Lugo ha ritrovato il suo teatro: grande serata di musica con l’Orchestra Cherubini e David Fray sul palco del Rossini foto

Il discorso del Sindaco Davide Ranalli, emozionato e a tratti molto commosso

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Serata speciale ed emozionante ieri domenica 15 maggio a Lugo. Nel giorno di Sant’Ilaro patrono di Lugo, quando nel Pavaglione si sono appena spenti gli echi della tradizionale Contesa Estense, poco dopo il tramonto Lugo è tornata a teatro. Dopo tre anni di lavori di restauro, è stato infatti inaugurato il nuovo Teatro Rossini – il più antico teatro comunale dell’Emilia-Romagna – con un grande concerto di musica classica offerto gratuitamente alla cittadinanza. Ad assistere al concerto il presidente della Regione, Stefano Bonaccini e l’assessore regionale al turismo Andrea Corsini, insieme al sindaco di Lugo Davide Ranalli. Presenti anche il Maestro Riccardo Muti con la moglie Cristina Mazzavillani, a lungo calorosamente applauditi.

Teatro Rossini Lugo
Teatro Rossini Lugo

Prima del concerto il saluto al pubblico del Direttore del teatro Giovanni Barberini e gli interventi del Sindaco Davide Ranalli e del Presidente della Regione Stefano Bonaccini. Nei loro interventi, Sindaco e Presidente hanno toccato vari punti – Ranalli a tratti con la voce rotta dall’emozione – e in particolare il valore della cultura e dell’investimento nella cultura, di cui abbiamo bisogno soprattutto in momenti terribili come questi. L’altro argomento toccato da entrambi è stato quello della guerra della Russia all’Ucraina, con un appello sentito per la cessazione delle armi e per la pace, senza dimenticare tuttavia la differenza fra aggrediti e aggressori, ha voluto sottolineare Bonaccini.

Teatro Rossini Lugo

“È sempre un momento di straordinaria rilevanza rendere nuovamente fruibile un luogo di cultura. E questo che si inaugura stasera è un autentico gioiello del nostro patrimonio culturale – ha detto il presidente della Regione, Stefano Bonaccini – Questo luogo ci ricorda quanto sia importante l’impegno per la cultura. Specialmente oggi, che siamo in una fase di uscita da una pandemia che ha fortemente penalizzato questo fondamentale aspetto del nostro vivere civile, perché i teatri sono un punto di riferimento per tutta la comunità, non sono solo dei contenitori di spettacoli. È quindi con orgoglio che oggi lo riconsegniamo ai cittadini e soprattutto alle nuove generazioni, con l’augurio che questo sia un nuovo, e importante, inizio”.

Per il sindaco Davide Ranalli “la riapertura del Rossini è densa di tanti significati, ognuno di noi potrà trovarci un suo personale senso di ripartenza dopo anni così difficili. Dobbiamo essere orgogliosi di questo grande e accurato lavoro e di avere nella nostra città un luogo di cultura così carico di storia. È il teatro di tutti i cittadini e per questo l’abbiamo curato con grande attenzione e con la consapevolezza di chi sa quanto sia complesso intervenire su un pezzo della storia di una comunità”.

Teatro Rossini Lugo
Teatro Rossini Lugo

A inaugurare il palcoscenico del Rossini è stata l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini con David Fray nella doppia veste di direttore dell’orchestra e pianista solista.

Il concerto è stato aperto con il preludio religioso dalla Petite Messe Solennelle di G. Rossini, a seguire due concerti per pianoforte e archi di J.S. Bach (BWV 1052 e BWV 1055). Nella seconda parte, il concerto per pianoforte e orchestra n. 24 in do minore K 491 di W.A. Mozart.

Alla fine del concerto, bello e intenso, un lungo caloroso applauso dei lughesi ha salutato Fray e la Cherubini e la riapertura del teatro, con cui la città ha una storia d’amore che dura da ben 265 anni.

Teatro Rossini Lugo
Teatro Rossini Lugo

BENTORNATO TEATRO ROSSINI! IL DISCORSO DEL SINDACO DAVIDE RANALLI

Gentile Prefetto De Rosa, gentile Presidente della Regione, Sua eccellenza Vescovo Mosciatti, care sindache e sindaci dell’Unione, autorità civili e militari presenti in sala: benvenuti nel nostro ritrovato Teatro Rossini.

