca, conservato all’interno della Biblioteca Trisi, e quindi di una “bella collaborazione” tra due istituzioni del Comune di Lugo come ha sottolineato l’assessora alla Cultura Anna Giulia Gallegati. “Questa mostra dà spessore umano a un personaggio molto conosciuto dal punto di vista militare ma meno sotto gli altri aspetti. Un uomo appassionato di storia dell’arte, una personalità a tutto tondo che amava dipingere e suonare” aggiungono Antonellini e Garuffi.

La vita di Baracca è terminata a soli 30 anni ed è stata contrassegnata da rapidi cambiamenti sia a livello personale sia nel quadro storico più ampio: dalla società italiana di fine Ottocento passando per la grande e folgorante novità del volo fino allo scoppio della Grande Guerra.

Il percorso della mostra parte dall’infanzia, vissuta nella tranquilla quiete familiare a Lugo, dove Francesco frequentò l’Istituto dei Salesiani fino all’estate del 1900 e iniziò quel percorso scolastico, tipico dei giovani di buona famiglia, che poi lo condurrà a Firenze, al Collegio delle Scuole Pie della Badia Fiesolana prima e successivamente al Liceo Classico Dante di Firenze.

Gli anni trascorsi al convitto dei Padri Scolopi, contraddistinti da una rigida disciplina e da lunghe ore di studio, videro un giovane Francesco affrontare la prima separazione dalla famiglia, rivelatasi poi definitiva.

Oltre ai grandi classici della letteratura italiana e alle materie umanistiche, grande spazio era dato all’educazione morale dei giovani convittori, ben testimoniato dai numerosi temi a carattere pedagogico presenti nei quaderni. La realtà fiorentina offrì a Baracca pure la possibilità di immergersi in una vivace realtà culturale, con visite ai celebri musei, gallerie d’arte e numerose serate trascorse a teatro, passione che Francesco coltivò per tutta la vita. La naturale propensione verso la vita mondana venne poi frenata dal periodo di studio passato tra la Scuola Militare di Modena e la Scuola di Applicazione di Cavalleria di Pinerolo, di cui conserviamo numerosi manuali destinati all’istruzione dei giovani aspiranti ufficiali, i quali dovevano affrontare incessanti sessioni di studio di materie come ippologia, topografia, arte militare e geografia di tutta Europa. Superati brillantemente gli ultimi esami, il tema d’italiano di Baracca si classificò, tra gli altri, come il migliore del suo corso, Francesco poté finalmente abbandonarsi alla “pazza gioia” da lui tanto agognata. A perfetto agio nelle vesti di audace ed elegante cavaliere di stanza a Roma, il giovane sottotenente non dimenticò però gli interessi culturali e la lettura.

Romanzi come Guerra e Pace o La Confessione di un figlio del secolo, grandi classici dell’Ottocento che scandagliano l’animo umano attraverso, rispettivamente, l’epopea storica e i tormenti di un’intera generazione, si affiancano ad opere che ben rispecchiavano il gusto e i mutamenti di quegli anni.

Mutamenti che investirono pure la vita di Francesco, deciso ad abbandonare la cavalleria per percorrere le “vie dell’aria”, e proprio la prorompente rivelazione del volo è al centro della trama di Forse che sì forse che no, scritto da un personaggio che da lì a pochi anni avrebbe incrociato più volte durante la guerra, Gabriele D’Annunzio.

La letteratura di inizio Novecento subì pure gli influssi delle conquiste coloniali, rinfocolando la curiosità per il lontano e l’esotico, declinati talvolta in chiave erotica come ne “La Venus Indienne” o nel “Kamasutra”, il trattato sull’amore per eccellenza, entrambi in francese. Il legame con la Francia, paese in cui Francesco si recò più volte per addestrarsi, è ben testimoniato dalla presenza di vari volumi in lingua. Letture più o meno impegnate, che svelano una sottile attenzione all’universo femminile e al corteggiamento, evidenziata inoltre da un segretario galante, ovvero una raccolta di modelli per la composizione di lettere d’amore.

Lo scoppio della Grande Guerra mise tragicamente fine alla Belle Époque, trascinò con sé i destini di milioni di giovani e si ripercosse inesorabilmente sulle correnti di pensiero di tutta Europa. Non stupisce perciò ritrovare nella biblioteca di Baracca un testo come “Le sens de la mort”, romanzo ambientato in un ospedale francese all’inizio del conflitto. Caratterizzato da una continua riflessione sulla coscienza e l’esistenza umana, il libro di Bourget accompagnò Francesco durante i suoi ultimi mesi di guerra.

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