Sport in crisi? Parlano alcuni dei dirigenti delle nostre società calcistiche

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Nella prima vera estate della crisi economica, e mentre la ripresa pare più sognata che concreta, per le società calcistiche muoversi sul mercato è davvero più difficile e tortuoso che in passato.
L’abbiamo chiesto ai massimi dirigenti di alcune delle nostre realtà più importanti.
RAVENNA
Da imprenditore attento qual è, il presidente del Ravenna Gianni Fabbri ha una visione concreta e precisa dell’attuale crisi economica.
Il suo è un osservatorio privilegiato, che gli consente di considerarla da un punto di vista più ampio: «La crisi ci ha già investito da un anno – racconta il numero uno di via Salara – ma i suoi influssi negativi si sono avvertiti in maniera particolare dall’inizio del 2009. Non mi sembra che al di là delle chiacchiere si sia trovata una formula utile per risolverla».

Scendendo più nel particolare, aggiunge: «Nel concreto stiamo assistendo ad un calo delle sponsorizzazioni. Nei momenti di crisi, quando si sente la necessità di fare dei tagli, è sempre lo sport a pagare per primo».
Nella passata stagione il suo Ravenna ha anticipato la crisi: «La priorità ora diventa non perdere il senso della misura e lavorare coi giovani. Nello scorso campionato noi siamo stati bravi e fortunati a lanciarne diversi interessanti. Abbiamo rischiato, ma siamo stati ripagati».

La penuria di pecunia che circola è palese, ma certe antiche abitudini purtroppo non sembrano proprio voler cambiare: «Si pensava che un certo tipo di mentalità potesse mutare, da parte dei procuratori, visto che ora le possibilità economiche sono minori. Invece la loro logica è sempre la stessa: cercare sempre di spremere il più possibile. Continuano perché trovano società che comprano a cifre notevoli elementi che poi fanno fatica a stipendiare regolarmente, come è successo alla Pro Patria nella scorsa stagione. Sono comportamenti che uccidono il calcio: la Figc e la Lega devono fare verifiche più accurate e frequenti».

Il presidente giallorosso termina indicando una possibile soluzione alla crisi: «Il governo dovrebbe adottare quelle formule che indica la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia.
Occorre al più presto rilanciare le imprese, che stanno soffrendo molto, insieme ai loro lavoratori, che sono i più colpiti da questo dissesto economico. Il mondo del calcio potrà così approfittare conseguentemente della ripresa di un nuovo ciclo economico».

RUSSI
Capirai che novità, verrebbe da dire. Parlare di crisi economica a chi da sempre è costretto a fare i conti con ristrettezze finanziarie ed è abituato, per fortuna, a lavorare in maniera più che proficua con i giovani, non spaventa più di tanto. Soprattutto se ci si rivolge al numero uno del club di via Pascoli, Lino Dalla Valle, che da sempre guida con passione la non molto nutrita schiera degli sponsor arancioneri: «La crisi la avvertiamo, eccome, sarà obbligatoria una riduzione delle spese.
Un po’ meno per quel che riguarda società come la nostra, abituate a spendere per quello che sono le proprie disponibilità economiche». Dalla Valle analizza poi le ripercussioni che nel breve termine investiranno il pianeta calcio nelle categorie dilettantistiche: «La grande maggioranza dei club dovrà ridurre i costi, il che significa tagliare i rimborsi spese ai giocatori. Anche gli allenatori dovranno abbassare le loro pretese. Resteranno poche le isole felici capaci di garantire ancora ingaggi elevati».

Il presidente del Russi pensa a come la sua società affronterà la crisi: «La priorità diventerà ancor di più quella di lavorare con i giovani. Una necessità che deriva anche dall’introduzione della nuova norma, a cui sono favorevole, che prevede l’obbligo dell’utilizzo di cinque under in serie D e tre in Eccellenza. Assistiamo già ad una riduzione sensibile delle sponsorizzazioni: alcune aziende che operano in settori in crisi, si sono tirate fuori. Di conseguenza noi dovremo lavorare sui rimborsi spese. Molto dipenderà anche dalla categoria a cui ci iscriveremo».