Per ognuno di noi esistono due calendari, uno che potremmo definire civile, quello che scandisce le tappe importanti della vita di un Paese o di una comunità. Lo sono il 2 giugno, il primo maggio, il 25 aprile, così come lo è, per noi lughesi, il 15 maggio festa del nostro patrono. Poi esiste un calendario privato che invece scandisce la vita di ognuno di noi e cioè quel giorno che resta impresso, in modo indelebile, nella nostra vita. La nascita di un figlio o il giorno in cui ci siamo sposati o abbiamo conosciuto la persona che ci ha accompagnato poi, per il resto della nostra vita. E quel giorno te lo ricordi, e se io chiedessi ad ognuno di voi come eravate vestiti o cosa stavate facendo in quel preciso momento, ognuno di voi sarebbe in grado dirlo. Questo quindici maggio per noi, oggi, è l’esatta fusione tra quel calendario civile ed il nostro calendario più personale. Perché, al fondo, questa è e sarà una data destinata a restare nella storia della nostra città perché, oggi, questa comunità ritrova il centro gravitazionale delle sue politiche culturali: il nostro Teatro.

Con la sua storia, lunga 265 anni, una storia che abbiamo voluto raffigurare all’esterno con un lungo manifesto che ci ha ricordato come, proprio la storia, abbia attraversato questo luogo e lo abbia mutato nella sua forma e nella sua funzione.

Per questo, care concittadine e cari concittadini, gentili ospiti, sarete clementi verso di me se, nel corso di questo mio intervento, non sarò in grado di celare la mia emozione, perché oggi siamo comunque piccoli protagonisti di questa grande storia che abbiamo voluto celebrare con un concerto dell’Orchestra giovanile Luigi Cherubini diretta da David Fray, l’orchestra nata dalla intuizione geniale del Maestro Riccardo Muti che ringrazio per essere con noi questa sera insieme alla sua gentile Signora, Cristina Mazzavillani.

Sono passati tre anni da quando decidemmo non senza timori di rimettere mano dopo poco più di trent’anni al nostro gioiello. Un tempo che ci è apparso lunghissimo, sopratutto se lo mettiamo in relazione alla frenesia che la contemporaneità ci impone.

Un tempo segnato dal grande cambiamento della pandemia, un tempo sospeso, fatto di paura, di angoscia, che ha spezzato insieme speranza e vite umane, un tempo che pareva averci tolto tutto e, in mezzo a quel tutto, i luoghi della cultura. Senza i teatri, le sale cinematografiche i musei… senza i luoghi della bellezza ci siamo tutti impoveriti, non solo di una povertà materiale, parlo di una povertà dell’anima che avverte oggi il bisogno di essere riconciliata con quella bellezza per riprendere il suo spazio e placare le barbarie che stanno segnando profondamente i destini del nostro pianeta. Anche per questo consentitimi, in questa giornata così importante per noi, di rivolgere anche da questo palco, un appello affinché cessi immediatamente questa assurda guerra che si sta combattendo nel cuore della nostra Europa. Un’Europa che è stata la culla di una civiltà che si è strutturata proprio con la cultura e, nel teatro, ha conosciuto la sua dimensione più profonda e vera: dalla Grecia antica, passando per Shakespeare, Brecht per arrivare a Dario Fo.

O, se pensiamo alla musica Dufay, Mozart, lo stesso Rossini, Verdi o Wagner… quell’Europa, la stessa che dal secondo dopoguerra ad oggi ha conosciuto oltre settant’anni di pace, deve ora essere al centro di un grande processo diplomatico che metta al centro la cultura, la conoscenza, il sapere, la bellezza come strumenti di contrasto alla violenza e all’orrore della guerra e per fare questo, lo vorrei dire ancora una volta, tutto serve tranne che pensare che questa battaglia per la pace si possa vincere smettendo di leggere Tolstoj o non ascoltando Tchaikosvky.

Oggi, per noi, la risposta alle contraddizioni di questo tempo nefasto, è stato cercare di ridare alla nostra comunità un teatro rinnovato, nei suoi colori, nella sua struttura, nel suo palco e, come avete visto in questi mesi, nella sua facciata che ritorna alla sua dimensione settecentesca. Tante sarebbero le persone da ringraziare per questo immane sforzo e siccome so che rischierei di dimenticare qualcuno, non farò un elenco.

