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“Kiva”, ultimo lavoro di Masque teatro, al debutto al Teatro Rasi di Ravenna

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La compagnia Masque teatro debutta venerdì 22 marzo (ore 21) al Teatro Rasi di Ravenna con l’ultimo lavoro dal titolo «Kiva», trasposizione coreografica del viaggio che il grande storico dell’arte Aby Warburg intraprese, sul finire del secolo diciannovesmo, presso gli indiani Hopi del New Mexico. Protagonista la performer Eleonora Sedioli. 

Il viaggio intrapreso da Aby Warburg nel mondo degli indiani Hopi del New Mexico alla ricerca delle origini pagane dell’arte occidentale, diviene il terreno fertile nel quale Eloronora Sedioli e Lorenzo Bazzocchi scavando nel “rimosso” e nel “ritorno del rimosso” freudiani (concetti nei quali Warburg intravvede la chiave di lettura dell’origine delle immagini del rinascimento italiano di cui è il massimo studioso) scolpiscono il corpo del performer per trasformarlo nel teatro di una lotta che vede i fantasmi del passato arrotolarsi sul presente per scardinarlo.

La coreografia, che si avvale delle inusitate macchine elaborate da Lorenzo Bazzocchi, fondatore della compagnia Masque, si sviluppa su più piani: la performer, da una iniziale condizione di prostazione, si risolleva a cercare una salvifica, ma apparente, liberazione da quel «Destino» che la nostra cultura razionalista occidentale ha voluto relegare, nell’esaltazione del libero arbitrio, nell’angolo più oscuro della sua storia. Tutta l’azione del performer è pervasa di questo senso di ineluttabilità: a volte si ha la sensazione che si volti verso di noi ad indicarci una via, Orfeo ad Euridice, ma forse abbiamo frainteso le sue intenzioni.

Kiva è il nome con cui gli indiani Hopi designavano, ancora agli inizi del XX secolo, la stanza segreta delle iniziazioni. Luogo sotterraneo, inaccessibile se non ai capi clan dell’antilope e del serpente, la kiva accoglieva e custodiva i serpenti a sonagli catturati vivi nel deserto e qui chiamati a partecipare a quello che Aby Warburg chiamò “Il rituale del serpente”. Sottoposto ad abluzioni e lavacri con acque intrise di sostanze medicamentose, il serpente veniva dapprima immerso con la testa nella giara e quindi scagliato violentemente sul pavimento della Kiva che accoglieva un bassorilievo realizzato in sabbia, sorta di mandala, raffigurante cumulinembi e fulmini serpentiformi. Le convulsioni del rettile sulla sabbia disegnavano le linee di lettura per gli aruspici. Atto propiziatorio per agognate precipitazioni.

“Nella creazione consapevole della distanza, nella distanziazione tra sè e il mondo, – dice Bazzocchi – Aby Warburg intravede l’atto fondamentale della condizione stessa dell’essere umani. Sul concetto di distanziazione dell’io dal mondo abbiamo lavorato per costruire Kiva. Accogliere consapevolmente una trasformazione del proprio essere è la chiave per accedere a uno stato di veggenza che ci pone prossimi alla realtà e al contempo sufficientemente lontani da essa per potervisi rapportare: una distanza di prossimità. Warburg ci dice della volontà da parte degli Hopi “di far proprio un fenomeno naturale nella sua forma vivente, analogica. Il fulmine viene attratto grazie ad una appropriazione mimica”. Kiva, da camera segreta delle iniziazioni, diviene così luogo mentale. – prosegue Bazzocchi – In essa si addensano gli spettri di una umanità che sembra ritornata alla vita dopo anni di dimenticanza. È la terra da sempre agognata, destinazione ultima per il redivivo, precursore oscuro che attingendo a forze ignote agisce come “sismografo” a percepire i sussulti della storia. Da quando vi sono entrato, ogniqualvolta mi chino, vedo scendere giù per la scala un paio di gambe scure. Per abitarla vi si deve entrare sospesi, inseguire i propri arti nello spazio, cercare segni di un idioma antico.

Masque teatro nasce nel 1992. La forza visionaria del loro teatro si esprime nel complesso dialogo che la compagnia sviluppa tra il discorso filosofico, la creazione di prodigiose architetture sceniche e il fondamentale ruolo della Figura. Alcuni spettacoli hanno aperto una possibilità che identifica non solo una cifra stilistica ma una nuova modalità produttiva ed una rinnovata relazione con il pubblico. Prigione detto Atlante (Myfest-Glasgow), Coefficiente di Fragilità (Triennale di Milano), Omaggio a Nikola Tesla (Bitef Festival, Belgrado), Postanovscik (Nobodaddy-Ravenna) e Just Intonation (Festival di Santarcangelo e Museum-Lubiana) rappresentano le punte di una ricerca che trova la sua ragion d’essere nella produzione di simulacri, eventi dove materiale e virtuale si fondono per dar vita a originali creazioni. Dal 1994 sono ideatori e organizzatori del Festival Crisalide. Nel 2014 con i filosofi Carlo Sini e Rocco Ronchi danno vita alla Scuola di filosofia Praxis.

Info su spettacolo e compagnia: 393 9707741 / www.masque.it

 

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