E’ chiaro l’auspicio di Dalla Valle per il futuro prossimo: «Spero che ognuno usi il buonsenso e che chi ha le risorse, le impieghi nel modo giusto. E’ fondamentale anche che i diretti interessati capiscano che per quest’anno sarà necessario ridurre le proprie pretese».

SENIO
In Eccellenza gli operatori si sono già mossi per modificare le politiche nella costruzione delle squadre. Sono in pratica scomparsi i vari mercatini serali che a metà strada tra il goliardico e il professionale, facevano incontrare le parti opposte, ora si naviga a vista, senza quel patema di rimanere senza i pezzi pregiati.
Ottanta mila euro per una prima categoria, cento trenta per la promozione e almeno duecento venti per l’Eccellenza; questi budget consolidati per il passato verranno di certo ridotti più o meno consciamente.
«E’ inevitabile che anche il mondo dello sport non sia coinvolto dai minori denari in giro – spiega Daniele Alberani -. E’ una legge chiara e inequivocabile. Noi ci siamo mossi in anticipo proprio di conseguenza e la fusione tra Alfonsine e Fusignano ha un significato ben preciso in un contesto decisamente particolare. Bisogna puntare sul settore giovanile, usare questo patrimonio investendo sul futuro. Taglieremo tutti il budget anche se noi abbiamo sempre avuto un occhio di riguardo ai conti e per questo non dovremo stravolgere nulla. Spero solo che la teoria che si sente in giro, si trasformi per tutti in pratica, c’è bisogno di un forte ridimensionamento. Le società sono costrette a rivedere molte cose, i giocatori spero si adeguino. Purtroppo con i più intelligenti ci si parla e si arriva a un accordo ma tanti preferiscono cambiare aria attratti da sirene di denari che poi magari non sempre ci sono. Il nostro compito, da bravi dirigenti, è proprio quello di trasferire ai giocatori il concetto di un ridimensionamento generale, inevitabile, purtroppo sono ancora loro che fanno mercato e hanno un forte potere contrattuale»
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MASSA LOMBARDA
«Bisogna smettere al più presto di pensare di considerarsi professionisti in Eccellenza – le parole di Giampiero Aresu -. Tutti devono avere un’altra occupazione e giocare solo per passione o poco più. E’ assurdo allenarsi di pomeriggio, a questi livelli non si deve campare di solo calcio. Chi ha speso tanto taglierà di un terzo il budget, chi ha lavorato con meno soldi ridurrà comunque di un dieci per cento, è la dura legge di un calcio che è in difficoltà. Ben venga l’introduzione del terzo juniores che è vero, abbasserà la qualità tecnica ma consentirà di spendere molto meno. Mi aspetto che tanti giocatori finiscano per accontentarsi di prendere meno a livello di rimborsi spese ma avere la certezza della serietà della controparte, basta voli pindarici, basta spese folli. Al momento c’è ancora molta resistenza e alcuni tra i migliori rimangono alla finestra ma ho la sensazione che alla partenza della stagione vedremo tanti elementi di qualità medio alta ancora a spasso. Noi cercheremo ancora un paio di giocatori di qualità ma poi spazio ai giovani, penso sia la giusta politica».

