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A Cannuzzo l’omaggio di Cervia a Tolmino Baldassari con Nevio Spadoni, che su Deledda dice: “mi attiverò per la sua casa”

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Non più e mai più solo Cannuzzo. D’ora in poi, Cannuzzo sarà per sempre ‘il Paese di Tolmino Baldassari Poeta’. Un altro tassello importante per la storia letteraria di Cervia, in attesa di un nuovo traguardo: l’uso culturale pubblico della casa di villeggiatura a Cervia di Grazia Deledda, l’unica scrittrice italiana Premio Nobel per la letteratura.

La campagna social lanciata da RavennaNotizie è stata accolta con interesse e disponibilità da parte degli interlocutori pubblici e privati. Ma su questo ne sapremo di più dopo un incontro previsto a breve tra Confesercenti, Comune e proprietà.

La nuova insegna di Cannuzzo, scoperta dal sindaco Massimo Medri con accanto le nipoti del poeta Paola e Bruna, il responsabile dell’Associazione culturale ‘Tolmino Baldassari’, Roberto Zoffoli, e il delegato del sindaco al Parco letterario Massimo Previato, si erge a pochi metri dalla casa dove Baldassari ha vissuto gli ultimi decenni della sua vita, proprio di fronte al parco fluviale che gli è stato dedicato nel 2019. E a poche decine di metri dal camposanto del paese, che nel 2010 lo ha accolto e da dove – ne sono convinti i poeti amici – continua ad allungare il suo sguardo sulle piccole cose del mondo, ad ascoltare le voci, a seguire le ombre.

Una cerimonia molto partecipata ed intesa, a cui hanno dato vita un gruppo di poeti e studiosi legati a Baldassari. Manuel Cohen, Salvatore Ritrovato, Gianfranco Lauretano, Nevio Spadoni, Francesca Serragnoli, Miro Gori, Stefano Simoncelli, Annalisa Teodorani, Stefano Baldini hanno letto alcune liriche di Tolmino, sostando presso le panchine a lui dedicate in una processione laica, snodatasi nel cuore del parco, tra i riflessi del sole e l’ombra dei pioppi bianchi.

Momenti di magia pura nell’ascolto di alcune delle poesie più conosciute del poeta, che da autodidatta, bracciante, sindacalista, si è guadagnato un posto d’onore tra i lirici più importanti della letteratura italiana. E il cui nome, d’ora in poi, è indissolubilmente legato a Cannuzzo, la sua terra.

L’impronta del dialetto e il legame con il territorio

Del legame tra Baldassari e il suo territorio, abbiamo parlato con il poeta ravennate Nevio Spadoni. “Questo legame è particolarmente evidente nel nostro caso di poeti in lingua romagnola. Il dialetto è la nostra impronta. Nelle nostre composizioni, la lingua, il dialetto, il territorio sono un tutt’uno e rappresentano un legame imprescindibile”, risponde Spadoni che ha avviato il suo sodalizio con Baldassari negli anni Ottanta. “Andai a casa sua aspettandomi di trovarmi di fronte ad un ‘umarcin’, un omino come suggeriva il nome Tolmino, e mi trovai invece di fronte ad un omone. Ma quello che più mi colpì fu il suo grande sorriso”, ricorda prima di recitare in dialetto la poesia: ‘E’ piov int e’ zarden – Piove nel giardino’, tratta dal libro ‘Al progni serbi’.

“Mi ha fatto visitare la sua ricca Biblioteca, di cui era molto orgoglioso, e la sua casa, mi ha presentato la sua famiglia e mi ha letto alcune sue poesie. Poi mi ha fatto leggere qualche cosa di mio. I suoi consigli poetici sono stati una guida preziosa e li ho portati con me per tutta la vita”, ricorda ancora Spadoni. Che poi continua: “Come diceva Tolstoj, parla del tuo paese se vuoi essere universale. E noi parliamo del nostro paese, ma possiamo parlare anche della natura, come ha fatto Tolmino Baldassari. Aperti al mondo, ma mai prescindendo dalle radici. Prescindere dalle proprie radici è un abominio, non si può. Io stesso sono trenta anni che abito a Ravenna, ma mi porto ancora dentro gli umori, i sapori della mia terra’”.

Questo legame, per Spadoni, è particolarmente evidente nel caso di Tolmino Baldassari. “Il mondo di Tolmino è quello di Cannuzzo, le ombre che gli appaiono e le voci che sente sono lì, nel fiume di fianco a casa, arrivano da quella realtà. Tolmino ha cantato i suoi luoghi, gli amici perduti, ormai ombre tra le nebbie del suo fiume, oltre che la vita nei suoi aspetti buffi e drammatici. Da tutta la sua opera traspare una nostalgia di luce, un impellente bisogno di assoluto”, aggiunge Spadoni che ha voluto declamare la sua poesia La Lus (La luce) per l’amico scomparso (“Una poesia che Tolmino amava particolarmente”).

Impegno per Casa Deledda

Nevio Spadoni, che con Fabio Pagani ha recentemente pubblicato un libro (‘Vivi nella parola’) sui sepolcri dei poeti romagnoli, è molto interessato alla campagna per valorizzare ad un uso collettivo la villetta Caravella in viale Cristoforo Colombo, dove Grazie Deledda ha trascorso per molti anni le sue estati. “Condivido pienamente le richieste avanzate da Cesare Brusi e dallo scrittore Marcello Fois”, dichiara Spadoni, promettendo un sostegno. “Per quanto mi riguarda e per quel che posso, mi attiverò per sollecitare le autorità competenti e sensibilizzare l’opinione pubblica perché la casa di questa grande scrittrice Premio Nobel, venga restituita in qualche modo al pubblico. Cervia, Ravenna, la Romagna non possono rimanere insensibili verso questo problema. Mi piacerebbe che ci fosse l’impegno di tutti e una riconoscenza manifesta verso questa scrittrice che ha amato e soggiornato per tanti anni nella nostra terra”.  (3-continua)

Cannuzzo

Nella prima foto di apertura in alto: il Sindaco Massimo Medri, il Presidente dell’associazione degli amici di Tolmino Baldassari Roberto Zoffoli e la nipote del poeta Paola. Nella prima foto qui sopra: anche la nipote Bruna e il delegato del sindaco al Parco letterario Massimo Previato.

Cannuzzo

Amici cittadini e poeti attorno alle panchine dedicate a Tolmino Baldassari.

Nevio Spadoni

Il poeta Nevio Spadoni recita una poesia di Tolmino Baldassari.

Cannuzzo

Il pro-pronipotino Diego recita una poesia di Tolmino Baldassari.

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