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Rassegna di documentari “Per non morire di televisione”, si parte oggi con tre proiezioni

Dale 18.30 al Palazzo del Cinema e dei Congressi

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Al via questa sera al Palazzo del cinema e dei congressi di largo Firenze a Ravenna la rassegna di documentari d’autore “Per non morire di televisione”. Tre le proiezioni in programma oggi: Days of hope (Danimarca 2013), Point and Shoot (Stati Uniti 2014), Striplife – A day in Gaza (Italia 2013).


Programma di oggi, 27 marzo

ore 18.30 – DAYS OF HOPE
di Ditte Haarløv Johnsen | Danimarca | 2013 | 74’
Ogni anno migliaia di africani cercano di raggiungere l’Europa, lasciandosi tutto alle spalle. Harouna ha salutato la sua ragazza e un figlio, ma è bloccato nella città di Nouadhibou in Mauritania. Thelma era stata abbandonata bambina in Ghana, ora 12 anni dopo raggiunge la madre in Danimarca, per scoprire una vita diversa da quella che immaginava. Austin ha superato il Mediterraneo e passando per il Centro d’accoglienza di Siracusa è arrivato a Copenaghen, dove vive di espedienti. Sono solo alcune delle storie che si celano dietro le statistiche sull’immigrazione e i titoli sulle tragedie nei mari d’Europa.

ore 21.00 – POINT AND SHOOT
di Marshall Curry | Stati Uniti | 2014| 82’
Matt VanDyke è un timido 27enne affetto da disturbo ossessivo-compulsivo, che nel 2006 lascia Baltimora per intraprendere un “corso intensivo in virilità”: compra una moto e una videocamera e inizia un viaggio attraverso Nord Africa e Medio Oriente. Finisce per stringere una inedita amicizia con un hippie libico, che raggiunge e affianca allo scoppio della rivoluzione. Con un’arma da fuoco in una mano e la videocamera nell’altra, Matt combatte e filma il conflitto da un punto di vista impossibile, finché non verrà catturato dalle forze di Gheddafi, scomparendo per 6 mesi in una prigione. Nemmeno quello basterà però a fermarlo.

ore 22.30 – STRIPLIFE – A DAY IN GAZA
di Nicola Grignani, Alberto Mussolini, Luca Scaffidi, Valeria Testagrossa e Andrea Zambelli
Italia | 2013 | 64’
Striscia di Gaza. Un evento inspiegabile è avvenuto durante la notte: decine di mante si sono arenate sulla spiaggia. Carretti di pescatori accorrono per accaparrarsele. Intanto la città si sveglia. Antar sprona il fratello ad alzarsi: è il grande giorno, nel pomeriggio inciderà il suo primo disco. Noor si trucca, dovrà apparire davanti alle telecamere. Jabber è già nel campo. Realizzato da cinque giovani filmmaker italiani, con la collaborazione di colleghi palestinesi, e presentato in numerosi festival internazionali. Un documentario indipendente, antispettacolare, significativo e necessario.

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