STUOIE BARACCA
«Avrei di certo evitato una crisi che non fa bene a nessuno – attacca Roberto Valli -, più che per il calcio, per le famiglie e per le attività di tutti i giorni. Ma visto che ci siamo ben venga una bella calmata in un mondo che aveva raggiunto livelli assurdi. Noi dirigenti non ci guadagniamo un euro e anzi, se siamo bravi, ci rimettiamo poco. Quindi è la passione che conduce le scelte ma a tutto c’è un limite. Chi vive l’Eccellenza lo deve fare per passione, non per professione e in questo senso qualcosa sta cambiando. Mi accorgo che alcuni giocatori stanno abbassando le pretese di fronte a società sane e serie, può essere un buon inizio. Bisogna muoversi con molta attenzione, non sappiamo bene a cosa andremo incontro, ho paura che qualcuno possa trovarsi a metà stagione con i conti sbagliati e sarebbe un male per un sistema che deve ripartire con umiltà e serenità».


FAENZA CALCIO

Lavori in corso al Faenza Calcio per affrontare la crisi. Ma senza patemi. «Tutto quello che era l’anno scorso – dice il presidente Angelo Goldoni – credo possa essere riconfermato. Andiamo avanti col processo innovativo, un nuovo assetto societario e tutti ragazzi di Faenza. L’unico non faentino sarà l’allenatore, perché metti per ipotesi il licenziamento, farebbe meno scalpore di un faentino… Stiamo definendo tutti gli aspetti a livello societario e le cariche: il mio mandato è scaduto martedì 30 giugno e non so se sarà rinnovato: si saprà solo la prossima settimana. Invece è riconfermato il direttore sportivo Sergio Scalini». Il Faenza pare comunque in grado di affrontare la crisi: «Siamo intenzionati a pagare tutti – prosegue Goldoni -, e se tutte le società fossero come il Faenza Calcio ci si potrebbe leccare le dita, se si pensa che anche a livello di serie B o altre minori, qui vicino, ci sono calciatori che non prendono lo stipendio da mesi. E noi invece in una ventina di giorni liquideremo tutti». Goldoni, d’altra parte, non le manda davvero a dire: «I nostri principi sono: poca spesa, molta resa e una società a misura del tifoso faentino, anche perché non è che durante tutto l’anno abbiamo visto tantissimi faentini allo stadio, salvo la partita decisiva dello spareggio play-out. Non lo dico per fare grandi polemiche, ma parlo avendo visto anche altre realtà, perché sono stato più volte a Forlì, squadra della nostra stessa categoria, anche quando lo abbiamo affrontato peraltro rischiando di vincere. Ebbene a Forlì trovavo un migliaio di spettatori, contro la media di 22 paganti da noi».

SANTAGATESE
La crisi è arrivata anche a Sant’Agata sul Santerno, squadra di alte prospettive, che ha sempre investito molto. «Ci ridimensioniamo abbastanza anche noi – ammette il presidente Stefano Rambelli -, la crisi si è sentita, è stato un campionato un po’ tribolato. Nel 2009-2010 facciamo ancora la promozione cercando di ringiovanire la rosa. La Federazione in questo senso ci ha dato una mano, con la possibilità di tenere in campo il terzo giovane del 1989 (di conseguenza occorrerà averne una decina in rosa). Due di questi comunque sono già titolari da noi. Ci iscriviamo: allenatori e staff sono già pronti, per la squadra manca qualche pedina. Abbiamo qualche collegamento col Faenza e col Bagnacavallo, un paio li inseriremo da Sant’Agata, stiamo cercando ancora qualcun altro, vedremo tra gli juniores. Coi ragazzi del 1989 siamo a posto, ci manca uno del 1990 e uno del 1991 (in campo devono esserci sempre almeno uno del 1989, uno del ’90 e uno del ’91, se più giovani, meglio)». Rambelli ha anche un altro asso nella manica: «Chiederemo anche in Federazione di fare il girone Bologna – Ferrara, siccome siamo sul limite, perché col numero di squadre siamo lì, e perché c’è l’idea che il girone bolognese e ferrarese sia meno duro di quello romagnolo, magari più tecnico, ma meno duro e meno agonistico. E poi secondo noi alla fine batte tra noi e San Patrizio: siamo le due squadre sul confine, se loro restano nel romagnolo abbiamo più possibilità di passare nell’altro».

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