Consentitemi, tuttavia, di ricordare una persona che proprio su questa facciata ha dato il suo grande contributo, di sapienza, di studio meticoloso e di amore ma che purtroppo, a causa di un male incurabile, non ha potuto vedere il risultato finale. A te Sandra, in qualsiasi luogo tu sia, guarda che bel lavoro sei riuscita a fare!

“WE WON’T THE RETURN TO NORMALITY, BECAUSE THE NORMALITY WAS THE PROBLEM.” Questa scritta, campeggiava sul muro di una metropolitana di una capitale europea nei giorni bui del lockdown. Una frase di assoluta efficacia come solo le cose vere sanno essere. Il velo dell’illusione sul mondo che abbiamo conosciuto è stato definitivamente squarciato da questo tempo incerto e, quello che saremo chiamati a fare, sarà quello di leggere il nostro tempo in una chiave diversa che trasformi l’illusione in speranza e per fare questo occorre modificare il nostro dizionario pubblico e anche quello intimo, riappropriarci di un linguaggio che non sia omertoso rispetto alle complessità e alle difficoltà e che, al contempo, non lasci spazio al male oscuro del nichilismo e della rassegnazione. Dobbiamo dunque, tornare a parlare un unico linguaggio, quello della verità. Per dirla con le parole di Saba “ai poeti, non resta che la poesia onesta”.

Ci è voluto tempo per arrivare a questa giornata, tre lunghi anni. Quante volte in questi lunghi anni ci siamo sentiti chiedere se il teatro avrebbe riaperto? Quella domanda a volte posta per amore, a volte per diffidenza è il segno di questo tempo. Un tempo che non ha perso la dimensione del tempo. Un tempo che ha smarrito il senso della cura e del prendersi cura. Siamo diventati divoratori di ore, di minuti, di attimi… tutto deve essere veloce, le donne e gli uomini di governo devono essere pragmatici. In tutto questo mi chiedo “dov’è finito il pensiero?”. Quello strumento in grado di orientare le scelte di determinarle e poi di realizzarle. Tre anni per mettere mano ad un gioiello non sono né troppi, né pochi.

Sono un tempo giusto. Nel nuovo lessico che saremo chiamati ad usare recuperiamo le parole tempo, cura, gusto… in quelle tre parole c’è, in larga parte, il senso di questo lavoro. A proposito di tempo, vorrei invitarvi, per un istante solo a guardare sopra la mia testa. Sopra di me l’orologio del teatro che dopo decenni torna a funzionare. Non abbiamo lasciato nulla al caso e se per noi il tempo è importante e al tempo vogliamo dare la giusta dimensione, dobbiamo poterlo misurare. Se questo è stato possibile è solo grazie alla passione e alla dedizione di Luigi Mainardi e di Frazchè che da mesi hanno lavorato silenziosamente per farci questo meraviglioso regalo.

Cari concittadini, gentili ospiti, questa riapertura, tanto attesa, diviene dunque una straordinaria occasione di dimostrare il nostro attaccamento e il nostro affetto a questo luogo e alla nostra città che oggi si ritrova dentro e fuori questo luogo che sa di storia, di presente e di futuro.

C’è un calendario privato vi ho detto all’inizio e il mio mi ricorda che esattamente fra due anni terminerà la mia decennale esperienza di Sindaco di questa città. In questi anni abbiamo imparato a conoscerci e di una cosa, sono certo, vi sarete resi conto: sono una persona testarda. Ma, forse, senza quella natura tanti cambiamenti non saremmo riusciti ad affrontarli. Certo, il massimo di questa mia caratteristica sono certo di averla esercitata per cercare di affermare che con la cultura ed il teatro una comunità può crescere, nutrire la propria anima per scacciare i sentimenti che oggi rischiano di essere prevalenti a cominciare dal rancore.

Nel concludere questa mia riflessione con voi volevo citare una persona alla quale dobbiamo essere tutti riconoscenti, il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che già alla fine del 2017, parlandoci nel discorso di Capodanno metteva in guardia dai rischio del vivere in un “eterno presente”. È la malattia di questo tempo storico che appiattisce tutto e azzera le priorità. Una trappola alla quale il Presidente ci ha esortato a non cadere, quasi una sospensione del tempo che ignora il passato e oscura l’avvenire, deformando così il rapporto con la realtà.

La lunga storia di questo teatro, la sua relazione profonda con la nostra città, la mancanza che abbiamo provato negli anni in cui è stato restaurato, siano il monito per farlo vivere in futuro sempre più legato con Lugo e i lughesi, sempre più motore di una passione che non si spegne.

Bentornato Teatro Rossini e grazie a tutti voi!

IL RESTAURO

Negli ultimi 3 anni il Teatro Rossini è stato oggetto di un vero e proprio restauro, coordinato dal settore Patrimonio del Comune di Lugo in collaborazione con il settore tecnico della Fondazione Teatro Rossini. Dopo l’ultimo, importante intervento del 1986, sono stati realizzati in questi ultimi anni lavori che hanno interessato la riduzione del rischio sismico, l’efficientamento energetico, il rifacimento delle principali condotte dell’impianto di riscaldamento, il potenziamento e l’ottimizzazione dell’impianto illuminotecnico interno ed esterno, il miglioramento del comfort interno, il rifacimento filologico della colorazione della facciata settecentesca, la ristrutturazione integrale del sistema stradale adiacente al Teatro (vicolo del Teatro, Largo Pratella, via Amendola, la parte a ridosso della zona ovest), l’installazione di un sollevatore per gli allestimenti del palcoscenico, il nuovo sipario e nuove attrezzature per gli allestimenti del palcoscenico e le attività relative alla scenotecnica. Inoltre sono state restaurate le raffigurazioni dei palchi di prim’ordine facendo emergere le decorazioni originarie che sono attribuibili, per tipologia di immagini, riquadrature e colorazioni ad alcune modalità pittoriche relative ai palchi teatrali del Bibiena.

L’investimento sostenuto dal Comune di Lugo è stato di circa 2.150.000 euro comprensivi di un contributo della Regione Emilia-Romagna.

Teatro Rossini Lugo

LA STORIA DEL TEATRO

Quello di Lugo è il teatro all’italiana più antico dell’Emilia-Romagna tra quelli in attività. Tra il 1758 e il 1760 vennero costruite le parti principali, su progetto di Ambrogio Petrocchi, a partire dal 1760 i lavori interni come la sistemazione del palcoscenico, della platea e dei palchi furono completati da Antonio Galli Bibiena. Il teatro venne intitolato a Gioachino Rossini nel 1859.

L’inaugurazione ufficiale avvenne nell’agosto-settembre del 1759 con l’opera Il Mercato di Malmantile di Domenico Fischietti, dopo l’innalzamento delle sole opere murarie esterne. Successivamente, il teatro ultimato venne inaugurato durante la Fiera del 1761, con Catone in Utica, dramma musicale su libretto del Metastasio. Al Rossini hanno suonato nel 1813 Nicolò Paganini e Arturo Toscanini nel 1902, fu anche il teatro dove debuttò il compositore lughese Francesco Balilla Pratella. Non solo, una preziosa locandina ritrovata nel 2010 testimonia la presenza in orchestra, e precisamente al cembalo, dello stesso Rossini in occasione dell’opera La nobiltà delusa, rappresentata al Teatro Rossini nel 1806.

Nel corso del Novecento fu adibito a cinema e, pur continuando a mantenere la funzione di fulcro della vita cittadina, conobbe un progressivo declino. Dopo la prima guerra mondiale e durante il ventennio fascista vi si tennero diverse manifestazioni di carattere sociale. Alcuni veglioni danzanti vi furono ospitati ancora nel secondo dopoguerra. Fu proprio il suo ruolo civico ed il ricordo degli antichi fasti a scongiurarne la demolizione, anche se il Teatro venne chiuso al pubblico a metà degli anni ’50 e restò inutilizzato per un intero trentennio.

Il 3 dicembre 1986, a seguito di una raffinata operazione di restauro scientifico affidata all’architetto bolognese Pier Luigi Cervellati e quasi interamente finanziata dal Comune, con il contributo della Regione Emilia-Romagna e dei tre istituti di credito locali, il Teatro Rossini riaprì per altri intensi trent’anni di programmazione, ospitando artisti di fama nazionale e internazionale, fino alla chiusura per il nuovo restauro nel 2019.

Teatro Rossini Lugo

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